martedì, dicembre 18

Il famoso e spesso disconosciuto Fattore C nella fotografia

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Tempo di lettura quattro minuti.

In fotografia il “Fattore C” è solitamente indicato per descrivere un’immagine creata con l’aiuto del caso. L’accadimento è molto più frequente di quanto si possa immaginare e, nella fattispecie, il “fattore” non è mai dequalificante.

La pura casualità in uno scatto può ripetersi, ma non sempre è immediatamente riconoscibile e poi è difficilmente ammessa dal fotografo.

Nella pratica sono molte le possibilità che una foto possa essere influenzata da accadimenti imponderabili; quantunque frutto di combinazione di letture inconsce presenti nell’intimo di chi opera. Di solito il fotografo fa una lettura di scene oggettive, ma che spesso si associano ad occasionalità. Il punto è trovarsi in un dato momento in un certo posto, con la giusta carica, mentre succede o non succede qualcosa.

Anche prevedere un avvenimento o una semplice azione, scegliendo tempi, punto di ripresa, ottica e diaframma, vedono irrompere con prepotenza una componente casuale.

Per non parlare dei casi inebrianti, di quelli che generano quella “ipnosi creativa” che porta ad abbandonare ogni regola. Confessi chi non si è ubriacato fotograficamente almeno una volta.

Nello “street” capita che il riconoscimento di una scena lungamente sperata, magari già vista in riproduzioni di affermati autori, possa consentire foto idealizzate. Quasi mai però il risultato è scontato, perché difficilmente si creerà una copia identica di uno scatto famoso. Nel nostro scatto ci sarà sempre qualcosa di casuale, diverso, personale.

L’immagine non banale può nascere anche in foto di studio se influenzate dal momentaneo stato d’animo di chi fotografa e/o del modello. La condizione psicofisica di chi è in campo talvolta induce a originalità sperimentali che illuminano nuovi orizzonti creativi.

Nel reportage o nelle foto d’azione, talvolta l’intuizione è costituita da un insieme di elementi che portano a immaginare ciò che corrisponderà di lì a poco al vero. Altre volte  piccoli e voluti artifizi aiutano a creare qualcosa che si allontana dal reale. Anche se difficilmente potrà dirsi che una foto è stata completamente costruita, perché vi saranno sempre elementi fortuiti, combinati o collegati. Non ultima l’intuizione del momento stesso  dello scatto.

Con le attrezzature moderne, spesso si punta su scelte tecniche non sempre governabili, in parte anche casuali legate al settaggio semiautomatico della macchina, all’angolo di ripresa, al valore di ISO selezionato a monte e quant’altro. Concentrarsi nel catturare un’azione impone tuttavia e sempre più spesso la rinuncia ad operare in “manuale”, puntando molto nella fortuna. Accade anche nelle foto di paesaggio, quando eventi atmosferici mutevoli innovano continuamente particolari e temperature del colore, squarci nel nuvolo generano ombre improvvise e imprevedibili o fugaci coni di luce.

Intuito e mestiere

Quante volte ci si trova in balia delle bizzarrie del vento che spinge le vele all’estremo! E magari d’improvviso si creano forme stranissime che restano fissate in una foto unica. E’ vero che il “mestiere” aiuta, ma molto spesso è il caso che domina. Anche se l’esperienza affina l’intuito, lo scatto di una fotografia rimane il congelamento di un momento che non consente riprova.

In vena di creatività si scelgono settaggi orientati a scatti estremi, con abbinamenti che non assicurano certezze di risultato, bensì possibilità che accada qualcosa che solo s’immagina o si spera.

In altre occasioni, magari nel paesaggio urbano, l’apparizione di un’automobile, di un bus o di ciclomotore o altri dettagli possono creare un insieme imprevedibile che attira l’attenzione dell’osservatore.

Come pure la tinta in un caseggiato, nei panni stesi, in una bandiera che sventola, in una scritta sul muro o un vetro sporco che imprevedibilmente appanna una visuale, o il riflesso  di un’ immagine in una casuale chiazza d’acqua di pioggia appena passata.

Spesso ci muoviamo con occhi che vorrebbero possedere le molteplici visuali di una mosca, ma le nostre visioni restano parziali e negli scatti molto va al caso.

Confessiamo! Quante volte ci è capitato di leggere a posteriori dettagli non visti in fase di ripresa. O averli addirittura considerati elementi di disturbo. Ciò che registriamo sarà sempre frutto della nostra mente, filtrato attraverso la cultura e la sensibilità di ciascuno di noi e dell’alea che accompagna ogni cosa.

E poi, dulcis in fundo, c’è anche il fotografo “baciato”, quello vero, colui che ha quel quid in più che gli consente una creatività/reattività naturalmente superiore. L’eletto costituisce l’eccezione che rimane fuori da qualunque schema, grazie agli elementi “speciali” del suo fortunato DNA.

Per concludere, se osserviamo bene scopriremo che sono tanti  i “Fattori C” presenti in fotografia. In piccolo anche nelle nostre e, nel caso dei più avvezzi e fortunati, non resta che procedere a un confronto, per trovare quello che si è casualmente palesato!

Buona luce a tutti.

 

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