martedì, dicembre 18

Cretto: la Creazione

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La fotografia vuole riprendere uno dei pochi casi d’incontro fra “Street Art” e “Land Art”. Realizzata all’interno di un fatiscente rudere di Gibellina Vecchia, mostra il murales dipinto dall’artista valenziana Julieta. In esso si evidenzia il distacco di frammenti dal vestito della sua famosa bambolina che, volando, attraversano la finestra e vanno a depositarsi nella vallata sottostante per costituire gli elementi del sudario, noto come “Cretto di Burri” o “Cretto di Gibellina”, con il quale l’artista Alberto Burri ha immaginato di rendere eterno l’assetto urbano del paese terremotato.
Come ho appuntato sul mio blog, in una società distratta e con scarsi interessi, i graffitari sono fra i pochi che irridono i fatti, richiamano le coscienze, allertano sui rischi. Con le loro tecniche e tematiche, sviluppano forme d’arte variegate. Un tempo erano accusati di deturpare l’arredo urbano, anche per frasi o scritte irripetibili, ma oggi, nei contesti trascurati, con i loro disegni riescono ad abbellire strutture decadenti, a portare raggi di luce in contesti degradati.
Con le loro attrezzature semplici e il beneplacito dei residenti, i graffitari danno sfogo alla voglia di esprimersi e spesso disegnano allegorie che ravvivano il territorio. Nelle tante opere ormai riconosci i tratti di ognuno.
Taluni vengono da lontano, dandosi appuntamento in spazi urbani abbandonati, per raccontare le loro visioni, per denigrare a loro modo la società che li ignora, per mostrare con allusioni verità nascoste.
In tutto questo si inseriscono anche le nuove mode, fatte di replicanti e di mercanti che adocchiano l’occasione: ma questa è un’altra storia, come pure la propaganda fine a se stessa dei graffiti.
La street art che vuole raccontare nuove storie è quella dei giovani, degli indipendenti, degli esuberanti, dei non violenti che, con le loro rappresentazioni esagerate o minimaliste, attirano l’attenzione, inducono ad osservare e  a riflettere.
Buona Luce a tutti!
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