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Salerno, città in bilico

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Grazie al magazine ResistenzeQuotidiane possiamo assistere all’interessante dibattito tra il Direttore Andrea Manzi e il sindaco di Salerno, Enzo Napoli sulle prospettive di questa importante città del Sud Italia, tra le più popolate del paese tra le piccole città. La provincia per numero di abitanti è ottava in Italia. Salerno è stretta tra mare e colline e questo destino orografico dal dopoguerra in poi si è tramutato in un vero e proprio stigma. Singolare ed unica anche la parabola politica della classe dirigente. La Democrazia Cristiana è stata la padrona assoluta tanto che il Corriere della Sera ad ogni tornata elettorale paragonava i risultati bulgari a quelli del Veneto, la regione elettiva di pesca della Balena Bianca. Ad essa sono succedute la stagione di assoluto predominio socialista e infine l’installazione pirotecnica del reame di De Luca che ha governato per decenni.

Questo contesto ha fatto sì che la città subisse quasi senza reagire l’urbanizzazione più spinta, la cui espressione principale è rappresentata da filiere di palazzi, poche strade quasi sempre le stesse che come decumani moderni tagliano la città, e opere recenti e meno recenti che insistono sempre nello stesso territorio (lo stadio, la stazione marittima, l’alta velocità, la cittadella giudiziaria, il moloch del Crescent sul lungomare, l’ospedale). Fino a soffocarla e consumarla, pur facendo ricorso negli ultimi tempi a celebri archistar, quale nuovo modo di aggiustare (o arronzare) la struttura urbanistica.

Consiglio la visione del documentario perchè è inusuale assistere a un dialogo a tutto campo sul destino di una città italiana, a proposito di economia del territorio. L’importanza della città è pure emblematica del tipo di sviluppo subito da tante aree urbane del nostro paese, quasi a casaccio con la rendita edilizia che è stato il vero volano in mano ovviamente a pochi. Poco importa che i residenti siano scesi in venti anni da 138.000 a 127.000 del 2022.

Quanto alle prospettive, l’immagine che ne ricavo è la mancanza di una visione di insieme sulle possibili vie di sviluppo che necessariamente dovrebbe essere più ampia della realtà della città salernitana. Rimane assente da questo dibattito la componente economica, di se e come è possibile sistemare il territorio o i territori. L’Istituto Tagliacarne ci da una idea del PIL pro capite nella provincia pari a circa 16.600 euro nel 2020 che la pone all’84esimo posto su 108 nella graduatoria e ben al di sotto di altre province meridionali. La fotografia impietosa suggerisce di ripensare alle dinamiche di sviluppo e di inventarsi qualcosa.

Il rischio è di affidarsi, come in altri posti, al turismo sfruttando l’attrattiva della Costiera Amalfitana, di quella  cilentana con Paestum a pochi chilometri o di Pompei,contribuendo a congestionare ancora di più la città. Città di passaggio e di transito come in fondo è sempre stata, anche per me, priva di una sua identità schiacciata, come si diceva, tra mare e montagna  e…..Napoli.

 

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1 COMMENT

  1. Lucida analisi. Apparentemente bella, basta viverci per capire le sue lacune.
    Cemento dappertutto, il Crescent e’ il simbolo di tutto questo. Sporca, rioni abbandonati alla delinquenza. I Salernitani vivono di pane e pallone.

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