martedì, dicembre 18

Un libro da leggere.

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 UN PAESE SENZA LEADER di Luciano Fontana, Ed. Longanesi 2018, € 16,90

Il libro racconta, come in un docufilm, la classe politica italiana, i suoi leader e le loro non esaltanti storie: da Berlusconi a Renzi, da Salvini a Di Maio con un focus molto ampio sul centrosinistra, che nei 25 anni di Seconda Repubblica, si contraddistingue per autolesionismo e per la vocazione a cadere tutti giù per terra. Il libro scritto dall’attuale Direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e corredato da divertenti vignette di Emilio Giannelli è godibilissimo, scavando con incisività nella palude della politica italiana. Un modo nuovo di fare saggistica coniugandola con la satira e la politica. L’autore sfata anche il mito del sistema elettorale che non ci fa mai sapere chi ha vinto. In realtà non ci interessa perché il sistema tende a far governare un po’ tutti: basta aspettare il proprio turno. Emblema di questo nuovo e vecchio trasformismo sono le coalizioni, le alleanze e gli incontri programmatici. Ripercorrerli tutti non è possibile, ma se Berlusconi già nei primi anni Novanta ha dovuto allearsi con la Lega di Bossi al Nord e con Fini al Centro Sud il record del metamorfismo e dell’inclusione spetta alle alleanze a sinistra che assommano a ben 15 formazioni: medie, grandi, a volte infime. Un sistema frantumato, basato su aspirazioni personali, che in caso di difficoltà si rifugia dietro il tecnocrate di turno anche se costui non è mai stato votato dagli italiani: Ciampi, Dini, Monti. La rilevanza di questo pamphlet è nella impareggiabile scrittura che ne fa esempio di chiarezza ed efficace comunicazione e negli spunti che offre a lettori anche poco attenti ai mali del nostro paese, che pure di volta in volta siamo portati ad individuare in chi ci osserva da bordocampo (la BCE, l’Europa, la Germania, ecc.). La partita ce la giochiamo noi soltanto tra crisi bancarie improvvise e virulente e il perenne baratro del nostro debito pubblico. Manca quindi da molto tempo una guida al paese cioè un leader che sia in grado di assumersi la responsabilità del governare e noi siamo su questo territorio risicato incapaci di andare avanti, se non a solo ed esclusivo vantaggio di colui che, spesso in modo discutibile, giunge a rappresentare l’attuale classe dirigente del paese. VOTO:4/5

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