Sta passando un mantra sull’euro digitale che forse distorce un pò la realtà e soprattutto ignora la base di partenza dell’industria dei pagamenti, almeno per come la conosco. Dagli agli untori Americani che vogliono conquistare il mondo dei pagamenti con Visa e Mastercard. Noi europei non siamo da meno e con l’euro digitale gli daremo contro. Non ci credo che una comunicazione così possa essere efficace e realistica. Con l’aiuto di Gemini ho cercato di fare il punto nel mondo dei pagamenti delle imprese che costituiscono il vero motore dell’economia e dei flussi monetari e finanziari del capitalismo moderno.
Se guardiamo i dati aggregati della BCE, l’Italia sembra effettivamente meno dinamica di altri partner europei anche sul fronte dei bonifici. Tuttavia, per capire “come fanno a pagare le imprese”, bisogna distinguere tra quantità e tipologia di bonifico.
Ecco i tre motivi principali per cui, nonostante l’infrastruttura ci sia, nelle statistiche risultiamo “indietro” o meno efficienti rispetto ad altri:
1. Il ritardo sugli “Instant Payments” (Bonifici Istantanei)
È qui che l’Italia (e gran parte dell’Europa continentale) mostra il fianco rispetto a paesi come l’Olanda o i paesi scandinavi.
• Costi: In Italia, per molti anni, il bonifico istantaneo è stato un servizio “premium” con commissioni elevate (anche 2-5 euro a operazione). Questo ha frenato le imprese, che preferiscono il bonifico ordinario (gratuito o quasi) accettando il ritardo di 24-48 ore.
• L’obbligo UE: La situazione sta cambiando solo ora grazie al nuovo Regolamento UE che impone alle banche di offrire bonifici istantanei allo stesso prezzo di quelli ordinari. Fino a ieri, il sistema B2B italiano è rimasto ancorato a una logica di “valuta” vecchia di decenni.
2. L’anomalia tutta italiana: La RIBA (Ricevuta Bancaria)
Questo è il vero “colpevole” statistico. In molti paesi europei la RIBA non esiste; si usa solo il bonifico.
• In Italia, una fetta enorme dei pagamenti tra imprese passa ancora per la RIBA.
• Perché si usa? Perché la RIBA non è solo un pagamento, è uno strumento di gestione del credito. Le imprese la usano per ottenere anticipi di fattura dalle banche (il cosiddetto “castelletto”).
• Nelle statistiche internazionali, la RIBA è un ibrido che non sempre viene conteggiato con la stessa pulizia di un bonifico SEPA standard, facendo apparire il volume dei pagamenti digitali “puri” più basso di quello che è in realtà.
3. La frammentazione del sistema bancario e l’automazione
Mentre in altri paesi (es. Estonia o UK) l’integrazione tra conto bancario e software di contabilità è immediata e standardizzata, in Italia molte piccole e medie imprese (PMI) gestiscono ancora il pagamento in modo semi-manuale:
1. Ricevono la fattura elettronica.
2. Un operatore inserisce manualmente (o carica un file dispositivio) il bonifico sull’home banking.
Questo processo, pur essendo digitale, è lento e meno efficiente rispetto ai sistemi di pagamento “push” o “pull” integrati che si vedono nel Nord Europa.
Come pagano quindi le imprese?
Pagano “all’antica” ma in digitale:
• Usano il bonifico ordinario SEPA, accettando i tempi di regolamento standard per non pagare commissioni extra.
• Usano massicciamente il Reverse Charge e la scissione dei pagamenti (Split Payment) per l’IVA, il che aggiunge complessità burocratica a ogni singola transazione, rallentando la modernizzazione dei flussi.
In sintesi: siamo “indietro” non perché manchino gli strumenti, ma perché il sistema B2B italiano è rimasto ostaggio di costi bancari elevati per l’istantaneità e di una dipendenza storica dalla RIBA come strumento finanziario prima ancora che di pagamento.
In Italia, il numero di RIBA (Ricevute Bancarie) emesse ogni anno è impressionante e spiega in gran parte perché i dati sui bonifici sembrino “sottopesati”.
Sebbene il numero sia in lieve e costante calo a favore dei bonifici SEPA, parliamo ancora di un volume enorme:
- Il dato stimato: In un anno si transano circa 400-500 milioni di RIBA.
- Il valore: Il transato annuo tramite RIBA supera i 400 miliardi di euro.
Perché questo numero “inquina” le statistiche sui bonifici?
