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Aree verdi delle città e approccio esposomico

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Rischi di malattie nelle città.

Con l’aumento della popolazione urbana cresce anche il potenziale impatto delle malattie non trasmissibili sulla salute della popolazione mondiale, tanto che si prevede che esse rappresenteranno, entro il 2030, il 77% del carico globale di malattie, con le malattie cardiovascolari o cardiache responsabilidel 44% di tutti i decessi relativi a questa categoria.

Una recente ricerca tedesca, pubblicata sullo European HeartJournal da Münzel et al. (2021 – doi:10.1093/eurheartj/ehab235), ha evidenziato come l’urbanizzazione aggravi i rischi di tali malattie. I giovani sono sempre più concentrati nelle città del mondo e la loro salute futura è a rischio. Dobbiamo quindi domandarci se la pianificazione urbana può essere sfruttata per proteggere la loro salute futura.

Lo studio sintetizza le prove esistenti sull’impatto di diversi rischi ambientali urbani. Questi includono l’inquinamento atmosferico (oltre la metà dei decessi globali per inquinamento atmosferico sono dovuti a malattie cardiovascolari); rumore dei trasporti (che contribuisce al rischio di malattie metaboliche aumentando i livelli di ormoni dello stress, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna); e l’inquinamento luminoso notturno (associato ai cambiamenti del ritmo circadiano, che è legato a condizioni tra cui l’obesità e le malattie cardiache).

Lo studio evidenzia anche come la salute umana e il cambiamento climatico siano collegati, evidenziando, ancora una volta, un concetto del quale ho già parlato, cioè l’intreccio tra la salute umana e il benessere dei sistemi naturali da cui dipendiamo, definito come salute planetaria. Un principio che dovrebbe guidare tutte le politiche urbane.

Ne consegue che abbiamo bisogno di progetti migliori per le nostre città, progetti che prevedano non solo l’ampliamento delle aree verdi, ma anche che esse siano progettate e realizzate in modo da massimizzarne gli effetti sulla salute. La ricerca ha dimostrato, ad esempio, che il 20% di tutti i decessi potrebbe essere prevenuto se le città fossero progettate per soddisfare le raccomandazioni per l’aumento degli spazi verdi, quelle riguardo all’attività fisica, le direttive sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico, dell’inquinamento acustico e dell’isola di calore urbano.

Modelli di città salutari

Gli autori del lavoro hanno identificato quattro modelli urbani che possono essere descritti come salutari. La prima è la città compatta: ad alta densità, con mezzi pubblici diretti e ampi spazi verdi. Melbourne è attualmente in fase di trasformazione lungo queste linee.

Il secondo modello è la città Superblock” (Mueller et al., 2019). Qui gli isolati sono delimitati da arterie stradali, all’interno delle quali hanno la precedenza pedoni e ciclisti ed è consentita solo la circolazione residenziale, con un limite massimo di velocità. I superblocks sono sparsi in tutto il paesaggio urbano come una rete simile al “tartan”. Spazi verdi, punti di attrazione e strutture, centri pedonali, strade e diverse reti di mobilità compongono i sistemi sovrapposti tra loro e che collegare i distretti, i quartieri e le unità di quartiere. A Barcellona, si stima che seguendo questo concetto, la pianificazione urbana prevenga quasi 700 morti premature ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico, del rumore del traffico stradale e del caldo.

Il terzo modello è la città 15 minuti (che tende a sostituire quella “a 20 minuti”) che ha recentemente riacquistato popolarità come mezzo di ricostruzione sulla scia della pandemia. Qui, l’idea –– alla quale Anne Hidalgo, il sindaco di Parigi, ha agganciato la sua campagna per la rielezione del 2020 –– è che tutti i residenti siano in grado di soddisfare facilmente i loro bisogni essenziali (la spesa, la scuola, l’attività fisica, la socialità, ecc.) entro 15 minuti a piedi o in bicicletta dalla propria abitazione.

Infine, il modello di città senza auto, di cui il quartiere Vauban di Friburgo in Germania è un esempio di successo, riduce il traffico privato non necessario e fornisce un facile accesso ai trasporti pubblici e attivi.

