sabato, ottobre 20

Oltre la regola dei terzi e della spirale aurea

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Tempo di lettura 2’

Stabilito che la fotografia è un sistema che riproduce evidenze percepibili, fino a che punto essa può includere un elemento che è stato già frutto di fotografia?

Puristi affermano che quanto è stato già prodotto non può essere modificato ed ancor meno assorbito in successive produzioni. Secondo altri ogni elemento può essere liberamente integrabile in creazioni successive, escludendo per quanto evidente operazioni di clonazione o di semplice copiatura di un prodotto finito e commercialmente protetto.

Secondo questi ultimi, quindi, ogni cosa che è parte di un qualsiasi panorama può essere assembleato in un successivo “confezionamento”, indipendentemente dal fatto che risponda alle regole canoniche compositive o a semplici sensazioni percepite e/o interpretate.

La “regola dei terzi” e della “spirale aurea” sono per i fotografi ortodossi una sorta di invalicabile limite “teologico”, anche se non lesinano interesse dinanzi a “prodotti del diavolo” che sfuggono alle loro ferree regole religiose. Qui un breve articolo del fotogiornalista Girolamo Monteleone che sul suo sito Blissful blog spiega molto meglio di quanto saprei fare io il rapporto tra matematica e fotografia.

In ogni modo l’apprendimento dei linguaggi codificati e la conoscenza delle regole assicurano padronanza nelle scelte che si compiono per raccontare una sensazione attraverso uno scatto.

Questa volta propongo dal mio blog un’immagine, che si basa sulla somma di altre immagini in un’operazione compositiva che include, per l’osservatore, anche un “loop infinito”.

La foto scelta è un esempio di quanto fin qui detto circa il riciclo di produzioni altrui, per il fatto che associa due prodotti grafici già confezionati e autonomi e che, con la loro collocazione nello spazio del fotogramma, rispondono anche alla regola dei terzi e a quella della spirale aurea che si genera dalla successione numerica di Fibonacci. Ho mirato anche ad un’interazione dinamica tra figure, attraverso l’incrocio degli sguardi e il contrasto delle espressioni dei due volti.

Una lettura da sx a dx fa risultare come la composizione risponda alla regola dei terzi, poichè il volto raffigurato nella locandina è posto nel quadrante superiore, mentre il viso della modella del murales corrisponde per grandi linee alla famosa “chiocciola aurea” (immaginiamole sovrapposte alla griglia e alla spirale aurea illustrate in questo articolo Mora-Foto.it).

E non si tratta di fotomontaggio. Entrambi gli elementi erano presenti nella piazza: il manifesto affisso alla palizzata di un cantiere, giustapposto al murales dipinto sulla vecchia saracinesca di un edificio attiguo.

Siamo forse in presenza di un furto d’immagine perpetrato nei confronti di altri autori? Direi proprio di no, anzi potrebbe essere definita come un’operazione tipica di “working in progress culturale”, secondo la logica che la cultura anche fotografica è e sarà sempre un continuo passaggio di testimone fra interpreti, stili e generazioni.

Con un pò di fantasia creativa, chi fotografa può riuscire a comporre sempre nuove storie, rendendole autonome e facendole vivere nell’immaginario con la speranza/ambizione che l’osservatore finale riesca a cogliere quanto egli ha inteso vedere.

Buona luce a tutti!

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