Il prodotto come servizio per l’economia circolare
Autore: Filippo Corsini
Editore: FrancoAngeli (Collana “Gestione d’impresa”)
Anno: 2026
Il volume è pubblicato in Open Access e disponibile per il download sulla piattaforma dell’editore.
Il volume di Filippo Corsini si inserisce nel panorama della collana “Gestione d’impresa”, diretta da Matteo Caroli, Marco Frey e Gian Luca Gregori, che mira a promuovere la ricerca scientifica manageriale italiana d’eccellenza. Il testo affronta una delle sfide più urgenti della società contemporanea: la transizione verso sistemi socio-economici sostenibili per contrastare la perdita di biodiversità, l’inquinamento e l’esaurimento delle risorse. L’opera esplora il paradigma dell’economia circolare, focalizzandosi su come le imprese possano integrare la sostenibilità nelle proprie strategie attraverso la trasformazione dei modelli di business, passando dalla vendita del prodotto all’erogazione di servizi.
I Pilastri del Successo: L’autore esamina casi ormai diventati dei classici della letteratura manageriale, dove la logica del servizio ha generato benefici tangibili sia per il bilancio che per l’ambiente: • Philips e il “Light-as-a-Service”: Invece di vendere lampadine, Philips ha iniziato a vendere “ore di luce”. Questo sposta l’interesse dell’azienda: se la lampadina si rompe, è un costo per il produttore, non un guadagno. Di conseguenza, Philips è spinta a progettare sistemi che durino decenni e siano facili da riparare o riciclare. • Rolls-Royce e il “Power-by-the-Hour”: Nel settore aeronautico, Rolls-Royce non vende più solo motori, ma ore di volo effettive. Questo garantisce al cliente costi certi e al produttore la gestione totale del ciclo di vita del motore, ottimizzando manutenzione e recupero dei materiali. • Modelli Emergenti: Vengono citati anche esempi come MUD Jeans, che permette di noleggiare i propri capi, e il Chemical Leasing, dove le aziende chimiche vendono la funzione di una sostanza (ad esempio, la capacità di sgrassare un pezzo) piuttosto che la sostanza stessa, incentivando la riduzione degli sprechi.
Il Valore dell’Insuccesso: La parte più originale del saggio riguarda però l’analisi delle “frizioni”. Corsini mette in luce come il fallimento sia spesso figlio di un’incongruenza tra il nuovo modello di business e la vecchia struttura aziendale: • Il Caso Interface (1996): L’azienda di pavimentazioni tessili provò precocemente a lanciare l’affitto dei tappeti invece della vendita. Fu un mezzo fallimento commerciale dell’epoca perché il mercato non era pronto, le barriere psicologiche dei clienti verso il “non possesso” erano troppo forti e la logistica di recupero non era ancora ottimizzata. • Tensioni Finanziarie e Organizzative: L’autore spiega che uno dei motivi principali di insuccesso è il cash-flow. Passare alla vendita di servizi significa rinunciare all’incasso immediato della vendita per ricevere piccoli pagamenti dilazionati nel tempo. Molte aziende, abituate a bilanci trimestrali focalizzati sul breve termine, entrano in crisi di liquidità o subiscono pressioni dagli investitori. • Resistenze della Supply Chain: Spesso il fallimento non dipende dall’azienda capo-commessa, ma dai fornitori che continuano a ragionare in ottica lineare. Senza una collaborazione stretta lungo tutta la filiera, il recupero dei materiali diventa troppo costoso, rendendo il modello circolare economicamente non sostenibile.
Misurare per non Fallire: Per Corsini, molti insuccessi “nascosti” sono dovuti al cosiddetto effetto rebound. Un’azienda potrebbe pensare di essere circolare perché ripara un prodotto, ma se la logistica per andare a riprenderlo e ripararlo inquina più della produzione di uno nuovo, l’operazione è un fallimento ambientale. Per questo l’autore insiste sul Life Cycle Assessment (LCA): solo dati scientifici alla mano si può capire se il servizio sta davvero aiutando il pianeta o se è solo un’illusione. In sintesi, il saggio ci insegna che il successo non dipende solo da una buona idea “verde”, ma dalla capacità di gestire la complessità finanziaria, culturale e logistica che il nuovo paradigma impone.

