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Il bìos nella pandemia

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Les Amants di Magritte (1928)

Per fortuna gli altri non lo sanno, i cari altri che tutto possono, da cui tutto dipende: io sono peggio del cucciolo che sbrana il cuscino, la cuccia se lo lasciano a casa,
io sbrano anche me stessa.

ANNA MARIA CARPI

Da oltre un anno la nostra vita è cambiata e segue il dictat generale dell’isolamento: non incontriamo nessuno, non ci ritroviamo con parenti o amici, non andiamo a negozi, non beviamo il caffè al bar, nemmeno ci sfioriamo più una guancia, o ci diamo la mano. I nostri governanti ci impongono questa bizzarra solitudine per proteggerci dal Covid-19, per evitare che si diffonda ulteriormente fra la popolazione andando a intasare gli ospedali già saturi e provocando altre morti. Tante sono le categorie che soffrono di questa chiusura, tanti i locali costretti a chiudere, le attività a cessare il loro lavoro, i dipendenti che perdono il posto, i guadagni che scendono in picchiata. L’unica consolazione è sapere che queste misure estreme sono prese per tutelare la nostra salute.
Ma c’è un dato che salta agli occhi e che non viene riferito da giornali e telegiornali, e cioè che stanno aumentando esponenzialmente gli accessi al Pronto Soccorso per autolesionismo e tentato suicidio.

E non solo di persone adulte, piuttosto sono i ragazzi e ragazzini a farsi male da soli, sono studenti delle scuole superiori, addirittura delle medie. Viene da domandarsi allora cosa significhi la parola ‘salute’ e perché, nel 2021, questa parola continui a riferirsi (almeno nei Palazzi del Potere) al solo concetto fisico, del corpo, tralasciando quell’altra parte di noi così importante: l’emotività, il sentimento, l’energia, la voglia di vivere.

Verrebbe da dire che la salute è rivolta al solo nostro aspetto biologico, ma non sarebbe del tutto corretto. I Greci infatti distinguevano la zoé dal bìos. La zoé è la vita intesa come vita animale, quella che noi esseri umani condividiamo con piante ed animali, è ciò che serve al nostro corpo per esistere (nutrirsi, bere, dormire, … Una sorta di base della piramide di Maslow, i bisogni primari). Il bìos invece è qualcosa che ci riguarda più da vicino, poiché è ciò che rende la vita umana degna di essere vissuta, quel che fa dell’esistenza della persona un’esperienza unica e irripetibile, e quindi vi è inclusa la spiritualità, il sentire le cose, il vivere in comunità, confrontarsi, amare, soffrire.
Le restrizioni imposte per salvarci dal tanto odiato virus sono quindi volte a preservare la nostra zoé, non il nostro bìos, che invece viene annientato, privando così chi si affaccia alla vita sociale (i preadolescenti e gli adolescenti) di un contatto con l’altro e l’altrove che risulta essere vitale. Nessuno ha pensato a loro? Nessuno in un anno intero ha pensato alla fame delle nostre menti, al bisogno di quell’energia straordinaria che è l’incontro, lo scontro, lo sguardo, le liti, il corpo a corpo? Ci hanno davvero lasciati ‘sani e soli’?

Vorrei che le chiarissime voci di quei fragili ragazzini venissero raccolte e ascoltate, prese sul serio, capite davvero da chi, per il bene nostro e dei nostri polmoni, decide di chiuderci in casa e isolarci. Vorrei che si tirassero fuori delle risorse per tendere una mano a chi sente di non farcela, vorrei che anche i governanti, come da decenni fanno i medici, avessero della nostra salute una visione olistica e non parziale. Non si tratta di economia o di movida del sabato sera, si tratta di vita vera, di desiderio di farcela, che a 13 o 14 anni dovrebbe essere esplosivo. Va bene la zoé, dunque, ma ricordiamoci del bìos, di cosa è un essere umano, di cosa lo rende tale e di cosa hanno bisogno le nostre vite per renderle degne.

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1 COMMENT

  1. Gentile Giulia,
    lo stesso discorso vale per le paure e le angosce; esse diventano veramente negative e dannose quando ne perdiamo il controllo e ne diventiamo schiavi. Allora diventano un’ossessione che sfocia nella dismisura e che ci può danneggiare seriamente sia a livello psichico sia fisico. E’ come se queste, con la loro forte carica emotiva, diventassero una calamità che attira nel mondo fisico tutte le circostanze e le condizioni per costringerci a confrontarci con esse. Questo è ciò che stiamo vivendo causata di un’infezione da parte del virus denominato SARS-CoV-2, agente eziologico della malattia COVID-19, scoppiata tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 a Wuhan in Cina e poi diffusasi in altre nazioni di tutti i continenti. Per questo lo chiamerei un “viaggio iniziatico” e con ciò intendo una serie di circostanze e situazioni nelle quali ci troviamo di fronte alle nostre più grandi paure, nelle quali arrivano al limite delle nostre risorse e capacità.

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