sabato, Agosto 24

Che cosa sono le fake news e come evitarle

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Tempo di lettura: tre minuti. Test leggibilità ***.
Dalle nostre paure nascono notizie false?

Nell’inquietante e divertente libro di Bob Woodward “Fear”, Paura, edito da Simon & Schuster nel 2018, apprendiamo come Trump e il suo staff hanno vinto la battaglia presidenziale nel 2016. Hanno usato improvvisazione e programmazione. Dal libro non si fa fatica a capire che le elezioni sono state manipolate in modo scientifico. Ma in che senso ciò è potuto accadere nella più solida democrazia del mondo? Perchè la classe media americana e gli operai hanno votato per un Repubblicano miliardario?

I motivi sono due. Si organizza la creazione di un personaggio e quella dei messaggi sulla base di ciò che pensa la gente. La parola chiave della campagna elettorale è stata di catturare gli hidden Trump voter, i votanti nascosti di Trump, presenti anche tra i Democratici. E’ la platea dei potenziali votanti, inclusi quelli che non sanno ancora di votarlo, pur essendogli affini. I Democratici si presentano in continuità con il passato, mentre Trump è la novità, non il retrogrado che molti pensano. Per esempio, il suo modo di improvvisare sulle donne invece che danneggiarlo, passa in secondo piano rispetto a quello che è accaduto in proposito durante l’Amministrazione Clinton. Non cambierà nulla con i Democratici, con Trump sì. Questo è il messaggio della campagna elettorale.

Il libro ha tante altre rivelazioni e opinioni su come sono andate realmente le cose. D’altronde l’autore è uno dei maestri indiscussi di questo genere, a metà tra spy-story e politica. L’aspetto interessante è che è difficilissimo distinguere tra fake news e vere notizie. Questo accade perchè chi costruisce il consenso elettorale tende a sfruttare le opinioni dei votanti per far dire al politico quello che tutti si aspettano. Steve Bannon dirà a un certo punto: “Io sono il Regista e Trump l’attore.”  Non abbiamo motivi per non crederci.

Vero e Falso

Quando si parla di disinformazione, quindi, ci si riferisce alla divulgazione di contenuti informativi falsi, infondati, manipolati.  Essi sono riportati in maniera non veritiera, creati ad arte in modo da risultare verosimili nel contesto mediatico. Fake in inglese è un aggettivo e significa non genuino, copiato, fraudolento. Ci sorprendiamo se parliamo di fake news. Ma che dire dei falsi d’autore, delle banconote false, del Made in Italy falsificato o contraffatto, della violazione della proprietà intellettuale, dei falsi in rete di libri, musica e film? In linea di principio siamo tutti d’accordo che è attività per criminali non per gente onesta. In pratica come fare a distinguere il falso dal vero, la notizia falsa da quella vera?

La disinformazione riguarda tutti i media e la diffusione di questo tipo di contenuti è sempre stata considerata una possibile leva di condizionamento dell’opinione pubblica. Con l’affermarsi di Internet e delle piattaforme online il fenomeno ha assunto nuova e più ampia portata.

Come distinguere?

In un recente ed interessante Rapporto, commentato su questa piattaforma, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, AGCOM ha definito la disinformazione online, individuandone gli elementi distintivi. Si tratta di elementi che attengono sia alla sfera oggettiva (ossia, relativa all’oggetto del contenuto veicolato) che soggettiva (ovvero i soggetti coinvolti nella creazione, produzione e distribuzione del contenuto) e interessano tutte le fasi della filiera che conduce alla messa in atto della strategia di disinformazione.

In sostanza, l’esistenza di disinformazione online si connota per la compresenza di sei elementi principali:
• la falsità dei contenuti (c.d. contenuti fake);
• la contagiosità degli stessi (ossia, l’attitudine a trasferire stati emotivi e percezioni agli utenti, ovvero a condizionare il comportamento dei riceventi);
• l’intento doloso sottostante alla loro creazione;
• la motivazione politico/ideologica o economica di chi li crea per poi diffonderli;
• la diffusione degli stessi in maniera massiva;
• l’attitudine a produrre un impatto per il pluralismo informativo (quindi, a generare effetti sulla formazione dell’opinione dei cittadini).

L’immissione nel sistema informativo di contenuti fake avviene essenzialmente in tre passaggi, come illustrato nella figura sopra riportata.

In base a queste brevi considerazioni, non siamo in grado da soli di distinguere le fake news, a meno che non troviamo scritto cose del tutto campate in aria. Ad esempio che gli asini volano. E’ molto improbabile però che questo accada. In verità, l’informazione falsa è subdola, si camuffa, ha la sua pretesa di scientificità. Non essere creduloni non è semplice.

L’aspetto interessante è, come abbiamo visto dal Rapporto dell’AGCom, che le fake news tendono a concentrarsi in massima parte nelle notizie politiche su Internet. Dunque, se facciamo a meno di informarci tramite social sui nostri politici abbiamo la probabilità di aver eliminato una buona parte delle bufale. E non sembri cosa da poco.

 

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