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Com’era la Cina nel 1991: Album di viaggio con recensione di Giusi Tamburello

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Chi si fosse persa la presentazione al pubblico del maggio scorso potrà in parte recuperarne i contenuti con la recensione che segue.
Sebbene parziale, perchè incentrata principalmente a commentare alcune delle fotografie contenute nel libro, quanto scritto è sufficiente per poter cogliere l’essenza del progetto editoriale.
La recensione sviluppata dalla docente universitaria Giusi Tamburello riesce a collegare, infatti, le immagini al tempo, riempiendole dei necessari contenuti antropologici e politici del periodo.
L’operazione, peraltro, a me autore ha permesso di rivivere le esperienze vissute, ma anche di scoprire – e in questo caso a posteriori – tante altre cose; venendo ad attuare, di fatto, quasi una “postproduzione culturale”.
Come ottenuta in camera oscura, attraverso il bagno di rivelatore e fissaggio, facendo affiorare il significato di quanto nelle immagini datate e documentate (1991) era rimasto impressionato ma restava latente.
Di fatto mi è accaduto quanto già successo di recente nel preparare un altro progetto editoriale con amici, pure loro appassionati di fotografia, poichè anche qui il contenuto testuale è riuscito a fondersi con le fotografie, venendo così a realizzare un documento completo e perfettamente leggibile, anche nei dettagli.
Nel ringraziare Giusi Tamburello per questa sua preziosa operazione, rimando a leggere – utilizzando i giusti tempi e attuando le necessarie pause – il suo scritto a cui si affiancano quaranta fotografie estrapolate dall’insieme di centosettanta.

Buona luce a tutti!

© Essec

“Toti Clemente, Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, Lecce, Youcanprint, 2025, pp. 139 (prefazione di Isabella Tholozan).

