Home Recensioni Non ci sarà la catastrofe maltusiana ovvero Julian Simon e la risorsa...

Non ci sarà la catastrofe maltusiana ovvero Julian Simon e la risorsa delle risorse

449
0

📖 Libro: Julian Simon, The Ultimate Resource 2, Princeton University Press, Princeton, 1998-2017 p. 778.

Copertina
Extrapolation è una serie TV disponibile su Apple TV+. 
La serie è ideata e diretta da Scott Z. Burns. Burns, molto 
apprezzato per il suo lavoro, immagina otto storie ambientate 
in un pianeta funestato da un crescendo di catastrofi ambientali 
che si verificano in un arco di tempo compreso tra il 2037 e il 
2070. In questo periodo il genere umano ha perduto il controllo. 
Burns ipotizza che la temperatura della Terra sia cresciuta dai 
due gradi del 2037 ai cinque del 2070. L'ultimo episodio ha 
questo titolo: Ecocidio. Scioccante da vedere. Alla fine però 
ti dici: "Suvvia, è solo una 'stupida' fiction". O no? Speriamo 
che abbia ragione Julian Simon.

Guglielmo Piombini ci segnala il lavoro di un economista praticamente sconosciuto in Italia. Esiste ben poco di Julian Simon tradotto in italiano: neppure la sua opera principale, The Ultimate Resource 2, ripubblicato dalla Princeton University Press nel 2017. La prima edizione è del 1981.

I temi che affronta però sono attualissimi e cocenti come questa calda estate. A toccarli ci si può scottare.

L’ambientalista scettico

Se ci attendono estati sempre più torride, beh non sarà l’apocalisse. Ci possiamo organizzare. Con la tecnologia costruiremo dei dispositivi con un basso impatto ambientale e sempre più efficienti per rinfrescare l’aria. L’uomo ha sempre risposto alle sfide ambientali della crescita ed è attrezzato per farlo, perché il genere umano è la risorsa fondamentale.

Questa, in sintesi estrema e anche grossolana, è l’idea dell’economista americano Julian Simon.

Si è parlato di Simon come di un ambientalista scettico, che è anche il titolo dell’omonimo bestseller dell’ecologista danese Bjørn Lomborg. Lomborg sostiene infatti che il cambiamento climatico  è una “sfida con la quale l’umanità deve fare i conti”, ma che non moriremo di clima.

L’economia della popolazione e delle risorse

In realtà il ragionamento di Simon non è tanto un discorso sull’ambiente o sul clima quanto è una teoria generale che prende di mira le teorie del neomaltusianesimo e le ribalta come Marx fece con Hegel.

La crescita della popolazione e le risorse disponibili sul pianeta non sono un limite allo sviluppo umano come postulava il “vecchio” e bistrattato Malthus che oggi sembra tornato in una improbabile ribalta.

Per Simon le risorse sono economicamente inesauribili perché il mercato stimola la ricerca e la tecnologia produce continuamente risorse alternative. Quindi non ci sarà alcuna catastrofe maltusiana con l’aumento della popolazione e l’esaurimento delle risorse naturali. Anzi…

Le teorie di Simon sono state sottoposte a severe critiche, ma indubbiamente stimolano delle riflessioni importanti contribuendo a smarcare chi ama vedere le cose in modo critico dai pensieri univoci in materia ambientale e del cambiamento climatico.

Pertanto vi invito a leggere la scheda del nostro Guglielmo Piombini, che torna ad alimentare la nostra serie con un notevole contributo su questo pressoché sconosciuto economista americano.


Julian Simon (1932-1998) nasce il 12 febbraio 1932 a Newark, nel New Jersey. Nel 1953 si laurea ad Harvard, e diventa professore di Economics and Business presso l’università dell’Illinois e poi del Maryland. Le sue ricerche su popolazione e risorse lo portano a guardare con crescente scetticismo alle diffuse tesi neomalthusiane. Nel 1980 sfida l’ecologista Paul Ehrlich, autore nel 1968 del bestseller La bomba della popolazione, in una celebre scommessa. Gli concede il vantaggio di scegliere cinque materie prime: se dopo dieci anni il loro prezzo fosse aumentato, dimostrando di essere diventate più scarse, Simon gli avrebbe pagato la differenza; se invece il prezzo fosse diminuito, confermando di essere diventate più abbondanti, sarebbe stato Ehrlich a dover pagare la differenza al suo sfidante. Il famoso ambientalista accetta la scommessa e sceglie cinque metalli ad alto uso industriale: il cromo, il rame, i nickel, lo stagno e il tungsteno. Nel 1990 si arriva alla resa dei conti, e i prezzi risultano fortemente calati. Ehrlich ammette la sconfitta, inviando un assegno di 576,07 dollari a Simon, che gli propone il lascia o raddoppia, ma Ehrlich rinuncia.

