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Chi ci voli a vinirici ‘n sognu puru a iddu? Raccontino ferragostano

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Tempo di lettura: 3’. Leggibilità ***.

Quella notte a Zingaretti, quello del Commissario Montalbano, venne in sogno il compianto amico Andrea Camilleri.
Con la consueta ironia e nota acutezza, il Maestro gli si mostrava come uno dei personaggi dei suoi romanzi, in particolare quello che va in commissariato a chiedere udienza, per discorrere  di persona personalmente di fatti che in verità non lo riguardano. Solo per il gusto di raccontare e di ascoltare.

C – “Luca dimmi un po’, ma che cabbasisi vuole combinare tuo fratello Nicola?”

L – “Maestro, è da un po’ di giorni che non lo sento e non so a cosa Lei si riferisce in particolare.”

C – “Come, Luca non stai seguendo tutto il casino politico che sta succedendo?”

L – “In verità sì, ma con mio fratello non abbiamo l’abitudine di sentirci spesso, specie da quando si è avventurato in questo pastrocchio di fare il segretario del partito.”

C – “Ah! Ma sta storia di dire subito di volere andare alle elezioni. Ma da dove ci vinni?”

L – “Certo forse fici ‘na fissaria, non era certo una mossa da anticipare.”

C – “’n ca certu. Dico io, quello combina tutto questo papocchio per andare subito a elezioni per lucrare sui sondaggi e tu lo assecondi? Ma che strategia è? Se vai subito a elezioni non solo le perdi, ma consegni il governo del paese alla destra.”

L – “Sì, ma sembra che abbia detto pure che se si fa un accordicchio con un governo di scopo, domani la destra stravince. Insomma è stretto tra Scilla e Cariddi!”

C – “Si ma stravincere o vincere non è forse la stessa cosa? Lui perde comunque. E poi chi primura hai? Aspetta, vedi come si mettono le cose e poi magari (e solo se ti domandano qualcosa) ti pronunci. Lasciali agitare. Quando sei in acqua (o nella melma) e ti agiti troppo, affondi irrimediabilmente”.

L – “In effetti rischia di farsi fottere dal solito furbastro, quello che parla senza la C, il quale, come un pupo al quale vengono di nuovo tirati i fili, si è subito rianimato. Anzi si è tirato i fili da solo. Un auto-Lazzaro che si resuscita da solo. E strombazza con la solita arroganza. È proprio una scena da teatro dei pupi siciliano!”

C – “’n ca certu. Il tuo Montalbano starebbe prima a osservare; per capire se in fondo i ragazzini di quel movimento sono ancora politicamente puliti, magari inesperti come dice lui. E questo lì ha condannati a tirare la volata alla Lega. Un accordo politico con loro potrebbe costituire una buona occasione per fare finalmente un po’ di pulizia anche all’interno del suo partito. L’importante è chi ce lo fa, l’accordo.  Un conto se è lui a farlo, altro conto se lo lascia in mano al furbastro!”

L – “In effetti è vero. Così facendo, alleandosi coi ragazzini, potrebbe pure arrivare a ribaltare gli equilibri interni e rafforzare la sua segreteria.”

C – “’n ca certu. Diversamente come fa a bloccare quel volpone che ha già fiutato l’inaspettata opportunità che gli è piovura dal cielo? E poi, dico io e ripeto, non parlare; prima fai esporre gli altri. Un segretario deve saper ascoltare e tessere abilmente e con pazienza la sua tela.”

L – “Che vuole, maestro? È fatto così, è rimasto legato alla vecchia scuola comunista e si figuri che pensa ancora che pure gli altri colleghi si muovano in base a una ideologia. Ma, dico io, non lo vedi che quelli neanche compagni si chiamano tra loro! Si whatsappano ‘ra matina a sira’ coi telefonini.”

C – “Ma quale ideologia, tutti ora vogliono solo il potere. Sono dei guitti o teste di legno cooptate solo per un obiettivo; chisti d’ora, oltre a sapiri che ‘cumannari è megghiu ri futtiri’, hanno pure stracapito che così si ci si può pure arricchire velocemente.”

C – “La rovina è stata la subalternità assoluta della politica; non tanto e soltanto alla finanza, ma alle varie lobby che, lusingando le debolezze umane, hanno creato circoli e circoletti,  che assicurano il controllo del voto. Il populismo che porta consensi al sovranismo. Che romanzo avvincente ne uscirebbe! Con colpi di scena a ripetizione. E finale a sorpresa. Non so nemmeno io quale.

L – “Lei non sa quante volte gliel’ho detto anch’io, a Nicola, ma lui niente!  È convinto che l’etica sia ancora un asse portante della politica.”

C – “Accussì mi rici, mi sa che devo scrivere una sceneggiatura adatta a lui. Macari con un copione ricco di storie e storielle per mostrargli come si fa il segretario di partito. In verità, fossi ancora vivo, mi sarebbe piaciuto fare interpretare a te il suo personaggio. Montalbano nella risacca, l’avrei intitolato”l

L – “Bello sarebbe Maestro scrivere la sceneggiatura, ma il copione come farglielo avere? Purtroppo il ‘pateterno’ l’ha chiamato a sé. Come potrebbe fare ora?”

C – “Ma comu Luca, mancu tu mi pari? Come ho fatto cu tia! Chi ci voli a vinirici ‘n sognu puru a iddu?”

Luca Zingaretti, sempre quello del Commissario Montalbano, si svegliò convinto di avere parlato davvero col Maestro. Era sicuro di aver vissuto un vero sogno premonitore. Telefonò immediatamente a suo fratello Nicola, ma gli rispose un freddo messaggio registrato nella sua segreteria telefonica: “Sono attualmente impegnato in una riunione importante, lasciate un messaggio e vi chiamerò quanto prima”.

Luca restò perplesso, ci pensò su e infine decise, conoscendo bene il fratello, che forse non era il caso di richiamarlo e neanche di lasciargli un messaggio. E gli tornò anche in mente che suo fratello era tra coloro che la notte non fanno sogni o che, al risveglio, dei sogni non si ricordano.

© Essec

 

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