Il Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta la colonna vertebrale scientifica del lavoro di Corsini, poiché funge da arbitro imparziale tra ciò che “sembra” sostenibile e ciò che lo è davvero. Senza questa misurazione, il passaggio al modello di servizio rischia di essere guidato solo da intuizioni, esponendo l’azienda a errori strategici e accuse di greenwashing. L’LCA è un metodo oggettivo che valuta l’impatto ambientale di un prodotto o servizio lungo tutto il suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento finale o al recupero. Nel libro si evidenzia come, nel modello Product-as-a-Service, l’LCA diventi più complesso rispetto alla vendita tradizionale perché deve includere variabili dinamiche come la manutenzione, i trasporti logistici per il ritiro e le diverse fasi di rigenerazione. Perché è fondamentale per evitare il fallimento Corsini sottolinea che il successo ambientale non è mai garantito dal semplice cambio di modello di business. L’LCA serve a identificare ed evitare due insidie principali: • Il Trade-off Ambientale: Si verifica quando un miglioramento in una fase causa un peggioramento maggiore in un’altra. Ad esempio, progettare un componente più resistente (positivo) potrebbe richiedere materiali molto più difficili da riciclare a fine vita (negativo). • L’Effetto Rebound (Effetto Rimbalzo): Questo è uno dei punti più critici analizzati dall’autore. Un modello di servizio potrebbe rendere un bene più efficiente o economico, portando però gli utenti a utilizzarlo molto più di prima, annullando così il risparmio energetico complessivo.
L’LCA permette di quantificare questi rischi prima che diventino strutturali. LCA come strumento decisionale Nel testo, la misurazione non è vista come un mero adempimento burocratico, ma come una bussola per il management. Attraverso l’analisi dei dati LCA, un’azienda può decidere con precisione: 1. Dove intervenire nel design: Capire se è più impattante il materiale utilizzato o l’energia consumata durante l’uso. 2. Come strutturare la logistica: Valutare se il ritiro dei prodotti usati è sostenibile o se i chilometri percorsi dai camion superano i benefici del riciclo. 3. Quale strategia di “fine vita” adottare: Scegliere scientificamente tra riuso, ricondizionamento o riciclo dei materiali.
Corsini propone l’LCA come il linguaggio comune che permette di unire la visione ecologica a quella ingegneristica e gestionale, trasformando la sostenibilità in un dato misurabile e, quindi, governabile.
L’LCA permette di quantificare questi rischi prima che diventino strutturali. LCA come strumento decisionale Nel testo, la misurazione non è vista come un mero adempimento burocratico, ma come una bussola per il management. Attraverso l’analisi dei dati LCA, un’azienda può decidere con precisione: 1. Dove intervenire nel design: Capire se è più impattante il materiale utilizzato o l’energia consumata durante l’uso. 2. Come strutturare la logistica: Valutare se il ritiro dei prodotti usati è sostenibile o se i chilometri percorsi dai camion superano i benefici del riciclo. 3. Quale strategia di “fine vita” adottare: Scegliere scientificamente tra riuso, ricondizionamento o riciclo dei materiali.
Corsini propone l’LCA come il linguaggio comune che permette di unire la visione ecologica a quella ingegneristica e gestionale, trasformando la sostenibilità in un dato misurabile e, quindi, governabile.
In conclusione, il valore aggiunto del volume — ricomporre quella frammentazione in un percorso decisionale sequenziale per il manager — è reale, anche se resta una qualche tensione irrisolta tra vocazione manageriale e vocazione accademica: le tabelle classificatorie (barriere tecnologiche, economiche, istituzionali, culturali, aziendali — ognuna con fonti bibliografiche) risultano esaustive, ma meno discriminanti per chi deve decidere, il che non rende la promessa di un “quadro teorico e operativo” rivolto anche ai “decisori aziendali” costantemente mantenuta nel corso dell’intero saggio.



