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Ancora sul rinnovo della CSR, i fatti che chiediamo ai candidati della lista n. 2

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Nel giro organizzato presso le principali sedi della Banca d’Italia, gli esponenti della Lista n. 2 per l’elezione dei nuovi organi della CSR, aprono opportunamente il confronto programmatico con i soci, partendo dalle condizioni di inefficienza della Banca, sulla quale anche noi, in questi ultimi anni ci siamo spesso soffermati.

Dai dibattiti, emerge una sostanziale perdita di competitività dell’azienda, in termini di tassi attivi applicati (in specie sui mutui per acquisto dell’abitazione), di qualità dei servizi (bassa) e di procedure (lente e farraginose). Molti soci o figli dei soci si sono rivolti ad altre banche per le loro occorrenze creditizie. E’ un paradosso, se si considera che la CSR dovrebbe operare a favore di tutta la platea e che i costi operativi sono in massima parte assorbiti dalla azienda madre.

La causa sono le inefficienze sul piano reddituale e patrimoniale della Banca, che si manifestano in rendimenti estremamente ridotti (in assoluto e rispetto al rischio assunto) del cospicuo portafoglio titoli e in un eccesso di patrimonio (oltre il doppio rispetto ai requisiti fissati dalla normativa di vigilanza) che assorbe risorse, invece che generarne. Qui il link all’ultimo nostro articolo, che entra più in dettaglio sulla condizione economico-patrimoniale della Cassa.

La condivisione dell’analisi tecnica, non raccolta dalla consiliatura in uscita, e ora, finalmente, recepita dalla lista 2, è un essenziale punto di partenza, per un progetto di riposizionamento della banca in linea con il soddisfacimento dei requisiti di cooperativa. Non c’è niente di peggio, per dirla alla Orwell, che ci siano soci più uguali di altri.

Proviamo a dare un ordine di importanza e quindi di priorità alle cose da fare, essendo anche convinti che, seppure inascoltate, ci siano state voci critiche circa le inerzie manifestate, anche nella consiliatura in uscita.

Per recuperare sul fronte redditività, il punto essenziale è l’aumento dei ricavi, che oggi, provenendo per i 3/4 dall’investimento in titoli debbono essere resi coerenti, quanto a rendimento e a rischio. Come detto il rendimento, estremamente contenuto, non è allineato al rischio, ed è inciso dal mismatching delle scadenze (preponderanza della raccolta a vista contro una durata medio-lunga dell’attivo).
Cosicchè la gestione è connotata da rigidità: metà del portafoglio titoli è immobilizzato, con minusvalenze  che, pur ridottesi per effetto dell’andamento generale del mercato, ammontano ancora a diverse decine di milioni. Parte del patrimonio in eccesso potrebbe essere destinato al riallineamento dei valori del portafoglio, per ridare mobilità e maggiore redditività al comparto. A scanso di equivoci, va evitata, alla ricerca di maggiori ricavi, la deriva verso investimenti a più alto rischio (azioni, fondi, etc), la cui gestione richiede competenze specifiche, di cui la CSR non dispone. Il bilancio ultimo evidenzia una crescita di questi investimenti, che non può non lasciare perplessi.

A proposito di competenze professionali (la competenza è citata come primo obiettivo della lista 2), ripetiamo il nostro suggerimento di farsi assistere sistematicamente nella gestione di un portafoglio finanziario ormai di rilevanti dimensioni da primarie consulenze esterne, uscendo da un “fai da te” difficile da capire.

Il secondo punto è ridurre fin da subito i tassi attivi sui mutui, per corrispondere ai bisogni dei più giovani per l’acquisto dell’abitazione, snellendo le procedure e abbattendo i tempi di risposta alle istanze. Ci trova d’accordo che questa azione possa avvenire anche a pena di una temporanea diminuzione degli utili di esercizio, che non possono essere sbandierati come risultati premianti, quando hanno alla base le inefficienze sopra ricordate.

Il terzo problema riguarda la revisione delle procedure e va affrontato in ottica di progetto industriale, affiancandogli il tema tecnologico. Dai bilanci degli scorsi anni non si ha notizia della direzione da imprimere al rapporto con il fornitore in outsourcing di servizi informatici, tema di importanza strategica per qualsiasi rinnovamento nelle modalità di esercizio dell’attività bancaria. Sarà impresa impegnativa, se si vorrà condurre con tempismo ed efficacia.

Esistono anche altre questioni importanti da affrontare, ma non le vogliamo citare nemmeno a titolo di elenco, perché finirebbero per ridurre il peso di quelle indicate come prioritarie anche per la fiducia verso la Banca, e per non correre il rischio che il nostro contributo appaia di propaganda elettorale. Se si sostiene che tutto deve cambiare, è più probabile che poco o nulla cambi, perché di promesse non mantenute è lastricata anche la strada della CSR.

Noi, da inguaribili ottimisti, votando la lista 2, ci auguriamo che questa sia la volta buona per un effettivo cambiamento.

 

 

 

 

 

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