martedì, dicembre 18

Un libro, un’impresa: Scampia vissuta da un prete, raccontata da un giornalista

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Tempo di lettura due minuti.

Con Andrea Manzi, giornalista, siamo amici da una vita. Tempo fa mi ha regalato il libro “Gesu’ e’ piu’ forte della camorra”. L’ho letto con avidita’.

Domenica 30 settembre, alle 17,30, presentera’ la seconda edizione. La manifestazione si svolgerà a Villa di Briano, nella residenza confiscata ad Antonio Iovine, tra i capi più temuti del clan dei Casalesi. Nel libro, la storia dei sedici anni vissuti da un prete, don Aniello Manganiello, a Scampia. Anni vissuti lottando contro la criminalità, con difficoltà, sconfitte, ma anche clamorose dissociazioni e pentimenti di criminali.

Non diro’ che e’ un libro bello. Non sarebbe il caso. E’ un libro intenso e interessante che mi ha colpito. Innanzitutto per lo stile incalzante, per la passione delle vicende raccontate come una storia vissuta in un film verita’. L’esperienza di don Aniello e’ sul campo e dimostra che la camorra si puo’ sconfiggere e che dalla camorra si guarisce. L’altro aspetto che rende unica la sua vita e questo libro da romanzo contemporaneo e’ che sfata molti miti nella lotta alla camorra. Ero certo che la questione ormai fosse un topos della sinistra, della sua morale e dei suoi valori. In realta’, così come viene intesa da molti a sinistra, e’ una guerra piu’ di parole, di convegni, di manifestazioni che di fatti. Cade anche il mito di Roberto Saviano che ha raccontato Gomorra, ma conosce poco Scampia, il suo degrado e di come si vive e si ama in quel luogo.

Droga e camorra sono la morte di Napoli. Vangelo e lavoro sono la resurrezione. Il messaggio di don Aniello e’ in queste poche parole ricche di impegno e concretezza. Sono originario di un paese poco distante da Scampia e non ci sono mai stato. Non credo che ci andro’ e non credo che una sola visita valga il merito di chi come don Aniello vi e’ stato 16 anni, prima di essere trasferito a Roma e poi a Pescara. Conosco però l’humus sociale, politico ed economico di cui si nutre la piovra della criminalità. Gli anticorpi non mancano mai e su di essi bisogna fare affidamento. A Scampia ci sono stati, in 5 visite pastorali, 3 Papi e alle ultime elezioni politiche gli elettori hanno votato in massa (62%) i 5 Stelle. E come ci ricorda don Aniello l’80% dei residenti sono gente onesta.

Scampia è simile a tante, troppe periferie delle grandi città italiane, che ne condividono il disagio e il degrado. Sono luoghi feriti ma non morti. Don Aniello ha dimostrato che la natura umana, in quel luogo come altrove, sa reagire e riscattarsi se qualcuno è pronto ad aiutare con esempi concreti: librerie, cinema, campi di calcio, oratori, luoghi di incontro, scuole. In conclusione, fa riflettere che Scampia sia diventata solo un luogo di culto negativo grazie a Gomorra e al famelico bisogno della TV e del cinema di fare audience e soldi. Un mito da sfatare e un esempio da replicare grazie alla lettura del libro e alla vita di un prete generoso e attento agli altri.

Io intendo raccontare questa vicenda come storia d’impresa. Un’impresa di legalità, di civiltà. Di amore. Un nuovo tipo di start up, se si vuole. Da continuare e imitare altrove.

Buona lettura a tutti.

Voto: 4,5/5

 

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