Recensione di Giusi Tamburello – UniPa

Per l’occhio del fotografo (declinato in qualsiasi genere) che scatta una foto, questa fissa un momento intimo di comunicazione tra il fotografo stesso e l’immagine che ha visto: solamente il fotografo sa perché ha scattato proprio quella foto. Nel momento in cui, poi, un altro occhio si sofferma su quella stessa foto, il rapporto che si instaura è un altro rapporto che prescinde da quello tra fotografo e fotografia e, mentre implica un diverso approccio, necessariamente manifesta altre esigenze. Se poi, è stata scattata in anni già trascorsi, indipendentemente dall’osservatore, la foto acquisisce anche una propria natura storica legata alla dimensione spazio-temporale in cui è stata scattata.
Nel suo volume, Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, Toti Clemente raccoglie 171 fotografie scattate durante un suo viaggio in Cina in cui ha percorso i 2.246 km da Pechino a Hong Kong. Le due massime di Confucio: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo” e “Ogni cosa ha la sua bellezza, ma non tutti la vedono”, riportate rispettivamente sulla copertina del volume e nell’esergo, sono quasi un programma del modo in cui Clemente si pone mentre scatta fotografie ‘cinesi’: da una parte, la timidezza di un cammino appena intrapreso in un territorio poco noto e dall’altra la percezione di una bellezza implicita che si rivela solamente a un occhio attento. Inoltre, in un breve scritto introduttivo, Clemente definisce il modo in cui egli considera il viaggio, ne afferma l’importanza come scoperta di “luoghi culturalmente diversi” e come “verifica di organizzazioni sociali” e, al tempo stesso, sottolinea come sia necessario “avvicinarsi ai luoghi senza pregiudizi ed essere aperto a osservare e leggere, ricercare risposte, trovare delle logiche”. Si intuisce, allora, la natura di indagine conoscitiva dell’obiettivo della fotocamera di Clemente fotografo.
Svoltosi nel 1991, questo viaggio fotografico si snoda lungo la transizione cinese per riprendere, dopo l’interruzione legata all’ “incidente di Tian’anmen” del 1989, il percorso di sviluppo auspicato da Deng Xiaoping con il lancio, nel 1978, delle “quattro modernizzazioni”. L’intervento in agricoltura e nell’industria, volto a una progressiva ‘privatizzazione’ e a una riduzione dell’intervento statale, nonché l’ammodernamento in ambito di difesa nazionale grazie anche a uno ‘svecchiamento’ della scienza e della tecnica confluivano tutti nella realizzazione di quel “socialismo con caratteristiche cinesi” che doveva dare alla Cina un volto nuovo e più integrato a livello internazionale. Dopo il 1990, un anno di silenzio introspettivo in Cina e di isolamento da parte dei paesi stranieri, nel 1991 il Paese muove timidamente verso la ripresa del suo percorso innovativo. Va anche ricordato che nel 1989 era caduto il muro di Berlino, evento che avrebbe portato alla riunificazione delle due Germanie e alla fine della guerra fredda, e che all’inizio del 1992 Deng Xiaoping avrebbe poi fatto il suo viaggio al Sud, nelle nuove zone dello sviluppo economico cinese, per rilanciare la sua politica di riforme e di apertura.
Ecco che, a guardarle oggi, le foto di Clemente si staccano dal rapporto interiore con il loro autore e instaurano nuovi rapporti con i nuovi e molteplici osservatori dell’oggi. Sfogliando le pagine dell’Album di viaggio, ci si ritrova davanti agli occhi e fra le mani una Cina quasi color seppia, una Cina vagamente démodé che ha il profumo delle cose passate e che, come le cose passate che non abbiamo conosciuto o che non ricordiamo più, desta sorpresa, stupore, un po’ di meraviglia incredula.
Il viaggio di Clemente si compone delle sezioni: Pechino e dintorni, Biciclette, Figlio unico, Lavoro, Mercati, Infrastrutture, La scuola, Cinema cinese, Canali fluviali interni, Canton e Hong Kong, titoli che inquadrano gli elementi di attrazione e di interesse per l’autore. Il volume è molto denso e intenso proprio per quella propensione all’indagine conoscitiva di Clemente che sembra voler ‘entrare’ in un momento di vita oppure osservarlo dalla distanza quasi a volerlo cogliere nella sua istantanea interezza.
Ecco, allora, che la sezione dedicata a Pechino, punto di partenza del viaggio raccontato in foto, dipinge lo sfondo urbano su cui si svolgono le vicende umane. Colpisce la grandiosità delle dimensioni architettoniche della tradizione per il forte contrasto con la misura ridotta della componente umana (Foto 1 e Foto 2):

Le architetture del Tempio del Cielo e della Città Proibita indicano anche visivamente la relazione che intercorre tra le strutture di potere, magnifiche e dominanti, e l’essere umano, cittadino comune o visitatore generico, che è un piccolo dettaglio dell’insieme come si può notare anche nella Piazza Tian’anmen (Foto 3 e Foto 4):

o anche fuori città alla Grande Muraglia (Foto 5):

e che non si perde nemmeno nella modernità (Foto 6 e Foto 7):

Una modernità abitata da gente comune (Foto 8, Foto 9, Foto 10, Foto 11):

In quel periodo, però, la gente comune che anima le foto di Clemente è gente che sta già muovendo i primi passi di quel profondo processo di rinnovamento che porterà la Cina a occupare la posizione di rilevanza internazionale che oggi detiene e che è rivelato da dettagli che compaiono qua e là e che ci parlano. In una società che si sta velocizzando e che sta passando dall’uso intensivo delle biciclette all’uso delle automobili, è necessario educare al codice stradale e ai pericoli che derivano da una sua non osservanza e così il passante si focalizza sul cartellone che illustra questa tematica sotto un titolo da brividi: 血的培训 xuè de péixùn, gli “insegnamenti del sangue”, la scritta che compare in verticale e in rosso in alto a destra (Foto 12):

La velocità è suggerita anche dalla foto con i poster pubblicitari, nuovo strumento della modernità, che include la pubblicità del corriere DHL, testimonianza del nuovo ritmo che si vuole imprimere allo sviluppo cinese, ma anche dell’ingresso delle aziende straniere nel panorama industriale del Paese (Foto 13):

