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DUE DI COPPIA

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L’idea è quella di prendere spunto da un articolo, una notizia, un libro, un video, da qualsiasi strumento che si utilizzi oggi nell’ambito della comunicazione, per parlare della vita di coppia, per parlare di noi stessi, partendo quindi di volta in volta da un aspetto, da uno dei tanti lati che contraddistinguono la relazione d’amore.

La strategia di Emilio

Attraverso la società industriale prima e dei consumi dopo, siamo riusciti a sconfiggere la coppia come volevano i giovani dei movimenti studenteschi degli anni sessanta e settanta. La coppia patriarcale, con il suo contorno relazionale, è scomparsa sotto la poderosa spinta degli individui e delle pulsioni alla libertà senza i condizionamenti dei legami personali, che da un lato ci rassicuravano e dall’altro sentivamo come costrizioni sociali. Come diceva la Thatcher: la società non esiste, esistono solo gli individui.

La vita è adesso, e non vogliamo perdere le occasioni che ci passano costantemente, e regolarmente, davanti agli occhi. Le coppie hanno cambiato forme, sciogliendosi e ricostituendosi altrove, con molta facilità, incessantemente, alla ricerca di un nuovo livello nel videogame, dove il protagonista è diventato, finalmente, non il duo, ma il singolo individuo: L’amore è eterno finché dura, recitava opportunamente il titolo di un film di Carlo Verdone di qualche anno fa.

Amanti sempre, questo sarebbe il nostro desiderio: appena non lo siamo più, appena la goccia quotidiana intacca la superficie brillante, vorremmo lasciarci alle spalle la vecchia relazione trasformata dal tempo, che ha trasformato anche noi individui, che non ci riconosciamo più, e allora cerchiamo un altro specchio dove l’immagine riflessa ci parli ancora del futuro e non più del passato.

Ogni individuo tende a liberarsi, ad emanciparsi dalla fedeltà a un‛immagine di sé che non distingue più ma che avverte invece come una richiesta del mondo che lo circonda, delle pulsioni sociali, delle icone mediatiche, ad essere come quell’immagine, quel sogno che nei pensieri, nella notte, lo proiettano lontano.

Il motore della società liberale dei consumi, ci ha fatto il dono della libertà: se l’uomo (e la donna) fosse libero non avrebbe neppure bisogno di tradire e, allo stesso tempo, se l’uomo/la donna non fosse libero/a non potrebbe tradire.

Il nostro modello, anche se non sempre lo sappiamo, è il mondo degli Dèi e le loro infinite e insaziabili relazioni d’amore, e il tradimento, allora, diventa quasi una prova d’orchestra, per sperimentare, da parte dell’essere unicellulare, il campo su cui si muovono e si incontrano le altre cellule per potere creare un, o spesso più di uno, nuovo essere dove approdare in un eterno ricambio rigenerativo di sé e della coppia.

Mercurio ed Erse, Gian Giacomo Caraglio (1500 – 1565)

I passaggi e i nuovi sentieri a cui tendiamo, devono però fare i conti con le radici profonde di cui si nutre la nostra pianta, che continua a sentire quel passato che ha formato la nostra coscienza e sensibilità, di cui le tracce sono ancora visibili e anche necessarie, affinché la pianta viva e interpreti al meglio i segni che la vita ci pone davanti. L’aggancio degli uomini a ciò che sono stati per millenni, è potente e si manifesta nelle nostre scelte e ci condiziona.

Siamo in un dilemma, nella scelta tra due contrastanti vie, abbiamo abbandonato definitivamente la vecchia, ma dalla nuova ancora scorgiamo il sentiero abbandonato che, come una sirena, ci canta melodie nostalgiche. Siamo in contraddizione, e allora spesso saltiamo da un sentiero all’altro, privilegiando ora l’uno, ora l’altro.

Nel guardare, quindi, i racconti che il mondo ci propone, si ha la sensazione che tutte le vite, alla fine, hanno un che di struggente, tormentoso e, infine, anche dolce.

