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Sono tornata 5/6

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Riassunto dei capitoli precedenti.La più grande banca del paese era fallita e la Grande Controllora, Autorità Finanziaria Unica Nazionale, stava tentando un disperato salvataggio, mobilitando i suoi uomini migliori. Ne andava della sua reputazione e del prestigio del paese. Il percorso era tutto in salita. Missive di situazioni drammatiche erano state recapitate alla banca, finalmente commissariata.Operazioni straordinarie si stavano tentando come ultima spiaggia prima del naufragio. La fiducia dei clienti era finita ma chi è al comando non può mai finire con essa.

 

Capitolo quinto Non va tutto bene

Helpless (Neil Young, 1975)

La grande banca dopo alcuni mesi faticava a riprendersi. Fuga di depositi, clienti vecchi che continuavano ad andarsene, nuovi che stentavano ad avvicinarsi. Furbetti che in modo un pò sornione ritardavano i pagamenti delle rate dei mutui. 

La manovra che restava da fare era sul capitale.  Per il momento pochi erano i soci che avevano chiesto di uscire dalla banca e riscattare il valore dell’azione. Per fortuna, perché il fondo riacquisto azioni proprie non era così dotato di risorse da resistere a una massiccia richiesta di rimborsi.

Il prof. Fronzoni nei periodici incontri con le autorità aveva fatto continuamente presente, anche per pararsi da eccessive responsabilità, la situazione non brillante in cui versava l’azienda. Soprattutto non vedeva prospettive per il futuro. Avrebbe dovuto venderla, ma in quelle condizioni chi l’avrebbe voluta. Bisognava ricorrere alla rete dei soci, forte di quasi centomila aderenti alla compagine sociale.

L’uomo sapeva che era un grande azzardo, ma non aveva scelta. Pirro con voce stentorea e sguardo volitivo gli disse di andare avanti. Aveva o non aveva investito tutta la sua reputazione nel risanamento della più grande banca del paese? 

Convincere il mercato su operazioni poco chiare è difficile, prevalgono logiche economiche predatorie che giocano pesantemente al ribasso. Ma i soci sono tutt’altro affare. Sono lì da generazioni e l’azione della banca è reputata più sicura di un titolo di Stato. Convennero anche di sondare con cautela alcuni ministri del governo appena insediato. Sarebbe stato proficuo che si potessero spendere per la salvezza della banca sollecitando i soci ad intervenire.

1.

Anch’io compro azioni della banca” dichiarò addirittura il primo ministro, in diretta Tv. E altri ministri a seguire anche perché un paio di loro provenivano dalla regione in cui la banca era nata. Il connubio tra finanza e politica si stava rovinosamente riproponendo. L’idea era di procedere a un aumento di capitale a favore dei soci per il doppio del valore del patrimonio da pagare non in contante ma con buoni cassa sottoscritti dai soci stessi, che dovevano essere convertiti in contante a tre, sei e dodici mesi. Un colpo da maestro messo a segno dal commissario con l’aiuto incondizionato di Pirro. L’impegno a versare da parte del socio era giuridicamente vincolante e poteva essere eseguito anche coattivamente trattandosi di promessa unilaterale. Quindi  civilisticamente il capitale sarebbe stato ripristinato con una montagna di impegni di carta. C’era e non c’era, ma sarebbe arrivato.

Fu varato un piano di propaganda volto a far leva sulla lealtà dei soci e delle loro famiglie verso la banca. 

Si fece capire senza tanti giri di parole che i soldi alla scadenza dell’impegno potevano arrivare da prestiti ad hoc che avrebbe potuto fare la banca stessa o più decentemente da finanziarie compiacenti collegate alla banca. Se poi questo framework non era proprio in linea con le indicazioni della regolamentazione internazionale era un peccato veniale non mortale. Era comunque il male minore rispetto al fallimento.

2.

Ragno, dal canto suo, aumentò le sue esternazioni, sulla carta stampata, in Tv, in audizioni al Parlamento in una sagra un po’ paesana, che aveva lo scopo principale di porlo al centro dell’attenzione. Stava salvando la principale banca del paese, nessuno neanche all’estero aveva fatto cose tanto mirabili.

Abilmente i giornali nazionali si prestavano a quel giuoco. Inarrestabile sembrava la sua ascesa in un paese sempre in bilico tra disperazione e attesa dell’uomo della Provvidenza. 