Allo stesso modo, la pubblicità interamente in cinese di un prodotto medicinale per la cura dei sintomi del raffreddore rivela che la collaborazione con i paesi stranieri per favorire lo sviluppo cinese è già in atto dal momento che il medicinale pubblicizzato è prodotto da un’azienda a responsabilità limitata 中美 Zhōng Měi, sino-americana (Foto 14), collaborazione che è rilevabile anche nelle prime joint-venture che nascono in quel periodo:

Alcune considerazioni a parte merita la sezione del volume di Clemente dedicata ai bambini. Da sempre considerati la ricchezza del Paese: una famiglia è felice quando tre generazioni vivono sotto lo stesso tetto e le ginocchia degli anziani sono circondate dai nipotini, come vuole la tradizione, i bambini che compaiono in queste foto sono i figli unici della generazione alla quale Deng Xiaoping ha imposto un controllo delle nascite per favorire la prosperità del Paese. Introdotta nel 1979 e in vigore dall’anno successivo fino al 2015, la “politica del figlio unico” ha avuto molti risvolti ed è un fenomeno che andrebbe approfondito in tutte le sue sfaccettature sia per il rapporto con il pensiero cinese tradizionale, centralità del figlio maschio – secondarietà della figlia femmina, sia per gli effetti sulla posterità.
Nelle foto dei bambini, è evidente la dedizione dei genitori, l’orgoglio dei nonni, l’attenzione verso i ‘maschietti’. Si nota anche la naturalezza dei pantaloni “aperti” quando ancora il mercato cinese non era stato invaso dai pannolini d’abitudine ‘straniera’, e l’introduzione del ghiacciolo, novità assoluta dal momento che, un tempo, i cinesi non avrebbe mai assunto del cibo o delle bibite “fredde”. Colpisce anche la bambina che rimane dietro la mamma mentre questa tiene in braccio il maschietto davanti al sorriso di una commessa (Foto 15-24):

In una Cina che, come si evince dalle foto di Clemente, sta transitando dalla tradizione alla modernità, il lavoro gioca un ruolo fondamentale. In questa fase, la vasta manodopera cinese, che trasformerà la produzione industriale facendo diventare la Cina la “fabbrica del mondo”, appare ancora caratterizzata dalla sua pregiata artigianalità mentre, con ritmi comunque faticosi, adopera macchinari obsoleti che saranno presto sostituiti da macchinari di ultima generazione (Foto 25-30):

Ugualmente, poiché come sostenuto da Deng Xiaoping “arricchirsi è glorioso”, la popolazione cinese accoglie la possibilità di uno sviluppo dell’imprenditoria privata anche su scala ridotta come si può notare nelle foto di Clemente dei mercati. I contadini portano dalla campagna i loro prodotti e li vendono nei mercati, oppure mettono sul banco i prodotti che sanno fare, la frutta sbucciata, la pasta fatta in casa, e a fine giornata contano il frutto dei loro guadagni (Foto 31-37):

Le sezioni che riguardano le infrastrutture, la scuola, il cinema cinese costituiscono la parte finale del volume di Clemente e, in ognuna, molti sono i dettagli che stimolano la riflessione, come pure in una sezione in particolare, quella dedicata ai “Canali fluviali interni”, che è molto emozionante per i paesaggi che restituisce che trasmettono, da un lato, la bellezza antica della Cina e, dall’altro, la dominante dell’elemento “acqua”, il più resiliente dei “cinque elementi”, legno, fuoco, terra, metallo e acqua, della tradizione filosofica classica (Foto 38- 39):

Infine, nell’ultima sezione del volume, “Canton e Hong Kong”, si coglie la forte spinta verso la modernità nei settori delle infrastrutture e delle costruzioni, e si coglie anche lo sguardo di un giovane, catturato forse in un mercato di Canton, che sembra dirci di una Cina che non sarà mai più la stessa di un tempo (Foto 40):

Giusi Tamburello – UniPa Palermo, 12 luglio 2026″

“Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991”

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