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Può l’Educazione Finanziaria farsi in musica? Ce lo spiega un originale libretto

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Tempo di lettura: 5’. Leggibilità ***.
Ci siamo particolarmente divertiti a leggere questo volumetto di Patrizio Lubes (pseudonimo di un operatore che ha lavorato presso banche e intermediari finanziari alla sua prima esperienza letteraria) dal titolo Finance&Songs, sottotitolo Come chiunque può imparare la finanza con le canzoni (clicca qui per acquistarlo come e-book su Amazon a 1,99€).

Esso presenta una originale particolarità. Collega il mondo della finanza, ma anche i tanti, troppi esempi di mistificazione finanziaria ai testi di noti brani musicali, affinché la memoria possa più facilmente fissarsi su concetti, episodi, fattispecie, per orientarsi meglio nella selva, non sempre trafitta dai raggi del sole, dei prodotti per il risparmio.

La finanza a che fare con la nostra più concreta relazione con i fabbisogni, attraverso il denaro. Eppure le conoscenze sono ancora alla ricerca del modo più appropriato per diffondersi soprattutto tra le controparti sociali più deboli.

Un’efficace educazione finanziaria non può infatti limitarsi a trasferire nozioni astratte e noiose nei loro innumerevoli profili definitori e classificatori, come sembra fare la tendenza più affermata anche tra le istituzioni che vi si dedicano.

Quindi ben vengano modalità per creare associazioni mentali più dirette, affinché si possano elaborare al meglio anche i lutti finanziari provocati dai tanti fallimenti bancari degli ultimi anni e si eviti di incorrervi di nuovo.

Allegoria dell’Udito, Jan Bruegel il Giovane, 1645-1650

Il libro, con un’esposizione leggera e “scherzosa ma non troppo”, sfrutta la qualità innata e universale della musica, di farsi ascoltare, la sua capacità di far nascere emozioni positive e di indurre a una memorizzazione tendenzialmente illimitata, per spiegare in termini più accattivanti e meno aridi tematiche economico-finanziarie.

In particolare, con l’aiuto della musica più “popolare” sono illustrati alcuni concetti ed esperienze (pillole o pastiglie) che possono essere utili al consumatore, quando si appresta a effettuare scelte di investimento o a interloquire con gli operatori bancari e finanziari. E quindi si passa da Mina (E se domani) a Battisti (Emozioni), da Sinatra (My way) a Bennato (Il gatto e la volpe). Ma ci sono anche Giuseppe Verdi (Rigoletto) e gli immancabili Beatles (All you need is love). E tanti, tanti altri esempi musicali che possono evocare anche emozioni finanziarie.

Utile anche l’elenco musicale costruito con sette parole significative che iniziano tutte con la lettera D, da Diversificazione (dei rischi) a Domande (da fare) a Dubbi (da farsi venire) e così via.

Nella finanza il ricorso a termini generali come quello di ‘mercato’ si rivela spesso fuorviante, perché come ricordava Marcello De Cecco, uno dei maggiori economisti italiani, “il mercato ha nomi, cognomi e soprannomi” e potremmo aggiungere che hanno nomi, cognomi e soprannomi anche i prodotti finanziari, affinché possano essere sempre confrontati in termini di costo, di rischio e di serietà di chi li offre. Esiste invece una qual ritrosia della Educazione Finanziaria tradizionale proprio a fare riferimenti specifici, rinunciando, in ragione di una poco comprensibile esigenza di anonimato, a una concretezza che ne limita l’efficacia.

Il valore di questo opuscolo consiste dunque nell’aver aggiunto un canale, per quanto inconsueto, ma indubbiamente concreto per una maggiore consapevolezza finanziaria, settore in cui l’Italia occupa uno degli ultimi posti nelle classifiche internazionali.

Qui di seguito il capitolo introduttivo di Finance&Song.

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L’economia e il business m’interessano ben poco mentre adoro la musica, anche se ho un approccio selettivo. Trovo il rock e il pop sgradevoli e non amo compositori contemporanei preferisco Vivaldi, Frescobaldi e Donizetti

(John F. Nash – Premio Nobel per l’economia 1994)

Una grande canzone cattura le emozioni di un istante e le conserva per l’eternità. È qualcosa capace di andare al di là del tempo”

(Jay-Z – Rolling Stone)

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtutee canoscenza finanziaria*”

(Dante – Divina Commedia. *aggiunta irriguardosadell’A.)

Considerazioni introduttive

Era bello quando bastava solo un tuffo dove l’acqua è più blu e niente di più, l’attimo era senza fine e il cielo chiuso in una stanza.

Il mio canto era libero, i pensieri si accompagnavano alle parole, inseguivo una libellula sul prato con tante gocce di rugiada intorno a me.

I giardini erano di marzo, le impressioni di settembre… e seduto in quel caffè non pensavo a te.

Le colline erano di ciliegi e i fiori rosa, ma anche di pesco.

Non sapevo di un campo di grano, né di un amore profano, né della paura di essere presi per mano, mentre nelle praterie correvano dolcissime le malinconie.

Poi una notte di settembre me ne andai e, anche se la voglia era tanta, pur mi scordai di te.

Ma nell’acqua azzurra e nell’acqua chiara da allor una domanda rimane: come può uno scoglio arginare il mare della complessità finanziaria* (*N.d.A.)?