The Ultimate Resource 2

di Guglielmo Piombini

In 3 secondi: Le risorse non esistono in natura, ma solo nella 
mente dell’uomo.

In un minuto

  • Le profezie catastrofiste degli ambientalisti sono state smentite dai fatti.
  • Le materie prime, l’energia e il cibo sono sempre più abbondanti e meno costosi.
  • Le risorse non esistono in natura, ma solo nella mente dell’uomo.
  • L’unica risorsa scarsa è l’intelligenza umana.
  • L’aumento della popolazione genera grandi benefici nel lungo periodo.
  • Il libero mercato preserva l’ambiente e moltiplica le risorse naturali.
  • L’uomo è la risorsa più importante.

L’intelligenza e il lavoro umano sono le uniche risorse importanti

Julian Simon è stato il primo a teorizzare ciò che i migliori economisti del passato avevano solo intravisto, ma non perfettamente compreso: che gli esseri umani costituiscono la risorsa decisiva, e sono molto più importanti della terra, dell’acqua, del petrolio, dell’oro o di qualsiasi altro bene naturale. Tutta l’opera di Simon si pone infatti l’obiettivo di smontare le profezie di sventura degli ambientalisti radicali sulla sovrappopolazione, l’esaurimento delle materie prime e l’inquinamento ambientale.

La notorietà di Simon è legata anche alla scommessa vinta contro il suo acerrimo avversario Paul Ehrlich, il quale sosteneva che il genere umano si sarebbe trovato ben presto di fronte ad una catastrofe demografica. Al contrario, l’approfondito e voluminoso libro di Simon sostiene una visione decisamente ottimista sul futuro dell’umanità.

L’umanità non è mai stata meglio

Simon aveva argomentato per la prima volta le sue idee controcorrente nel libro The Ultimate Resource (“La risorsa fondamentale”) del 1981, nel quale aveva fatto notare che l’allarmismo sul consumo delle risorse naturali era contraddetto dalla secolare tendenza al declino dei prezzi delle materie prime. Inoltre, aveva sostenuto che l’aumento della popolazione era la soluzione ai problemi della scarsità e dell’inquinamento, perché più uomini significano più idee, più scambi, più creatività, più innovazioni, più tecnologia.

A quindici anni di distanza pubblica la seconda edizione del libro, The Ultimate Resource 2, aggiornata con nuovi dati e riflessioni che rafforzano le tesi esposte nella prima edizione. In essa afferma:

 «L’aumento della disponibilità delle materie prime è continuato senza sosta, e ha addirittura accelerato. Nessuna delle catastrofi nella produzione di cibo e delle carestie previste dai profeti di sventura si è verificata; al contrario, gli abitanti del mondo mangiano meglio che mai. Le credenze tradizionali dei catastrofisti sono state interamente falsificate dagli avvenimenti degli ultimi decenni» (p. 578).

La miopia di Malthus

Gli ambientalisti che profetizzano sventure a causa dell’aumento della popolazione, scrive Simon, dimostrano la stessa mancanza d’immaginazione di Thomas Malthus, il quale nel 1798 aveva affermato, agli albori della più spettacolare esplosione della produzione della storia umana, che l’aumento della popolazione umana avrebbe superato ben presto la produzione di cibo.

La rivoluzione industriale stava nascendo sotto i suoi occhi, ma egli non fu in grado di prevedere gli sviluppi tecnologici futuri e la riduzione dei costi dei beni di consumo dovuti alla maggiore efficienza produttiva.

Come gli ambientalisti moderni, Malthus e i suoi seguaci non riuscirono a prevedere le invenzioni strepitose con cui gli individui avrebbero risolto i nuovi problemi ambientali, migliorato le tecnologie esistenti e creato nuove risorse.

Le risorse sono infinite

Il difetto dei catastrofisti è quello di vedere l’uomo sotto un solo aspetto, quello del consumatore e del distruttore, mentre per Simon l’uomo è soprattutto un produttore creativo. Le risorse, infatti, non esistono in natura, ma solo nella mente dell’uomo.

Tutte quelle che oggi consideriamo risorse naturali (come il ferro, il carbone, il petrolio, l’alluminio, il radio, l’uranio o il silicio) in passato non lo erano, perché l’uomo non sapeva utilizzarle a proprio vantaggio. Quindi più andiamo avanti, più scopriamo risorse che nessuno immaginava.

Affermare che le risorse sono limitate e che prima o poi finiranno equivale a dire che l’uomo in futuro smetterà di pensare, ossia cesserà di essere uomo. Il grave errore su cui si fondano le tesi apocalittiche degli ambientalisti è quello di considerare l’uomo alla stregua di un animale, privo di ragione e incapace di modificare a proprio vantaggio l’ambiente circostante.

