martedì, dicembre 18

Biennale di Architettura: Icaro a Venezia

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Tempo di lettura due minuti.

Non sono un esperto di arte, ma un appassionato della Biennale d’Arte e della Biennale di Architettura che si alternano ogni due anni a Venezia, si’.

Sono propagandate come la summa della contemporaneita’ a livello mondiale e probabilmente lo sono.

Il mio e’ puro divertimento a capire l’incomprensibile, a trovare una ragione a forme bizzare e astruse, che pure riescono a nascondere significati elementari e chiari.

La Biennale si svolge ai Giardini e questo ha il grande vantaggio di consentire la ri-scoperta di un’area di Venezia non devastata dal turboturismo che nel giro di pochi decenni ha raggiunto i 10 milioni di arrivi l’anno, una enormita’ perche’ la citta’ e’ sempre la stessa.

Altre installazioni sono collocate sempre nell’area e consentono di visitare Cannaregio e Castello, sestieri decentrati rispetto all’area tra Rialto e San Marco ormai inaccessibile per gran parte dell’anno.

 

Lungo la riva dei 7 Martiri e’ adagiata questa strana e nitida struttura di un’artista olandese che crea subito una simmetria tra Rotterdam e Venezia: ambedue citta’ di mare, che devono al porto la loro storia e il loro sviluppo plurisecolare.Si intitola The Port and The Fall of Icarus, un accostamento ardito che dipana un preciso significato passando per secoli e secoli di storia.

Una griglia geometrica ben definita in un acciaio speciale che resiste alla corrosione e al tempo. Sette stanze interconnesse (in ricordo dei 7 partigiani trucidati dai nazisti) che offrono una prospettiva diversa della laguna ogni volta che si entra ed esce da questo piccolo labirinto.

Una perfetta combinazione della logistica che implica l’attivita’ portuale e che deve assicurare sempre condizioni di efficienza e sicurezza. Tutto pero’ porta a considerazioni dinamiche di sostenibilita’, con le quali da tempi Venezia si confronta e che purtroppo sono di grande attualita’ dopo i tragici eventi di Genova.

Per dirla con gli autori: “The grid of rooms represents the rationality behind the technological and economic advancement of the port development; an efficient logic of logistics that can expand and occupy any territory. However, the interruption manifests a moment of friction when the accelerated development of the port is opposed with other forces, such as living conditions of the workers, environmental constraints, and political and economic crises.”

Fin troppo evidente il messaggio celato in queste forme interconnesse: diventa tutto molto fragile, quando non si governano piu’ i fenomeni, si finisce come Icaro che per ambizione ed incoscienza precipito’ in mare.

 

 

 

 

 

 

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