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Nella rete delle guerre che avvolge il mondo il fulcro è l’Asia

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Fonte ISPI

La geopolitica, sinonimo usato quotidianamente al posto di Relazioni Internazionali,  è l’analisi dei conflitti di potere in spazi e tempi determinati, una serie di punti distanti tra loro anche migliaia di chilometri, che nei fatti si uniscono, dando vita ad eventi sempre più complessi, che richiedono di ricorrere a competenze e discipline diverse.

In questo 2024, ogni angolo del mondo è infiammato, e i giochi tra le potenze si intrecciano e si complicano.

Ad aprile il Capo del Governo del Giappone Fumio Kishida ha accettato di entrare nell’AUKUS, l’accordo difensivo siglato nel settembre 2021 da Australia, Regno Unito e Stati Uniti, per la cooperazione delle flotte sottomarine dei tre paesi nel pattugliamento del Pacifico e dell’Atlantico. Un importante contrappeso per contrastare la crescente influenza cinese nell’Indo Pacifico. 

Kishida ha  poi motivato l’adesione con queste parole: “con l’aggressione della Russia in Ucraina, il perdurare della situazione del Medioriente e la situazione in Asia orientale, ci troviamo di fronte a una svolta storica, e per questo motivo il Giappone ha deciso di rafforzare in modo sostanziale le proprie capacità di difesa e di cambiare radicalmente la propria politica di sicurezza su questi fronti”.

Avevamo già visto i paesi aderenti all’Aukus essere in perfetta sintonia tra loro nel periodo che precedeva lo scoppio della guerra in Ucraina, quindi è lecito domandarsi se il Giappone deve essere difeso in quanto esposto ad atti di guerra vista la sua posizione geografica.

Sicuramente la scelta è strategica e difensiva, sia per contenere l’influenza cinese sia per l’aiuto occidentale ad accantonare la non belligeranza imposta nel secondo dopoguerra quale paese sconfitto, permettendo al Giappone di difendersi con le proprie armi da un eventuale attacco militare. Ma potrebbe divenire anche un asso nella manica per l’Aukus nell’Indo Pacifico, per l’accoglienza di militari e armi americane sul suolo giapponese. In cambio il Giappone è in grado di ricoprire un fronte di altissimo livello tecnologico, forse il migliore al mondo, relativamente ai missili ad alto potenziale, potendo divenire un paese high tech nell’Oceano Pacifico e nel Mar Cinese a vantaggio della NATO. 

L’Italia, che sta guidando la Presidenza del G7, e’ in perfetto asse con l’America anche sul piano Indo Pacifico sia per limitare la Cina che si avvicina sempre più alla Russia, sia per vigilare sulla pace nel Mar cinese meridionale e nello Stretto di Taiwan.

Il G7 del 13/15 giugno, che si terrà in Puglia, è in assoluto il più atteso di sempre, anche perchè vi interverrà per la prima volta nella storia, il Papa, il quale parlerà di pace e di etica dell’intelligenza artificiale.

Ma in questo momento e in prossimità delle elezioni europee, venti ed eventi di guerra si stanno complicando. Il ministro degli interni francese Gérald Darmanin ha accusato pubblicamente l’Azerbaijan di ingerenza nei disordini che si sono creati in Nuova Caledonia, territorio francese nell’oceano Pacifico, situato tra l’Australia e la Nuova Zelanda. Esattamente quattro giorni dopo le dichiarazioni francesi, un elicottero con a bordo il Presidente iraniano Raisi e il ministro degli esteri Hussein Amir Amirabdollahian, e’ caduto sulle montagne dell’ Arzebaijan. Pure coincidenze, senza dubbio.

L’Azerbaijan è la testa di ponte della Russia sanzionata, la quale fornisce gas alla società statale azera “Socar” per compensare le richieste dei partner europei. La guerra ucraina ha mostrato al mondo che le questioni energetiche e geopolitiche sono inseparabili. L’Indo-Pacifico rimane per Washington una “priorità” fin dalla sua nascita nel 2011 con il protocollo  “Pivot to Asia”, che portato avanti da tutte le amministrazioni americane, rappresenta un asse di equilibrio sia degli interessi americani che di quelli europei e del Medio Oriente verso l’Asia orientale, con le questioni mai risolte nel Mar Cinese Meridionale, compresa l’indipendenza di Taiwan.

