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Il mercato degli NPE: bisogna lavorarci

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Pochi giorni fa il governatore Panetta ha indicato che sul mercato secondario degli NPE bisogna lavorarci, non è un mercato maturo. Ma esattamente cosa significa ? Cosa ha in mente ? Un aiuto ci viene dall’interessante report di PWC che traccia una dettagliata rassegna di questo strano mercato che pochi conoscono. E’ affare di tecnici e di specialisti che si contendono le perdite bancarie per fare soldi.È un settore a valle dell’attività bancaria dove si scarica di tutto e poco ancora si conosce. Uno dei  principali mercati europei ove troviamo grandi operatori finanziari e piccole società. Fanno il lavoro di ripulitura del sistema e di pulizia dei bilanci bancari.

Dal report ora citato emerge un quadro oltremodo rassicurante della situazione nel nostro paese. A parte esigenze di razionalizzazione della filiera di mercato (troppi operatori), per il resto non vi sono particolari segnali di allarme. Certo, avvertono gli estensori, bisogna fare attenzione all’aumento dei tassi di interesse sulle esposizioni creditizie e ai ripagamenti delle esposizioni creditizie assistite da garanzia statale. Inoltre sono in discussione in Parlamento diverse iniziative di legge del settore di cui il report da una ottima rassegna.

Aggiungo due passaggi dell’ottimo articolo di Stefano Righi sul Corriere dell’Economia di oggi, 22 gennaio.

Ad allontanare gli spettri del passato, oltre a un mutato atteggiamento degli istituti di credito, vi sono alcuni fattori oggettivi. «Il pil – dice Frederik Geertman, amministratore delegato di Banca Ifis, operatore specializzato negli Small ticket unsecured – è atteso in modesta crescita nel 2024 e se il credito complessivamente diminuisce è vero anche che parte da livelli ancora superiori alla fase pre Covid. Siamo convinti che non registreremo una ondata paragonabile al passato. Noi seguiamo soprattutto le pmi per le quali non vediamo ad oggi forti incrementi dei flussi. Per questo motivo, il dato che guardiamo con più attenzione al momento è quello relativo all’aumento dei cosiddetti Stage 2, ma si tratta di un tenue aumento. Da quello che vediamo, stimiamo un mercato di transazioni di Npl nell’ordine dei 20 miliardi per il 2024 e di altrettanti l’anno successivo a cui si aggiungeranno circa 7 miliardi di euro l’anno di Utp, le inadempienze probabili. Ma il mercato oggi è pronto a smaltire questi stock.

Tra gli operatori tira aria di consolidamento. Uno dei big del settore, Prelios, sta per passare di mano. C’è un’offerta da 1,3 miliardi di euro da parte della Ion di Andrea Pignataro, che in Italia già controlla Cerved e Cedacri e ora la transazione è ferma agli aspetti autorizzativi. Il mercato però si sta muovendo. Il secondario, citato dal governatore Panetta, ha fatto passi in avanti, anche se piccoli. La stessa Prelios ha creato Blinx, una piattaforma di scambio riservata a investitori istituzionali, un market place che ha registrato 2 miliardi di transazioni in due anni. Mentre doValue, dice l’amministratrice delegata Manuela Franchi, da anni investe «in innovazione tecnologica per sviluppare un ecosistema informatico a supporto dei processi di gestione in tutti i paesi in cui opera. Con doLook abbiamo supportato numerose transazioni sul mercato secondario in Italia e in Grecia e siamo convinti che tutti gli stakeholder possano trarre beneficio dallo sviluppo di un mercato di questo tipo».

Niente di preoccupante, è così, davvero ?

A mio avviso vi sono due aspetti da considerare. Uno riguarda il passato/presente dal lato delle banche. Il miglioramento delle condizioni di solvibilità è avvenuto facendo una massiva operazione di derisking, cacciando fuori dalla porta e anche dalla finestra gli impieghi alla clientela. Detto in due parole, hanno quasi chiuso un mercato e ne hanno aperto un altro.Ciò ha innescato una impressionante catena di decumulo delle partite in sofferenza alimentando il mercato degli NPE. In prospettiva, le dimensioni di questo fenomeno non saranno analoghe agli anni dal 2015 in poi. Il settore subirà un consolidamento su volumi molto più modesti mettendo a repentaglio la redditività di molti servicer.

In conclusione, la metodologia rischio, reddito, patrimonio con cui siamo soliti valutare le banche deve necessariamente fare i conti con quello che accade a valle nel mercato delle sofferenze. A guardare bene le interrelazioni tra attività di intermediazione e quella di ripulitura dei bilanci – di cui obiettivamente si sa ancora poco – possono ulteriormente contrarre la propensione delle banche ad effettuare impieghi alle imprese e alle famiglie. Una ristrutturazione del settore degli NPL potrebbe innescare almeno in una prima fase una caduta della redditività delle operazioni: un fattore di probabile  riduzione dei rischi creditizi non trovando, se non con difficoltà, una valida contropartita quando essi non sono più in bonis.

E di questo l’Italia davvero non ne ha bisogno.

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