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Persone e ambiente vengono prima della logica del profitto

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La governance delle imprese per la sostenibilità 

Nei giorni scorsi si è tenuto a Milano il Salone della Corporate Social Responsability (CSR) e dell’Innovazione Sociale (IS), uno degli eventi più importanti sulla sostenibilità. Le parole chiave che hanno caratterizzato l’evento sono state: cambiamento, innovazione e sostenibilità.

Durante le due giornate si è percepito come ormai sia prioritario nelle valutazioni delle governance e degli investitori dare importanza al capitale umano, relazionale e ambientale.

Alcuni eventi dell’ultimo anno hanno confermato come il modello economico tradizionale debba essere abbandonato a favore di una nuova cultura di impresa e di una economia più etica. Il movimento ambientalista innescato dall’attivista Greta Thunberg e dai Fridays for Future ha acceso i riflettori e il dibattito sul problema dei cambiamenti climatici.

A inizio anno Larry Fink, CEO di BlackRock, primo fondo mondiale per volumi di asset, in una lettera agli azionisti ribadiva che la missione sociale di un’azienda è essenziale per far aumentare i profitti. La Federazione degli imprenditori francesi ha dichiarato che non ci può essere sostenibilità dell’economia globale se si esclude dai benefici della crescita una larga parte della popolazione mondiale.

Anche all’interno della Chiesa cresce il dibattito intorno ai principi di una cultura dell’economia sociale e di mercato che avrà il suo apice durante l’evento internazionale «The Economy of Francesco» in programma ad Assisi nel 2020.

Tanto clamore ha suscitato, in particolare, la dichiarazione d’intenti di 180 CEO americani della Business Roundtable secondo cui il valore per gli azionisti non è più la loro priorità, ponendo invece maggiore attenzione su una ”economia che serve tutti gli americani”. L’unico modo, pertanto,per avere successo nel lungo periodo è prestare attenzione ai dipendenti e alla comunità, non solo alla generazione di profitti per gli azionisti.

Vi è quindi una convergenza verso grandi tematiche sociali e ambientali che richiedono una connotazione etica delle relazioni e delle azioni che orientano i mercati e una ridefinizione delle finalità ultime delle imprese. Il cambio di paradigma non può non passare da una rinnovata cultura d’impresa che ponga attenzione al capitale umano.

Molteplici attori economici hanno compreso che la sostenibilità è una scelta strategica, un vantaggio competitivo da integrare nel modello di business non solo per adeguarsi a leggi e regolamenti, ma per rispondere alle nuove richieste di mercato, perché gli investitori e i consumatori oggi più che mai sono sempre più attenti e consapevoli.

Il cambiamento ormai è inevitabile: occorre decidere se farne parte essendo protagonisti o subirlo. Obiettivo prioritario delle imprese sostenibili sarà quello di operare in una logica di creazione del valore: le persone e l’ambiente prima della logica del profitto e delle esigenze degli azionisti.

Non è facile questo cambio di paradigma, soprattutto per le piccole e medie imprese che faticano a innovare i propri processi interni, ma anch’esse dovranno modificare i propri comportamenti in modo da ridurre le conseguenze negative per l’ambiente e per le persone.

Si troveranno ad affrontare una sempre crescente richiesta di prodotti e servizi più sostenibili per l’ambiente e a adottare policy interne che tengano in maggior conto il benessere dei propri dipendenti.

Le istituzioni pubbliche per la sostenibilità

Dal lato delle istituzioni pubbliche si attendono iniziative volte a incentivare la transizione verso uno sviluppo più sostenibile. Le principali banche pubbliche dell’Unione europea hanno annunciato nello scorso mese di luglio la volontà di stanziare fondi per sostenere il settore dell’economia circolare, limitare e, se possibile, eliminare i rifiuti.

Rafforzare un uso efficiente delle risorse e favorire l’innovazione attraverso la circolarità potranno accelerare la transizione verso un’economia sostenibile.

Promotrici dell’iniziativa sono la Banca europea per gli investimenti (BEI), assieme a cinque istituti di altrettanti Paesi membri. Si tratta della Cassa Depositi e Prestiti (Italia), della Bank Gospodarstwa Krajowego (BGK – Polonia), del GroupeCaisse des Dépôts (CDC – Francia), dell’Istituto de CréditoOficial (ICO – Spagna) e della Kreditanstalt für Wiederaufbau(KfW – Germania).

L’iniziativa permetterà di mettere a disposizione prestiti, investimenti o garanzie per progetti considerati attinenti a tutti gli anelli del ciclo di vita dei prodotti e dei servizi: dalla concezione e produzione all’utilizzo. Dai metodi di prolungamento della durata di vita dei prodotti, si giunge fino al recupero del valore grazie alla circolarità. Vengono citati così il riuso, la riparazione, il recupero dei materiali e delle acque usate nei cicli produttivi.

L’obiettivo è quello di integrare la sostenibilità nelle scelte strategiche delle imprese per favorire un cambiamento di paradigma, a vantaggio di un modello di sviluppo più ecologico e inclusivo, ponendo l’accento in particolare sulle collettività locali.

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