Tutti e quattro i modelli sono progettati per promuovere il trasporto attivo e ridurre al minimo l’uso dell’auto. Questo a sua volta riduce l’inquinamento atmosferico, il rumore, l’isola di calore e aumenta l’attività fisica migliorando la salute fisica e il benessere delle persone.

Sebbene lodevoli, questi modelli non tengono del tutto in considerazione l’espansione urbana che caratterizza le città che crescono più rapidamente in tutto il mondo. In alcuni paesi asiatici e africani, ma anche in Colombia, per citare alcuni esempi, le persone stanno implementando sempre più programmi temporanei – come i giorni senza auto – per promuovere una vita attiva. Queste iniziative creative sono cruciali, così come lo studio approfondito dei benefici per la salute che-la-nuvola-di-sostanze-che-ci-segue-dappertutto/).

Il concetto di esposoma

Come riportato da Siroux, et al. (2016 – The exposome concept: a challenge and a potential driver for environmental healthresearch.Eur Respir Rev. 2016;25:124-9 in www.simri.it), il concetto di esposoma è stato definito nel 2005 dall’epidemiologo Christopher Wild, al fine di indicare la globalità dell’esposizione ambientale a partire dalle origini della vita. Nel corso di un’esistenza, le persone sono infatti esposte a sostanze nocive determinate da ambiente, regime alimentare, stile di vita e attività lavorativa. Il concetto dell’esposoma fa riferimento a tutto l’insieme delle esposizioni, dal momento del concepimento in poi, includendo componenti esterni e interni.

Numerose evidenze scientifiche dimostrano infatti che la variabilità genetica non può da sola spiegare la variabilità del rischio di sviluppare malattie croniche; l’esposizione ambientale e l’interazione con i fattori genetici svolgono evidentemente un ruolo importante in tale ambito. Tuttavia, l’attuale conoscenza dei fattori ambientali che possono contribuire allo sviluppo di malattie come, ad esempio, asma, allergie, obesità e diabete, è limitata. Probabilmente i principali fattori di rischio ambientali non sono ancora noti o gli effetti sulla salute sono sottostimati o, ancora, le esposizioni che hanno maggiore impatto sulla salute agiscono in sinergia con altri fattori biologici o comportamentali.

Il concetto di esposoma, seppur molto affascinante, rappresenta una vera e propria sfida in ambito di ricerca scientifica e alcuni progetti sono già in corso in Europa e negli Stati Uniti, trainati dall’idea che una migliore conoscenza dei fattori di rischio ambientali e del loro impatto sulla salute possa aprire la strada a sempre più efficienti strategie di prevenzione.

L‘inquinamento atmosferico, gli spazi verdi e le abitazioni sonoovviamente, tutti interconnessi. Considerarli in modi diversi e interconnessi alle nostre esposizioni urbane può aiutare a capire come, insieme, causino problemi di salute e come lo stato socioeconomico influenzi l’entità del loro impatto.

Lo studio citato identifica diverse lacune nelle conoscenze, inclusa la necessità di misure migliori per valutare le esposizioni ambientali e per una maggiore partecipazione dei cittadini al fine di garantire che tali valutazioni riflettano le effettive esperienze vissute dalle persone. Fondamentalmente, tuttavia, trascura il fatto che i modelli esistenti sono incentrati sull’occidente. Le raccomandazioni dovrebbero quindi tenere conto di specifiche norme culturali e sociali, per evitare l’ampliamento delle disuguaglianze sanitarie e sociali nei paesi in crescita.

Professionisti della salute

In definitiva, che si tratti dei nostri trasporti, delle nostre fonti di energia o delle nostre opzioni abitative, è urgente considerare tutti i fattori urbani che influiscono sul nostro benessere. In questo modo, i progettisti e i pianificatori urbani sarebbero di fatto professionisti della salute, con la conseguente responsabilità di proteggere la salute umana e planetaria.

In questo contesto il ruolo delle piante, e degli alberi in particolare, appare fondamentale. Ogni volta che una città riesce, con un progetto, ad aumentare la quantità di verde e lo fa in maniera razionale ed equa, è come se curasse i propri abitanti con un farmaco naturale: la natura.

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