Quando la BCE o le istituzioni internazionali guardano ai pagamenti digitali, si focalizzano sui Bonifici SEPA (SCT) e sugli Addebiti Diretti (SDD). La RIBA, però, è un’anomalia tecnica tutta italiana:
- È un ibrido: Non è un bonifico (ordine di pagamento dal debitore) e non è esattamente un SDD (ordine di incasso pre-autorizzato). È un “ordine di incasso” che richiede un’accettazione.
- È invisibile all’Europa: Spesso le statistiche europee faticano a categorizzarla correttamente, finendo per metterla tra gli “altri strumenti” o non contandola affatto come pagamento digitale moderno.
- Il peso nel B2B: Nelle PMI italiane, la RIBA pesa ancora per circa il 30-40% dei pagamenti commerciali. Se sommassimo il numero di RIBA a quello dei bonifici, l’Italia risulterebbe molto più “allineata” agli standard europei di quanto dicano le classifiche retail.
Perché le aziende non la abbandonano?
Se le aziende passassero tutte al bonifico domani, le statistiche dell’Italia migliorerebbero. Non lo fanno perché la RIBA serve a finanziarsi:
- Anticipo Fatture: Le banche italiane anticipano i soldi alle aziende “su presentazione” della RIBA. Senza questo strumento, molte PMI avrebbero una crisi di liquidità immediata.
- Riconciliazione: Per un ufficio amministrativo, è più facile gestire 1.000 RIBA che tornano “pagate” o “insolute” dal sistema bancario piuttosto che riconciliare manualmente 1.000 bonifici in entrata spesso privi di causali chiare.
In breve: siamo “indietro” sui bonifici perché siamo ancora “schiavi” (o affezionati) alla RIBA, che da sola muove quasi mezzo miliardo di operazioni l’anno “sotto il radar” dei pagamenti cashless tradizionali.
Se la soglia di 3.000 euro venisse applicata rigidamente anche alle imprese, l’Euro Digitale rischierebbe di nascere “zoppo” per il mercato B2B. Tuttavia, la BCE sta studiando meccanismi per evitare che questo limite diventi un muro insormontabile.
1. Il limite dei 3.000 euro: un freno o un filtro?
La soglia dei 3.000 euro (ancora in fase di test e discussione per il 2026) nasce per un motivo preciso: evitare la fuga dei depositi dalle banche commerciali. Se tutti potessero tenere milioni di euro direttamente in un conto presso la BCE, le banche private fallirebbero o non potrebbero più prestare soldi.
• Per i cittadini: Il limite è pensato per la gestione delle spese quotidiane.
• Per le imprese: Qui sta il “trucco” tecnico. La BCE sta lavorando al concetto di “Waterfall” (Cascata).
• Come funziona: Un’impresa può ricevere un pagamento da 50.000 euro in Euro Digitali anche se ha un limite di 3.000. L’eccedenza (47.000 euro) verrebbe automaticamente trasferita sul conto bancario tradizionale collegato in tempo reale.
• Risultato: L’impresa usa l’Euro Digitale come “binario” per far viaggiare i soldi velocemente e a costo zero, ma non lo usa come “cassaforte” per accumulare liquidità.
2. Le Stablecoin come alternativa (USDT, USDC, EURCV)
Se l’Euro Digitale dovesse rivelarsi troppo limitato, le imprese potrebbero effettivamente guardare alle stablecoin (criptovalute ancorate al valore di una valuta fiat). Ma ci sono tre grandi ostacoli che in Italia pesano tantissimo:
• Il Regolamento MiCA (attivo dal 2024/2025): L’Europa ha messo regole durissime. Le stablecoin non conformi (come spesso è stato l’USDT in passato) non possono essere usate legalmente per pagamenti commerciali di massa nell’UE. Le imprese italiane, già sotto pressione burocratica, difficilmente rischieranno sanzioni usando strumenti “grigi”.
• La barriera fiscale: Dal 1° gennaio 2026, l’Italia ha reso molto più rigida la tassazione e il monitoraggio sulle cripto-attività. Pagare un fornitore in stablecoin richiede una gestione contabile che oggi spaventa il 90% dei commercialisti italiani.
• La Fiducia: Un’azienda di bulloneria di Brescia preferirà quasi sempre un sistema garantito dalla BCE (Euro Digitale) rispetto a un token emesso da una società privata offshore, per quanto efficiente possa essere.
Alla fine, possiamo anche esultare: viva l’euro digitale e al rogo le RIBA.