In un primo momento la sottoscrizione del capitale decollò e in molti pensarono di aver fatto un ottimo affare. Alle azioni, di cui erano già in possesso, si aggiungevano a condizioni di favore le nuove. Molto tempo dopo in molti si ricrederanno, ma obiettivamente come poter dubitare sul momento di una operazione finanziaria vantaggiosa e sotto l’egida dei controllori.

Ma quale era in definitiva la scommessa? Innanzitutto, la scarsa comprensione finanziaria dei cittadini dei fenomeni economici unita a una fiducia quasi incrollabile nelle sorti della banca. Poi la volontà di comprare tempo perché se l’economia migliorava, tutto come per magia si sarebbe risanato, come pure era già capitato.

Stavolta l’azzardo era alto e nei circoli della società con un pò di soldi cominciavano a serpeggiare malumori. Il campo dei miracoli ove seminare i zecchini d’oro non sembrava tanto fertile.

3.

L’avidità umana si era spinta troppo in là e il colpo mortale con le fattezze di un mostro che divorava tutto e tutti, à la Moby Dick per intenderci, era in agguato. Era una mera questione di tempo.

Il gruppo di comando della banca, facoltosi depositanti e imprenditori spregiudicati, avevano visto di buon occhio l’arrivo del commissario. Si erano liberati di manager ormai inutili e si erano dichiarati disponibili a dare tutto l’aiuto possibile all’amministrazione straordinaria. 

Nel senso che mentre altri cercavano di comprare tempo per il bene della banca loro lo vendevano a man bassa ritirando depositi e non pagando i debiti.

Stavano dando tutta la corda necessaria per impiccare chi rimaneva, una volta che fossero usciti.D’altronde chi all’esterno avrebbe mai saputo niente? I tempi di reazione dei controllori sono maledettamente lunghi.

La grande balla del salvataggio faceva proliferare affari di faccendieri, consulenti, avvocati, commercialisti. Il contenzioso stava per esplodere nei tribunali con modalità mai viste. La banca stava per essere spolpata dai tanti avidi e interessati soggetti che le stavano intorno.

L’ottimismo volitivo di Pirro stava per naufragare, perché la Grande Controllora non aveva capito che le mutazioni nelle regole bancarie internazionali avrebbero vanificato totalmente l’aumento di capitale. Poche parole introdotte tra il disinteresse generale anni prima avrebbero mandato a morire la più grande banca del paese: nel capitale si contano solo le azioni integralmente versate.

4.

Il pastrocchio era fatto e la banca, insieme al suo patrimonio, non esisteva più. In un fine settimana, dopo anni di terapia intensiva, la banca con tanto di decreti bollinati e d’urgenza, andava smembrata e liquidata.

In una notte d’estate, anzi in poche ore, si consumò l’ultimo faccia a faccia, con toni da dramma popolare più che da schermaglie ovattate da classe dirigente.

Ma come è possibile?” esordì Ragno davanti al Commissario, a Pirro e al Ministro delle Finanze “fate saltare una banca perché non siete capaci di trovare un pò di miliardi per salvarla. E i miei predecessori in casi simili come hanno fatto? Erano più bravi? Mi sa che siamo finiti. Dovranno cadere molte teste. Con tutta la fiducia che ho riposto in voi è a rischio anche la mia!”

Pirro era scuro in volto. “Caro Ugo, tu da quel grande economista che sei, pensi di essere sopra a tutto e a tutti. Occuparsi delle banche è la cosa più rischiosa che esista. Quando vanno bene nessuno se ne accorge, ma quando vanno male sono guai seri. E non invocare chi non c’è più. Erano altri tempi. Non capisci che i disastri che hanno combinato i nostri predecessori sono alla radice dei problemi di oggi.”

Che dici, Pirro? Ma se lui è assurto all’apice…è diventato addirittura …omissis. Per me, siete degli inetti che vi siete fatti sbranare da iene senza cuore ed io che mi sono speso giorno e notte per la salvezza della banca. Ugo, tu dovrai dimetterti. Poi facciamo come è stato sempre fatto. Un pò per uno non fa male a nessuno e i soldi che mancano si prendono sempre dove stanno, cioè dai contribuenti e dai risparmiatori. Noi dobbiamo apparire i salvatori del paese da una maggiore catastrofe!”

5.

In effetti, l’epilogo era una tenzone tra Ragno e Pirro, essendo il prof. Fronzoni ormai fuori giuoco come pure il ministro, perché la banca era fallita. Alla fine solo Ragno sarebbe rimasto in sella. Com’è ingiusta la vita.