“Gli Stati Uniti si possono dire sicuri solo se lo è anche l’Asia, ed è per questo che l’America ha una presenza così prolungata nell’indo pacifico.”

Parole del segretario alla Difesa americana, Lloyd Austin, nel corso del Dialogo Shangri-La, la conferenza sulla sicurezza dell’Asia organizzata domenica 2 giugno a Singapore, alla quale è intervenuto anche il Presidente Ucraino Zelens’kyj .

E ancora:

“Il perdurare del conflitto avvenuto  con l’aggressione della Russia in Ucraina e della crisi in Medio Oriente per l’attacco terroristico di Hamas in Israele, non  hanno distolto l’attenzione militare degli Stati Uniti da altri scenari, tanto meno dall’Indo Pacifico” .

Il 15 e 16 giugno, la Svizzera, sul Bürgenstock nel Canton Nidvaldo, ospiterà una conferenza sulla pace in Ucraina, alla quale sono state invitate più di 160 delegazioni. Lo scopo dell’incontro a livello di Capi di Stato e di Governo è quello di sviluppare una visione comune verso una pace giusta e duratura in Ucraina. 

La conferenza si baserà sulle discussioni svoltesi negli ultimi mesi, in particolare sulla formula di pace ucraina e su altre proposte di pace basate sulla Carta delle Nazioni Unite e sui principi fondamentali del diritto internazionale. L’obiettivo principale della conferenza è quello di ispirare un futuro processo di pace. 

Al rientro da Singapore, lunedì 3 giugno, Zelens’kyj  ha rilasciato una dichiarazione pubblica nella quale afferma che la Cina sta lavorando per far fallire la conferenza in Svizzera. Zelens’kyj è convinto che Pechino stia aiutando la Russia anche utilizzando diplomatici cinesi per sabotare il vertice.

Il presidente ucraino ha detto di avere le prove di ciò che dice, nonostante che un anno fa il presidente cinese avesse detto che non avrebbe interferito. Il presidente ucraino ha accolto con favore il “passo avanti” costituito dal via libera dato dagli Stati Uniti all’uso delle armi fornite dagli americani per colpire obiettivi sul suolo russo. Ma la decisione ha scatenato le minacce di Putin, che tuona di eventi fatali e irreversibili. Alla decisione hanno risposto Stati Uniti e Germania che hanno dato il loro assenso all’uso delle armi contro la Russia, manca ancora il sì dell’Italia, della Spagna, della Slovacchia e dell’Ungheria di Orban.

Potrebbe essere questo il motivo per il quale a sorpresa Zelens’kyj ha chiesto di prendere parte al G7 in Puglia? Gli ultimi attacchi della Russia sono avvenuti pochi giorni fa spingendosi fino ai territori occidentali di Varsavia, tanto da far decollare i caccia polacchi e della Nato per garantire la sicurezza dello spazio aereo. 

La tensione resta alle stelle anche sul fianco orientale dell’Europa che da tempo si è dotata del potente scudo antimissile israeliano Arrows3 . A far preoccupare dei venti di guerra si aggiunge l’India, se la Russia è molto incline alla Cina, Nuova Delhi è consapevole che una possibile guerra nell’Indo Pacifico potrebbe iniziare sulla linea McMahon, un altro punto dolente mai risolto fin dalla prima guerra mondiale.

La linea McMahon è il confine effettivo tra India e Cina che si estende per quasi 1000 km a Ovest dal Bhutan e per altri 3000 chilometri ad Est del Brahmaputra, attraversando in  gran parte le cime dell’Himalaya. Zona non riconosciuta dalla Cina e fonte di continue dispute territoriali. Nel 1914 il governo britannico e il governo tibetano firmarono l’accordo di Simla, una convenzione nata per il timore che l’espansione dell’Impero russo si estendesse sull’altopiano. Siglata tra Regno Unito, Irlanda, Cina e il Tibet di Simla, l’accordo stabiliva l’indipendenza del Tibet e fissava il confine tra Tibet Cina e quello tra Cina e India britannica.

