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Lettera di un socio di CARIGE

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Una delle tante rappresentazioni del Convitato di pietra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Gesualdo Gusmati (nome di fantasia perche’ desidera rimanere anonimo) sull’assemblea dei soci di Carige, svoltasi ieri 20 settembre.

Buongiorno cari amici,

ci risiamo con il solito peana di celebrazioni per aver salvato un’altra banca. Speriamo che non si tratti di un altro salvataggio come i precedenti. Eppure ieri ho provato emozioni a non finire, avendo preso parte ai lavori dell’assemblea. Avevo fatto il pieno di deleghe di altri soci. Mi ero ben documentato, perché mi sentivo responsabile della fiducia che tanti piccoli azionisti avevano riposto nella mia capacità di rappresentarli.

Avevo capito che i punti essenziali erano due: l’aumento di capitale e il piano industriale. Sono due cose diverse, ma grazie all’operato delle forze di mercato e delle tante vigilanze nazionali ed europee la situazione si era ormai incartata.

Il pallino infatti era saldamente nelle mani di Malacalza, l’azionista forte di Carige. E quindi se egli non approvava l’aumento di capitale, avrebbe mandato in frantumi il piano industriale, l’ennesimo, visto e rivisto, e a cascata avrebbe provocato il fallimento della banca. Ricordavo, infatti, che l’aumento era un di cui essenziale del piano industriale sotto la voce “rafforzamento patrimoniale”.

Quando l’uomo della Provvidenza e’ arrivato in assemblea, mi sono rincuorato. Se era venuto avrebbe probabilmente votato a favore. Mi sono detto. O forse no. E sono tornato in ambasce. Ha quindi suscitato in tutti grande sorpresa quando se ne e’ andato senza essersi registrato al voto e, quindi, senza aver votato. Era passato per un caffe’? Mi ha ricordato Amleto: esserci o non esserci, se sia più nobile prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? O morire, dormire… nient’altro.

Ha preferito l’ultima delle opzioni. Avrà avuto le sue buone ragioni. Forse ha in mente di impugnare la delibera, come ha  ipotizzato qualche giornale. Che significa questo balletto? Cosa gli e’ stato promesso? E’ vero, come riferiscono oggi i giornali, che il capo della vigilanza Bce, il nostro Enria, lo ha incontrato, per convincerlo al passo indietro? Che cosa si sono detti andrebbe saputo, in nome della maggiore disclosure della vigilanza bancaria che l’alto funzionario predica nei suoi incontri con le Banche Centrali Nazionali.

Ma mi sono rincuorato, perché se Malacalza non votava avevamo una via di uscita rappresentata dal piano industriale che non era da votare e pertanto ci metteva comunque in sicurezza. Per default. Anche se a molti l’ultimo approvato sembrava un po’ un libro dei sogni, con un risanamento dopo anni di insuccessi,  per raddrizzare, a tacer d’altro, un rapporto cost/income prossimo al 100 per cento. Ho pensato che per questo non sia stato portato in assemblea. Nessuno ne ha minimamente accennato. Prima i soldi, poi i sogni.

Chi ci crede? Ma bisogna aver fiducia. Ci sono anche i nuovi soci, quella Cassa Centrale Banca di Trento che dice che di Genova non conosce molto, ma è disposta a spendere oltre 500 milioni. Non è che fra poco ci ritroviamo ad avere un’altra banca in pericolo? Mi piacerebbe conoscere che ne pensa un mio omologo, un socio/dipendente di una delle BCC magari del Sud che saranno chiamate a pagare il conto di questa avventura.

Per concludere, come azionista, non mi sono preoccupato piu’ di tanto perche’, sia come sia, le mie azioni valgono poco o nulla. Ho già perduto tutto. Ma poi ho pensato che sono anche dipendente di Carige e il piano industriale per i lavoratori prevede lacrime e sangue. Il piano industriale è un po’ come il Convitato di pietra: sta sempre lì, immobile e minaccioso. È come se fosse il socio occulto, il piano industriale. Presente e incombente. Pieno di numeri. A che prezzo a carico degli altri convenuti i nuovi proprietari saranno in grado di risanare una situazione tanto esausta?

Come accade in queste situazioni tutti dicono di aver vinto qualcosa. Ma cosa abbiamo vinto ce lo dovrebbero spiegare meglio. Il commissario, già amministratore delegato e in previsione nuovamente amministratore delegato, Fabio Innocenzi, quando i 1700 presenti su 55.000 soci già sciamavano dal salone dell’assemblea, ha detto che hanno vinto tutti.

Intanto la garanzia statale rimane, anche dopo l’aumento di capitale. Ed allora ho pensato che male che vada ci pensera’ Pantalone a metterci i soldi. E mi sono di nuovo tranquillizzato.

Ma all’improvviso mi è apparsa la mia condizione complessiva. Che ahime’ sono azionista, risparmiatore, utente dei servizi, dipendente e contribuente. Sono preso da un turbinio di sentimenti contrastanti. Non c’è via di scampo. Io speriamo che me la cavo.

Cordialmente.

 

 

 

 

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