L’effetto della liquidazione di una grande banca sull’opinione publica è devastante. Non resta più niente malgrado le rassicurazioni di rito. Quanto ai modi con cui si procede, fanno davvero male. Gli eventi che si consumano in poche ore richiamano alla mente i terremoti. Non si avvertono le conseguenze vere se non dopo qualche tempo, con la vita che non riprende e le macerie che restano accumulate per anni, anche se non fanno più notizia. 

La crisi di una banca è un pasticciaccio brutto, che spazza via tutto e nulla sarà come prima per le famiglie e per le imprese.

In questa vita presa di striscio (Francesco Guccini, 1996)

Che cosa si poteva fare in alternativa, prima che la banca fosse definitivamente decotta? Ragno non era in definitiva un cinico uomo di potere. Era sì ambizioso e supponente, ma era anche scosso da dubbi profondi, proprio in ragione del suo bisogno professorale di spiegare tutto a tutti. Avvertiva di dover dar conto di quanto era successo, pur partendo dall’assunto che le colpe non erano sue. Avvertiva che ogni sforzo dialettico non lo portava a essere convincente. Gli mancava un punto fisso, un centro di gravità, una chiavarda cui unire i singoli ragionamenti, per un quadro unico, per una visione d’insieme dei problemi, per individuare una strada da percorrere.

6.

Ogni suo tentativo lo conduceva nel vicolo cieco della perdita delle prerogative, sue e della istituzione che guidava, in ragione di un contesto europeo che andava permeando ogni aspetto delle politiche sulle banche. Non c’era più spazio per autonomie nazionali. La crisi bancaria che si era parata davanti era l’ultima manifestazione di un mondo che tra poco sarebbe sparito del tutto. Si sentiva come l’epigono di una storia che finiva.

Ecco che cosa lo bloccava nel completare la scaletta di un intervento che stava preparando. Doveva sancire una sorta di rinnovamento istituzionale talmente profondo, da assomigliare a un suicidio istituzionale. Gli venne alla mente quell’immagine terribile, ma purtroppo efficace.

C’erano innovazioni finanziarie a non finire che andavano affrontate con altri strumenti e con altre prospettive. Aveva preso spunto dal Bitcoin, quasi emblematico di un’attività pericolosa se non se ne comprende il funzionamento, per inquadrare in modo nuovo le relazioni tra banca e clientela in vista di tutelare il risparmio. E arrivava sempre al punto. Che solo la regolamentazione europea, che nel paese non aveva fino ad allora avuto una adeguata disseminazione, poteva risolvere il problema delle insidie per il consumatore. In fondo, dovevano cessare certe ambiguità che gli organismi sovranazionali fossero pericolosi concorrenti di quelli interni e si doveva essere più determinati nello smantellare certe peculiarità nazionali, costose e rischiose, come dimostravano le stesse crisi bancarie.

Todo modo per salvaguardare il nostro risparmio, era il motto che gli rimbalzava nella testa, con lo sguardo sempre rivolto ai principi di fondo, come il dettato costituzionale, che veniva ripetuto come un mantra.

7.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Principi condivisibili, ma pur sempre soltanto principi, con i quali non è difficile non concordare. Che cosa non funzionava più? Non avevano scongiurato i fallimenti bancari, le condotte scorrette di tanti banchieri, i comportamenti tartufeschi delle Autorità nei lunghi anni della recessione?

Che cosa doveva essere revisionato, cambiato per entrare in un mondo che faceva della innovazione finanziaria il suo faro e la tutela del risparmiatore l’obiettivo della regola da non aggirare mai? La metafora della stalla e dei buoi scappati doveva essere cancellata per sempre dalle conclusioni amare cui conducevano tanti dissesti di banche, perché era la più perniciosa di tutte in termini di fiducia. 

Erano queste le riflessioni del nostro Ragno. Si doveva essere più coraggiosi nel cogliere i cambiamenti europei. Meno dubbiosi, meno propensi a difendere certe nostre peculiarità. Si doveva far presto. Poco era il tempo rimasto.

8.

La scaletta era la seguente

– L’euro è la valuta ufficiale di 19 dei 28 paesi membri dell’UE. Un lungo percorso preparatorio durato oltre 40 anni ha portato all’introduzione dell’euro nel 2002.

– Negli ultimi dieci anni è stata varata un’ampia regolamentazione a favore dei consumatori/risparmiatori, diretta a una tutela ex ante.