Sono decenni che c’è una guerriglia tra India e Cina sulla linea di confine, che non è mai stato accettato dalla Cina. E’ un’ area  tra le più militarizzate del mondo. Grazie alle immagini satellitari si è potuto vedere che a fine maggio la Cina ha spostato aerei nella base di Shigatse in Tibet. Un aeroporto tra i più alti del mondo, che si trova a quasi 4.000 metri tra  Sikkim-Bhutan e Tibet. L’India ha aumentato i livelli di guardia, in quanto l’aeroporto di Shigatse si trova molto vicino alla base delle Indian Air Force di Hasimara, nel Bengala. 

In questo momento si devono rivelare le intenzioni di molti paesi, per esempio l’India non può più ignorare il legame tra la Russia e la Cina.

Il ministro indiano degli Affari Esteri Jaishankar ha difeso il partenariato India-Russia, ritenendolo non influenzato dalla ritrovata “amicizia senza limiti” tra Russia e Cina.

Il 24 maggio, Swasti Rao, delegata di Associate Fellow presso l’Institute of Defense Studies and Analysis, un think tank all’interno del ministero della Difesa indiano, ha pubblicato un editoriale chiedendo un “de-risking” , praticamente di togliere il problema dell’India dalla Russia.  Rao è stata la  prima voce istituzionale indiana che si è levata contro Mosca, tanto che successivamente l’ambasciatrice è stata attaccata sui social media da ex-diplomatici e personaggi di potere indiani.

Ciò ha anche portato alla luce l’influenza che il Cremlino continua a esercitare su New Delhi. Naravane, ex capo di stato maggiore dell’esercito indiano, ha cercato di ammonire il governo indiano a intensificare la sua azione contro la Russia, ha avvertito che l’India non può più dare per scontato il sostegno della Russia, soprattutto nell’Indo Pacifico, data la crescente dipendenza della Russia dalla Cina.

L’asse russo-cinese e l’equilibrio tra Mosca e Washington non fanno altro che ribadire ciò che apparentemente disse una volta lo statista e primo ministro britannico del XIX secolo, Lord Palmerston: “Non ci sono nemici permanenti, né amici permanenti, solo interessi permanenti”. 

Altro intreccio delle relazioni internazionali e degli interessi economici si trova nei porti dell’indo pacifico, dove da almeno dieci anni c’è una competizione politica economica che si sta intensificando in modo estremamente complesso.

La Russia è stata scelta dal Myanmar per costruire e gestire la costruzione strategica del porto di Daweiper per il quale la Cina aveva espresso grande interesse, ma la Russia è stata scelta anche perché e’ in asse con l’India. Il porto di Dawei si trova al confine del Myanmar con la Thailandia. Si affaccia sul Mare delle Andamane e il progetto prevede la costruzione di un’infrastruttura immensa per raffinare il petrolio. Quindi il problema che si pone per la costruzione del porto di Darei crea un precedente che potrebbe rivelarsi veramente pericoloso: l’ingresso della Russia nelle risorse petrolifere nell’Asia meridionale. In generale, c’è una politica dei porti che identifica come strategici diverse di queste infrastrutture nel Sud dell’Asia.

La Cina continua ad aumentare la sua influenza nell’Oceano Indiano, anche attraverso la sua base a Gibuti nel Corno d’Africa e a Gwadar in Pakistan ed è vista come potenza occupante sia in Tibet che nello Xinjiang. 

Il governo indiano deve contrastare la Cina e opporsi nei confronti del suo alleato e vecchio amico, la Russia, che sembra perdere la fiducia nella politica indiana. Sono momenti che vedono un’Europa incerta e divisa sull’approccio alla Cina e alla Russia, noi ci possiamo domandare: quali conseguenze avranno questi fenomeni frammentati all’apparenza sottovalutati? Calcolarne gli effetti pratici sarà un compito essenziale dei prossimi mesi, anche se la politica globale ci sta mostrando un ritorno agli Imperi, come se tutto si fosse fermato o fosse tornato al 1914 e alla linea McMahon, quando l’interesse di tutte le potenze del tempo era proprio avere l’egemonia sull’Asia  

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