martedì, dicembre 18

Le BCC e il quarto segreto di Fatima

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Mentre cercavo un po’ di refrigerio dalla calura di questi giorni, sono stato raggiunto dalla notizia delle intervenute autorizzazioni di Bce nei riguardi di Iccrea e di Banca d’Italia verso Cassa Centrale Banca di Trento, concernenti la costituzione dei rispettivi gruppi bancari cooperativi, perno centrale di una riforma che va avanti da almeno cinque anni.

La proroga governativa di sei mesi potrebbe rimettere in discussione l’intera architettura in favore del sistema alla tedesca chiamato IPS, Institutional Protection Scheme, centrato non più su una capogruppo bancaria, ma su un meccanismo solidaristico di coassicurazione tra le banche aderenti. Escludendo di ritornare al fronte del de iure condendo, anche se il gruppo delle atesine Raiffesen si è pronunciato a favore di una revisione del faticoso assetto normativo raggiunto, è giusto per ora  procedere a legislazione vigente.

Ho dunque letto con attenzione i comunicati stampa rilasciati dopo questo importante passo, necessario prima di convocare le assemblee per l’approvazione definitiva della riforma da parte dei soci delle Bcc.

E qui mi sono presto arenato, non trovando altro che affermazioni plaudenti e altri compiacimenti. Il massimo riserbo riguarda invece le condizioni alle quali siano state o meno subordinate le predette autorizzazioni: di miglioramento della governance, di controllo dei rischi, di recupero di redditività, di rinnovamento tecnologico e di rafforzamento patrimoniale.

Mi sono infatti ricordato delle parole pronunciate dal Governatore Visco nelle Considerazioni Finali del maggio scorso circa la condizione del credito cooperativo, quando ha osservato, tra l’altro, che

“Per un settore quale quello del credito cooperativo procedere con operazioni di aggregazione è una necessità urgente. Nell’ultimo decennio la patrimonializzazione delle BCC ha risentito del basso flusso di auto-finanziamento e dei vincoli normativi al ricorso al mercato dei capitali. Il coefficiente di solvibilità è cresciuto di soli due punti percentuali, mentre per il totale del sistema bancario l’aumento è stato di circa sette punti. Ne è derivato altresì un limite alla capacità di far fronte al peggioramento della qualità dei prestiti: oggi le BCC registrano un’incidenza delle esposizioni deteriorate più elevata e un tasso di copertura più basso rispetto alla media di sistema.”

Sono valutazioni molto critiche che toccano l’equilibrio essenziale di ogni banca, vale a dire la relazione tra Rischio, Reddito e Patrimonio.

Posto che difficilmente queste fragilità d’ordine strutturale siano state, anche in parte, risolte in un paio di mesi, sarebbe più che opportuno svelare l’arcano, affinche’ soci, depositanti e mercato conoscano al più presto la portata degli interventi per adeguarsi ai vincoli delle Autorità e comprendano i rischi del percorso delle neonate capogruppo e rispettive Bcc verso il nuovo assetto.

Soltanto così l’informazione assume il valore di strumento utile per decidere consapevolmente in assemblea, in funzione degli obiettivi di razionalizzazione e di rilancio, da ritenere indefettibili. Si veda anche su questa piattaforma La banca che ci piace è verde.

Il silenzio invece alimenta l’alone di mistero e passare dal mistero alla rivelazione assume significato soltanto nelle questioni di fede, cosa della quale, nell’ambito del nostro un po’ dissestato banking cooperativo, non abbiamo certamente bisogno.

Una maggiore trasparenza anche su questo genere di notizie appartiene alla tutela del risparmiatore e allo sbandierato bisogno di curare al meglio la sua educazione finanziaria.

Suggerisco quindi di navigare sui siti di Iccrea e Ccb, nonché su quelli delle Autorità per conoscere quanto prima che cosa venga specificamente richiesto al credito cooperativo affinché consegua maggiore stabilità ed efficienza.

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