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I sofà della Repubblica

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Pierre Auguste Renoir, Ritratto di Madame Monet sul sofà

Tempo di lettura: 3’. Leggibilità ***.

Il percorso di formazione del secondo governo di questa legislatura in chiave giallorossa ci permette di capire come si forma la governance della nostra Repubblica.

Due sono le caratteristiche principali: a) riguardano in misura equanime destra, centro e sinistra, b) tutti gareggiano per le cariche e non perde mai nessuno. E’ impensabile che possa mai cambiare qualcosa.

In attesa della poltrona che si libera, molti dei nostri politici stanno comodamente seduti sul sofà. Aspettano di essere chiamati, indipendentemente dai risultati elettorali ottenuti. Si parla di trasformismo della politica. Il guaio è che il sistema resta perennemente bloccato. Difficilmente vi potrà essere effettivo ricambio.

Nel sistemare le poltrone, arredo simbolicamente più rigido e autorevole del più morbido e rilassante sofà, bisogna sempre tener conto di chi è seduto su quest’ultimo. Ad esempio, un ex Primo Ministro, e sono tanti, deve avere un posto adeguato a quello occupato in precedenza. Non può scendere di rango. Pensiamo a Gentiloni che sarà neo Commissario UE, a condizione di ricevere portafoglio e deleghe commisurate alla sua rilevanza.

Secondo molti analisti, l’apertura di Romano Prodi a questo governo cela l’intenzione, mai riposta, di concorrere fra qualche anno alla carica di Presidente della Repubblica. Si è sistemato sul sofà nel 2008 (fine del suo ultimo governo) e vi potrebbe rimanere pazientemente in attesa fino al 2022, anno delle elezioni presidenziali. Il sofà non subisce l’offesa del tempo.

Il neo Ministro della Salute, da oppositore di professione all’interno della sinistra, si accomoda senza problemi al Governo. Era seduto in anonimo silenzio sul sofà: in pochi immaginavano che sarebbe tornato in auge.

L’ex D.G. Salvatore Rossi, pensionato di lusso di Bankitalia, era ed è anche lui in gara. Si parlava del MEF, ma gli è andata male (era uscito da Bankit soltanto in primavera, sarebbe stato un record di permanenza minima sul sofà).

Il mancato riconoscimento lo ha costretto a sedersi di nuovo sul sofà. Ma sono bastate poche ore per correre, come anticipato dal Corsera di ieri, per la Presidenza di UniCredit. La carica si è resa libera a seguito della scomparsa di Fabrizio Saccomanni, già D.G. dell’Istituto di emissione ed ex Ministro nel Governo Letta. In questi casi, incarichi pubblici o privati sono ugualmente appetibili, servendo da stanza di compensazione.

Sono in affollata e nervosa attesa sul sofà coloro che aspirano negli enti pubblici a una delle cariche di prossimo rinnovo. Si tratta di una sterminata riserva di caccia: 400 scranni pronti per la prossima primavera.

Potremmo continuare con altri esempi, ma ci fermiamo per non annoiare i lettori. Crediamo di non sbagliare se affermiamo che quella del sofà è una vera e propria regola aurea che non esclude nessuno. Ed è più raffinata del grossolano e demagogico poltronificio.

Chi non è prescelto per la poltrona migliore, ha due alternative: quella di aver diritto a un contentino subito, ma di minor rilievo, ovvero, accettando di restare ancora sul sofà, di maturare un maggior credito a termine, da mettere in esazione in un momento più favorevole.

Il sofà è un registro di debiti e crediti più preciso dello stesso Manuale Cencelli, secondo il quale si distribuivano gli incarichi nella prima repubblica. È infatti un modello dinamico, senza troppe barriere all’entrata (in termini di competenze, esperienze, qualità del servizio svolto, altri titoli di merito). A chi riesce a sedersi sul sofà, non resta che aspettare il proprio turno, certo che arriverà/ritornerà.

Tutti concorrono a tutto e perché non dovrebbero? Siamo un paese sempre in emergenza e quindi bisognoso in permanenza di azioni straordinarie (le sbandierate riforme difficilmente anche questa volta si faranno).

Il motto è  “Ci potrebbe essere sempre bisogno di me. Meglio stare pronti”. Estote parati!, dicevano i Romani che la sapevano lunga.

E così basta mettersi in fila. Le sliding door della politica ci consegnano sempre gli stessi personaggi che i media provvederanno ad elogiare per il tempo che durano. Finchè dura fa verdura!

Questo metodo di intendere gli assetti di governo del nostro paese è replicato di volta in volta e anche le forze politiche che, a torto o ragione, sostengono di apportare novità devono adeguarvisi per sopravvivere. Difficile che possa esaurirsi la fame di prebende del politico, che anzi si autoalimenta, lasciandoci con una domanda senza risposta.

In quanti faranno un giro di giostra tra poltrone e sofà e viceversa?

Intanto coloro che autorevolmente scrivono dell’Italia (giornalisti, storici, economisti, sociologi), quando arrivano alle cause dei nostri mali, finiscono sempre con la stessa musica. Quella della inadeguatezza della nostra classe dirigente, cosa che spiega tutto e niente. Perché il sistema è immarscescibile.

Quanto a noi siamo nel dubbio che la brillante promozione commerciale di una nota casa di divani sia piuttosto un’azzeccata metafora del paese.

2 COMMENTS

  1. In argomento è utile segnalare il post di Goffredo Bettini sul suo profilo FB
    Ieri alle 10:00 ·

    Consigli per la navigazione.

    Guai se inizia il ping-pong delle dichiarazioni sulle scelte da compiere tra i vari ministri del nuovo governo. Le questioni delicate si discutano nelle sedi appropriate e, una volta deciso, si comunichino al Paese. L’efficienza, la competenza e la sobrietà di chi è chiamato ad alte responsabilità è inversamente proporzionale alla voglia di esternare, di apparire e di improvvisare.

  2. Quando leggo un articolo come questo penso alle tante volte che ci si ritrova in una ressa con tanta gente accalcata, anche di persone per bene, che cerca disperatamente di accaparrarsi un posto libero. E il pensiero mi riporta ora al Prof. Carlo Cottarelli, personaggio ideale per ricoprire un incarico super partes quale commissario europeo e che, peraltro, non molto tempo fa ebbe a prestarsi per un incarico dall’attuale Presidente della Repubblica di formare un governo tecnico. Quando si dice gratitudine non si può quindi certo riferirsi alla politica.
    Il termine sulla Treccani è così esplicitato: “gratitùdine s. f. – Sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare (è sinonimo di riconoscenza, ma può indicare un sentimento più intimo e cordiale): avere, sentire, nutrire g. per (o verso) qualcuno; serbare, mostrare g. a qualcuno; g. sincera, profonda; atto, manifestazione, segno di gratitudine.”

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