“Il fatto che l’educazione finanziaria non produce risultati a lungo termine non sorprende. Dopo tutto, quanto ricordi del tuo corso di chimica al liceo?”

Così si è espresso Richard Thaler (premio Nobel nel 2017 per i suoi importanti contributi all’economia comportamentale), sostenendo che, a anche causa del diffuso fenomeno dell’analfabetismo di ritorno – che riguarda in verità tante materie scolastiche e non solo la chimica! – i corsi di educazione finanziaria tenuti nelle scuole, per quanto importanti, non siano sufficienti a creare consumatori/risparmiatori/investitori pienamente consapevoli e in grado di comprendere l’ampia gamma di prodotti finanziari di oggi.

Da qui l’evidente necessità di interventi educativi da effettuare al momento di assumere le proprie decisioni finanziarie (“just in time education”).

Ebbene, spronati dalle suddette autorevoli osservazioni, ci siamo chiesti, scherzosamente ma non troppo, se la forza evocativa e la memoria “immunitaria” e, per certi versi, “immemore” della musica non ci possa aiutare a interiorizzare, in maniera nel contempo piacevole, concetti di natura economica e finanziaria.

Per questa abilità innata e universale della musica, per la sua capacità di far nascere emozioni positive e indurre a una loro memorizzazione tendenzialmente illimitata, diversi autori hanno fatto ricorso a esempi tratti da brani musicali per provare a spiegare in termini più accattivanti e meno aridi tematiche di carattere economico e finanziario (ma anche politico, sociale e di costume).

Lo ha fatto, ad esempio, il giornalista e scrittore, Federico Rampini con il suo “All you need is love. L’economia spiegata con le canzoni dei Beatles” (Mondadori, 2014).

Partendo dalla costatazione per cui si apprende meglio dalle storie che non dalle equazioni e dai principi astratti e che la musica, come l’economia, non è che narrazione. Alan B. Krueger, già consigliere economico di Barack Obama, ha scritto l’interessante “Economia Rock” (Rizzoli 2017).

In questa opera, si possono acquisire concetti di economia con continui richiami a musicisti e canzoni e ricordare come illustri economisti abbiano fatto riferimenti a esempi tratti dalla musica per esporre importanti teorie economiche: ad esempio, Alfred Marshall esaminò la carriera di una cantante lirica del passato come dimostrazione di professione limitata dalla scala di mercato (prima dell’avvento della tecnologia necessaria a raggiungere un più vasto pubblico) e William J. Baumol descrisse il fenomeno noto come “malattia dei costi”, che interessa i settori stagnanti e improduttivi, utilizzando il caso di un quartetto d’archi di musica classica che richiede oggi lo stesso impegno di tempo di duecento anni fa.

Anche Carlo Cottarelli, economista e noto divulgatore di temi economici e finanziari, non ha disdegnato il richiamo alle canzoni per illustrare concetti dell’economia e della finanza. Infatti, il titolo del suo libro “Pachidermi e pappagalli (Feltrinelli, 2019) è tratto da un omonimo pezzo musicale di Francesco Gabbani. ipInoltre, il paragrafo introduttivo si apre con la citazione di una canzone italiana di successo del 1966 interpretata da Caterina Caselli (“Nessuno mi può giudicare”), mentre per illustrare gli effetti dell’inflazione a due cifre che caratterizzava l’Italia negli anni settanta, ricorda Celentano, che nel 1976 cantava Svalutation…nel 1978 Lucio Battisti lamentava. ‘vuoi il gelato? È aumentato!’ …Rino Gaetano parlava di Gianna che ‘difendeva il suo salario dall’inflazione’”.

Incoraggiati da queste opere di autorevoli scrittori ed economisti, che, a differenza di uno dei principali artefici della “teoria dei giochi” John F. Nash, non disprezzano la musica pop (anche nostrana), abbiamo provato in qualche modo a seguirne l’esempio, con obiettivi invero più modesti.

La finalità è quella di selezionare alcuni brani, di vari generi musicali, quale ausilio nell’illustrazione di alcune “pillole o pastiglie” di educazione finanziaria che possono essere utili al risparmiatore/consumatore nel momento delle scelte di investimento e di interlocuzione con gli operatori bancari e finanziari.

Insomma, alleggerendo l’esposizione con l’aiuto della musica più “popolare” e conosciuta, si cerca di far prendere confidenza con alcuni argomenti di per sé poco attraenti (non a caso l’economia è definita “scienza triste”), anzi ritenuti per lo più ostici e di esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori.

L’intento è riuscire a superare gli “scogli” mentali di fronte al “mare” della complessità che si delinea quando si affrontano, soprattutto le prime volte, le tematiche finanziarie.

1 COMMENT

  1. Quando frequentavo la scuola elementare un metodo per ricordare la composizione della catena alpina era “ma con gran pena le reca giù”.
    Questo ottimo lavoro di Lubes è un po’ simile alla filastrocca citata, nel raccordare e avere più facilmente a mente aspetti complessi del complicato mondo rappresentato dalla finanza.
    I vari brani musicali che vengono richiamati, sostanzialmente concettualizzano aspetti che inducono all’attenzione, alla prudenza e – in ogni caso – ad avere piena coscienza delle scelte che si vanno ad operare.
    Alla fine il libretto risulta gradevole ed alleggerisce un argomento in cui nessuno potrà mai essere infallibile, ma su cui è fondamentale la visione panoramica che ci si prospetta.

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