La risorsa delle popolazione

Simon afferma che l’aumento della popolazione non solo rappresenta la nostra più grande vittoria sulla morte, ma apporta immensi benefici nel lungo periodo:

«Il più importante effetto economico della dimensione della popolazione è il contributo che un maggior numero di persone dà al nostro stock di conoscenze utili. Questo contributo è così elevato da superare, nel lungo periodo, tutti i costi della crescita della popolazione» (p. 367).

Le menti, dice Simon, contano molto di più delle bocche o delle braccia; il progresso nasce dalla presenza di numerosi lavoratori specializzati.

Più siamo meglio è

Il principale contributo che le persone aggiuntive apportano alla società è la nuova conoscenza d’ogni tipo (scientifica, organizzativa e pratica) che creano e che lasciano a chi viene dopo di loro. Questi vantaggi non provengono solo dalle persone geniali, ma anche e soprattutto dalle persone normali.

Per dare un’immagine visiva del valore della conoscenza accumulata e dispersa tra la gente comune, Simon ricorda che oggi il reddito di cinquanta milioni di americani, grazie alle loro conoscenze, eguaglia il valore di tutto l’oro esistente al mondo!

Una maggiore popolazione, infatti, implica un mercato più vasto, che a sua volta promuove sistemi di produzione industriali più grandi ed efficienti. Inoltre, un mercato più ampio rende possibile una maggiore divisione del lavoro, e quindi permette agli uomini e alle macchine di specializzarsi sempre di più in singole attività, con enormi guadagni d’efficienza; in questo modo si amplia notevolmente la varietà dei beni e dei servizi prodotti.

Infine, una maggiore popolazione rende conveniente tutta una serie di grandi investimenti che altrimenti non sarebbero profittevoli: strade, porti, sistemi d’irrigazione e così via.

L’importanza della libertà individuale

È chiaro, tuttavia, che questi vantaggi possono materializzarsi solo in presenza di istituzioni politiche ed economiche capaci di favorire la creatività umana. L’immaginazione umana, scrive Simon, può fiorire solo se il sistema economico dà agli individui la libertà di esercitare i loro talenti e di trarre vantaggio dalle opportunità.

Così un altro elemento cruciale nell’economia delle risorse e della popolazione è il grado di libertà personale che il sistema politico, legale ed economico garantisce contro la coercizione del governo. Le persone qualificate necessitano di un sistema appropriato che offra gli incentivi per lavorare duro e assumersi dei rischi, permettendo ai loro talenti di fiorire e di dare frutti.

Gli elementi chiave di questo modello sono la libertà economica, il rispetto della proprietà, e giuste e sensate regole di mercato uguali per tutti.

Spesso si attribuisce la causa della scarsità di cibo all’eccesso di popolazione invece che all’errato sistema politico ed economico. In realtà, osserva Simon, gli unici rischi per la produzione di cibo provengono dagli interventi statali che distruggono gli incentivi degli agricoltori a produrre in maniera efficiente.

L’intervento statale

Tutte le più gravi carestie del ventesimo secolo si sono infatti verificate nei casi in cui i governi hanno cercato di collettivizzare l’agricoltura, come in Russia (7 milioni di morti), in Cina (30 milioni di morti), in Cambogia, in Corea del Nord o in Etiopia.

Simon ricorda che alla fine degli anni Settanta la produzione agricola cinese ebbe un immediato boom quando il governo cinese permise la trasformazione dell’agricoltura in senso privatistico. Fu il più rapido e vasto cambiamento sociale di tutta la storia, che coinvolse 700 milioni di persone.

I dati raccolti in The Ultimate Resource 2 dimostrano che l’intervento statale spesso non risolve, ma peggiora i problemi ambientali, come confermato dalle terribili devastazioni ambientali avvenute nei paesi comunisti, nei quali non esisteva la proprietà privata e tutto veniva deciso burocraticamente.

Non essendo orientati dai prezzi di mercato, i manager delle imprese socialiste consumavano una quantità molto più alta di energie e materie prime, come se fossero gratuite o quasi. In Urss, nei paesi dell’Est-Europa e in Cina l’inquinamento dell’aria e dell’acqua era enormemente superiore a quello dei paesi occidentali.

CITAZIONE RILEVANTE
L’ottimismo si fonda sull’esperienza
«Forse è utile riflettere su questo: se gli ultimi 200 anni ci hanno apportato più conoscenza di tutti i secoli precedenti, e se gli ultimi 100 o addirittura 50 anni ci hanno portato più conoscenza dei 100 anni precedenti, e gli ultimi 25 anni più del precedente quarto di secolo (secondo un tasso di accelerato d’innovazione, a quanto pare) perché non dovremmo pensare che il prossimo secolo o millennio o i prossimi sette miliardi di anni non ci porteranno ulteriore conoscenza capace di migliorare la vita umana? Ragionare diversamente significa andare contro tutta l’esperienza umana» (p. 390).

Previous articleSplit payments e payment chains: gestire flussi di pagamenti complessi
Next articleL’EBA, la CSR e i cambiamenti di passo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here