Home Imprese&Lavoro Chi spiega alla PMI italiana a che cosa serve lo stable coin?

Chi spiega alla PMI italiana a che cosa serve lo stable coin?

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L’attenzione nei confronti dello stable coin, il token digitale ancorato a una moneta fiat, sta crescendo stimolata sul piano istituzionale dalla regolamentazione, con l’entrata in vigore nel corso degli ultimi due anni del Genius Act (USA) e della MICAR (direttiva europea). Altre normative sono in corso di introduzione in altri sistemi.

Quanto ai dati, in rapida crescita per gli stable coin in dollari, non si è di fronte ad una innovazione incrementale quanto a un cambiamento strutturale, avendo i volumi già superato quelli delle carte di pagamento.  Le transazioni annue hanno raggiunto i 33.000 miliardi di dollari (+ 72% anno su base annua), cifra che supera i volumi processati da Visa e Mastercard combinati assieme. In Europa, siamo alle prime iniziative che dovrebbero avviarsi verso la fine dell’anno, con Qivalis e Eur-Bank.

Per i vantaggi d’ordine economico, di rapidità e di sicurezza, lo stable coin si presta a trasformare l’ecosistema dei pagamenti internazionali, che al momento si basano su rapporti di corrispondenza tra banche (lenti, costosi e frammentati) e infrastrutture di regolamento che sono sotto il controllo americano.

E’ il motivo per cui i pagamenti internazionali rappresentano un problema geopolitico, potendo manifestarsi in rischi di regolamento, dovuti a interruzioni del servizio, esclusioni o altre clausole penalizzanti per chi vi ricorre, motivate con ragioni diverse da quelle propriamente tecniche. Da qui la questione se la vera competizione tra sistemi non sia tra tipi di asset, ma riguardi piuttosto il controllo della liquidità e degli accessi ai sistemi di regolamento. L’elevata resilienza dei sistemi basati sullo stable coin assicura maggiori gradi di libertà rispetto all’attuale regime.

Ciò detto, torniamo ai vantaggi tangibili di ordine microeconomico, cioè ai benefici per imprese e consumatori, assicurati dagli stable coin.

Essi sono costruiti per consentire, via Web e tecnologia blockchain, il regolamento delle transazioni in secondi (ora avvengono mediamente in tre giorni) con costi di poco superiori a zero (stime delle modalità in essere li indicano tra l’1 e il 3% del valore delle transazioni) e il superamento delle rigidità connesse con il passaggio tra valute e con i trasferimento di liquidità.

La tesoreria d’impresa è il primo beneficiario di questo nuovo standard, consentendo una gestione centralizzata delle risorse finanziarie, grazie a trasferimenti diretti e programmabili, con fluidità assoluta.

In un sistema come il nostro, composto da milioni di PMI con un forte grado di apertura verso l’estero, compresi i paesi con segni monetari diversi dall’euro (si pensi al recente accordo europeo con i paesi del Mercosur, alla penetrazione del made in Italy negli USA e in UK e altri accordi commerciali con paesi extra euro), lo stable coin si presta a favorire incassi e pagamenti cross border, secondo modalità più efficienti degli standard ora in uso.

Dovremmo quindi assistere a un interesse per l’innovazione non solo delle componenti direttamente produttive, ma anche dell’ecosistema che gravita intorno alla impresa: organizzazioni e associazioni di categoria, professioni, banche, enti promotori del commercio internazionale o impegnati del rilascio di garanzie, e via dicendo.

Occorre invece costatare che l’attenzione è al momento pressoché inesistente, anche come materia di studio e di approfondimento, eventualmente diretta alla formulazione di una domanda di servizi aggiuntivi, che si prestano ad essere sviluppati grazie allo stable coin. L’esigenza di conoscere meglio tutto ciò che riguarda l’ottimizzazione del capitale circolante e la gestione della tesoreria d’impresa resta sullo sfondo, senza stimolare particolari iniziative.

E’ un fattore culturale di ritardo che non può non incidere sulla crescita di efficienza dell’impresa, che oltre a soffrire dei ben noti problemi di frammentazione, dipendenza dal credito bancario, governance poco evolute, rischia di perdere colpi anche in termini di innovazione nei pagamenti, che rappresentano uno dei campi di elezione della tecnologia digitale.

A chi dovremmo rivolgere istanza, per un approccio allo stable coin più adeguato rispetto ai tempi?

 

 

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