FSAP Italia 2026: dietro la facciata della “resilienza”, cinque crepe che il rapporto FMI non nasconde (ma quasi)
Il Financial Sector Assessment Program del Fondo Monetario Internazionale su Italia, pubblicato a luglio 2026, si apre con la solita litania rassicurante: sistema “broadly sound”, banche “resilienti”. Ma leggendo oltre l’executive summary, i tecnici del Fondo mettono sul tavolo problemi strutturali che meritano più attenzione di quanta gliene sia stata data.
1. Il nesso sovrano-banche non è scomparso, si è solo travestito da garanzia pubblica
Il rapporto certifica che le banche italiane hanno ridotto i titoli di Stato in portafoglio all’8,6% degli attivi (da un 10% nel 2020), ma il dato aggregato nasconde una concentrazione preoccupante: le banche cooperative ne detengono circa il 23% degli attivi. Nel frattempo, le garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese sono cresciute fino a coprire il 23% del totale dei prestiti corporate performing.
Il punto tecnico che l’FMI solleva — e che meriterebbe più eco nel dibattito pubblico — è che queste garanzie distorcono la vigilanza prudenziale, in parte perché comportano una ponderazione di rischio pari a zero. In sostanza: il rischio non scompare, viene semplicemente spostato fuori bilancio e sui conti pubblici, con effetti sull’allocazione del credito che il Fondo giudica problematici. È la stessa logica di opacità strutturale — spostare il rischio invece di prezzarlo — che ha caratterizzato non poche crisi bancarie italiane degli ultimi vent’anni.
2. Le banche minori (LSI) restano il ventre molle del sistema
Sotto lo scenario avverso “geopolitico” costruito dal Fondo, quattro banche — una controllata estera e tre LSI specializzate — scendono sotto i requisiti patrimoniali minimi, e altre tre non rispettano il buffer di conservazione del capitale. Le LSI specializzate in gestione NPL o lending specializzato viaggiano con un NPL ratio medio del 18,4%, contro il 3,9% delle banche tradizionali (Tabella 2 del rapporto).
Il messaggio implicito è chiaro: il sistema “nel complesso” tiene, ma la resilienza aggregata nasconde sacche di fragilità concentrate proprio dove la vigilanza è strutturalmente più debole — sugli istituti minori, meno capitalizzati e meno monitorati con la stessa intensità delle banche significative sotto vigilanza BCE diretta.
3. Il caso Banca Progetto: quando il fondo di garanzia salva chi non dovrebbe salvare
Qui il rapporto è insolitamente diretto per essere un documento FMI. Gli estensori raccomandano esplicitamente all’Italia di abbandonare il ricorso ricorrente a interventi preventivi finanziati dal FITD a favore della liquidazione ordinaria, perché tali interventi si fondano su valutazioni di viabilità incerte, lasciate alla discrezionalità di un fondo a governance privata — dove, è bene ricordarlo, siedono ancora banchieri attivi.
L’esempio concreto citato nel rapporto è la ricapitalizzazione preventiva di Banca Progetto nel gennaio 2026: una banca digitale con 7,7 miliardi di attivi, salvata con 750 milioni di iniezione di capitale più 550 milioni di garanzie, prima di essere ceduta a cinque banche con il FITD che mantiene una quota del 9,9%. È, nella definizione stessa dell’FMI, una forma di “open-bank assistance” per un istituto non sistemico — esattamente il tipo di salvataggio che il fondo di garanzia dovrebbe evitare, secondo i principi che esso stesso dovrebbe applicare.
La raccomandazione dell’FMI — rimuovere i banchieri attivi dalla governance del DGS e valutarne il passaggio sotto controllo pubblico — non è una novità: era già nel FSAP del 2020. Il fatto che venga ripetuta nel 2026 dice molto su quanto lentamente si muovano le riforme di governance quando toccano interessi consolidati.
4. Giustizia lenta, NPL bloccati, capitale intrappolato
Restano circa 287 miliardi di euro di esposizioni deteriorate lorde nel sistema economico italiano — circa il 75% del picco 2015 — in gran parte già trasferite fuori bilancio ma il cui recupero resta ostaggio di una macchina giudiziaria che, secondo i dati riportati, impiega in media 7,5 anni per una liquidazione giudiziale e 5 anni per un pignoramento. Il Fondo lo definisce correttamente un freno strutturale alla ricostituzione del credito e alla riallocazione del capitale — non un dettaglio tecnico, ma un vincolo macroeconomico di lungo periodo.
5. Cyber-rischio e frodi: la crescita esponenziale che nessuno vuole vedere come sistemica
Un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di tutela del consumatore bancario: gli attacchi informatici gravi al sistema finanziario italiano sono passati da 10 a 35 tra il 2020 e il 2024, con perdite da frode nei pagamenti pari a 246 milioni di euro nel solo 2024. Il rapporto tratta il tema come rischio emergente da monitorare — ma il salto da 10 a 35 episodi in quattro anni non è “emergente”, è già un trend strutturale, e la vigilanza sembra rincorrerlo più che anticiparlo.
In sintesi
Il FSAP 2026 non mente: i dati ci sono tutti, ben documentati, con tanto di stress test granulari. Ma la cornice narrativa — “sistema solido e resiliente” — rischia di appiattire distinzioni che contano. Un sistema può essere aggregatamente solido e contenere, allo stesso tempo, un fondo di garanzia usato in modo improprio, banche minori strutturalmente fragili, una giustizia civile che immobilizza il capitale per anni e un nesso sovrano-banche che si è solo spostato di casella contabile. Sono esattamente i nodi che, storicamente, si stringono più forte proprio quando lo scenario macro peggiora — non quando è benigno come oggi.
Caveat punto 5: entrambi i dati — il numero di attacchi (10→35) e la cifra di 246 milioni di euro di perdite da frode nei pagamenti — compaiono nel rapporto FMI (par. 15) come inciso, senza indicazione della fonte primaria né della metodologia di conteggio. Non è chiaro, in particolare, dove sia stato preso il dato dei 246 milioni: i dati Bankitalia sulle frodi nei pagamenti in Italia per il 2024 (bonifici + carte + moneta elettronica) si attestano, a seconda della versione del report, tra i 96 e i 158 milioni di euro — ben sotto la cifra FMI. Per confronto, il rapporto EBA/ECB sulla frode nei pagamenti nell’intero Spazio Economico Europeo indica un totale di 4,2 miliardi di euro nel 2024 (in crescita da 3,5 miliardi nel 2023 e 3,4 miliardi nel 2022), ma senza una componente italiana isolata nei dati resi pubblici. In attesa di un chiarimento sull’origine e sui criteri dei numeri citati dall’FMI, vanno trattati come indicativi di un trend più che come misure precise e comparabili nel tempo.
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*Fonte: IMF Country Report No. 26/195, “Italy: Financial Sector Assessment Program”, luglio 2026.*