È in questo contesto che l’intervista di Candida Morvillo a Emilio Fede (Corriere della Sera, 26-10-2020, sotto alcuni stralci), appare interessante per il tema trattato, perché in fondo è anche la nostra storia.

Emilio Fede, l’arresto, l’amore per la moglie e la gelosia: «Con Diana ci sentiamo dieci volte al giorno». Alla fine, Emilio Fede è riuscito a festeggiare il compleanno in famiglia e a spegnere le candeline con la moglie, meritevole da quasi 60 anni di avergliele perdonate tutte.

Si raccontano a cena al ristorante dell’Hotel Santa Lucia, dove l’ex direttore del Tg4 se n’è stato recluso dopo l’arresto e che ieri ha lasciato per scontare i domiciliari residui nella casa di Segrate.

L’amore della vita

La donna è Diana De Feo, giornalista, già senatrice berlusconiana, Napoli bene, figlia di un allora potentissimo dirigente Rai. Molti dei 56 anni di matrimonio li hanno passati lui al Nord, lei fra Roma e Napoli, ma sempre uniti. Lei: «Ci sentiamo dieci volte al giorno, abbiamo la stessa visione delle cose. Se litighiamo è solo per il piacere di fare una piccola discussione».

A Segrate, cucino, lavo i piatti, ho una cameriera due ore al mattino, poi va via. Vado a dormire a mezzanotte e 16 perché so che Diana spegne la luce dopo gli ultimi tg. Così, sogno di tenerla per mano: non dormiamo insieme, ma il sogno ci unisce».

Una storia romantica

Quando parlano l’uno dell’altro, tanto lui è lirico, tanto lei è spiccia. Lui: «È un amore nato romanticamente, ero molto suggestionato dalla sua bellezza: era la più bella di Roma. Aveva avuto la proposta di matrimonio da Costantino di Grecia. La corteggiavo, ci sedevamo a tavola e, in base al risultato del solitario, decidevamo dove cenare. Quando le ho chiesto perché ha rifiutato Costantino, mi ha risposto: perché con te mi diverto».

La gelosia di Emilio

Lui si professa divorato dalla gelosia: «Ho avuto paura di perderla molte volte. La mia è una gelosia eterna, solenne. Cercavo di corrompere la cameriera. Chiedevo: chi viene a cena e che tipo è? Adesso, la gelosia è alimentata dal fatto che lei è bella e io sono avvizzito». Lei scrolla le spalle: «Io la gelosia non so che sia, non è una cosa che m’interessa. Quello che lui fa mi è indifferente». Tutto il carosello del Bunga Bunga, delle Olgettine promosse a meteorine o candidate in politica, lui lo nega («mai visto sesso e porcherie varie») e lei gli crede, o comunque non le importa. Dice: «I processi non li ho vissuti con difficoltà, ho fiducia in Emilio, so che è tutto falso, lo so proprio». Domanda: davvero non ha mai contemplato la parola «divorzio»? Risposta: «Ma scherza? Io sono per la famiglia, la famiglia è una cosa bellissima. Uno ha delle discordie, ma abbiamo due figlie, cinque nipoti, la famiglia è sacra».

La pazienza di Diana

Avrà pure avuto un momento di esasperazione, fra scandali per giochi d’azzardo e processi sulle cene eleganti? Ma no: «Ho sempre reagito con un’alzata di spalle. Solo una volta gli ho tirato le orecchie: rilasciò un’intervista sul Viagra, gli dissi che non erano interviste da fare».

Lui (agitatissimo): «Dirò una cosa sulla quale io e Diana, dopo, litigheremo, ma voglio che lei lo ammetta adesso, a un giornale. Se no, mi alzo da tavola e me ne vado. La cosa è questa: lei ama figlie e nipoti in modo eccezionale perché, inconsciamente, riversa su di loro l’amore che ha per me». Diana (imperturbabile): «Non gli badi. La verità è che lui è un po’ gelosetto delle figlie: ha bisogno di credere che io amo tanto loro perché, in realtà, amo molto lui».

E così il cerchio si chiude. Per quanti è davvero così?

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