– La legge del prezzo unico è visione coraggiosa che fa compiere passi avanti enormi, attraverso la standardizzazione dei prodotti bancari, delle condizioni di trasparenza e di sicurezza, delle infrastrutture come SEPA,TARGET, TIPS all’interno di un quadro giuridico molto incisivo.

– Prima avevamo soltanto alcuni articoli del codice civile e le norme bancarie erano spesso il cascame di accordi tra le banche contrari alla concorrenza.

– Atteggiamenti di tutte le Autorità poco propensi a diffondere aspetti non domestici, quasi comportassero una diminutio del proprio potere.

– Nelle molte classifiche che si compilano il Paese è tra gli ultimi per utilizzo di strumenti finanziari più moderni e nella educazione finanziaria. E ciò nonostante è tutto un acclamare a iniziative d’ogni specie.

– Storica idiosincrasia della cultura italiana a raccontare la finanza attraverso arte, letteratura, cinema, teatro. A fini divulgativi è necessario un loro maggior uso, come avviene in altri Paesi.

9.

– In questo quadro di tutele non vi è posto per un oggetto finanziario come il bitcoin, come strumento diffuso. Non essendo regolato è pericoloso per il grande pubblico. 

– Perchè dietro il bitcoin vi può essere la finanza da casinò, per avventurieri, non certo per risparmiatori avveduti

– I risparmiatori oggi hanno bisogno di informazione critica sullo stato delle banche, confronti sulla qualità di prodotti e servizi, piuttosto che di educazione finanziaria fatta di nozioni tout court. Tutto ciò è possibile in base alle regole europee. 

Ragno aveva riposto quei pochi appunti compilati di getto nel cassetto, con l’intenzione articolarli meglio, riflettendoci ancora, perché le sue affermazioni non erano certo di poco conto e avrebbero avuto forte risonanza. Non poteva più tardare a far conoscere il suo pensiero, anche se ciò avrebbe portato pure alle sue responsabilità. Il tempo era venuto.

10.

Il tempo, il tempo chi me lo rende, chi mi ridà quelle stagioni di vetro e sabbia? (Francesco Guccini,1996)

Fronzoni, da parte sua, era sempre più perplesso per come si stava sviluppando tutta la vicenda del salvataggio. Le sue valutazioni non erano tanto sulla regolamentazione europea quanto su altre disfunzionalità di natura prettamente giuridica. Egli era un famoso cattedratico e quando spiegava ai suoi studenti le procedure di risoluzione dei soggetti finanziari faceva emergere tutto il nitore possibile, la purezza e il candore delle varie fasi dei procedimenti volti a massimizzare l’interesse dei tanti intervenienti nella procedura. 

Poi, in realtà, era tutto un pò arrangiato, così come veniva da praticoni ed era soprattutto una questione di tempo, proprio come con la cottura della pasta. Da evitare la pasta troppo al dente come pure la pasta scotta!

Doveva spiegarlo ai suoi studenti e dedicare più tempo alla illustrazione delle prassi e delle consuetudini del settore ove girano quantità enormi di denaro e non sempre si può dare per scontata la buona fede di chi amministra. La maggior parte di essi sono persone di specchiata onestà, ma sono sufficienti pochi disonesti per creare danni irreparabili a tutti.

Ricordava, e avrebbe dovuto farne menzione più spesso, quando da giovane professore ebbe l’incarico di commissario di una piccola spa bancaria. Fresco di studi di diritto commerciale, egli aveva bene in mente la differenza tra l’assegno bancario regolare e l’assegno bancario protestato. Si era laureato con una tesi, molto apprezzata, sui titoli di credito, geniale invenzione degli uomini per far circolare agevolmente i diritti di credito, cioè i soldi.

11.

Erano due categorie ben distinte e, come di dice, tertium non datur. Si dovette ricredere quando si fece dare la lista del giorno degli assegni privi di provvista, e quindi protestati. Il Direttore ritornò con tre liste, assegni pagati, protestati ed avviati al protesto. Questa terza categoria comprendeva quelli avviati al protesto e non ancora rientrati. Tra l’avvio e il rientro del titolo poteva passare anche molto tempo e, ovviamente, nelle mani accorte di qualcuno poteva accadere di tutto. Ci furono pure  segnalazioni alla locale procura di tali comportamenti irregolari che avevano probabili risvolti penali. 

Ciò che stuzzicava di più il suo ego di cattedratico, tuttavia, era la fantasia degli uomini capace di creare ogni sorta di nefandezza e conflitto. Più amava il diritto e più in esso ormai vedeva solo il suo rovescio. (5.continua)

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