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Banche, Tempo e Carige

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Pannello esposto in Palazzo Vecchio a Firenze

Tempo di lettura: quattro minuti.

Il Tempo è da sempre il maggior cruccio dell’uomo.

Definizioni, spiegazioni, misurazioni, riflessioni, attribuzioni, maledizioni, consolazioni, contraddizioni accompagnano la sua storia. Non è il caso di aggiungere altro.

Limitiamoci ad alcune oscurità riferite al tempo nel banking. Per l’individuo è senza dubbio generatore di ansie. Se debbo fare un pagamento e non ho il denaro entro in agitazione per guadagnare tempo. Se mi aspetto di ricevere una somma che non arriva mi logoro nel dubbio dell’affidabilità del mio debitore, contando il tempo. Senza parlare delle operazioni bancarie a trenta anni e oltre, dove si sconfina nella metafisica. Si può superare infatti la vita media della specie per entrare direttamente nella eternità del tempo bancario! E sempre più imprese si chiedono se tornera’ mai il tempo in cui le banche facevano credito.

Ancora banche nella nebbia

Ci sono altre circostanze che sembrano invece avulse dalla dimensione del tempo. Un mondo atemporale, dove ciò che accade sembra prescinderne: quello delle crisi bancarie ad esempio. Non si riesce davvero a farsene una chiara idea in ragione del tempo. A volte scoppiano quasi in tempo reale. Ieri la banca era sana e vigorosa. Oggi è defunta e pronta alla sepoltura. E non c’è stato il tempo per salvare tutti i risparmi.  Il Veneto bancario docet. Altre volte si discetta per lungo tempo di situazioni critiche notorie, senza raggiungere il punto di fusione. Quindi il risparmiatore marcia nell’incertezza se debba o meno ritirare i propri depositi. Misura i costi del trasferimento dei fondi, si fa prendere dal sentimentalismo per la sua vecchia, cara banca. Ci crede ancora. C’è ancora tempo per abbandonarla. Ma quanto tempo? I lustri della crisi senese, fino al sollievo per l’arrivo di Pantalone.

Dopo i tanti altri dissesti degli ultimi anni, permangono casi di banche al Nord, al Centro, al Sud, grandi e meno grandi, in condizioni di notoria difficoltà strutturale. Hanno platee di decine di migliaia di soci-clienti. Le loro azioni valgono un pugno di mosche. Sono costoro sufficientemente informati? Cerca ognuno di salvarsi da solo? O aspettano tutti assieme l’arrivo del cavaliere bianco, che comunque non li salverà gratis et amore dei? Ci sono reti di salvataggio, pronte a dispiegarsi? O si viaggia a vista? Scatterà ancora la mannaia europea della risoluzione? Della quale in molte parti d’Italia azionisti e obbligazionisti hanno avuto già dolorose esperienze.

Ci ritroveremo tra poco tempo in situazioni già vissute? Il tempo come dejavu. Con banchieri che nel frattempo tranquillizzano, si adoperano, si confrontano con autorità nazionali e sovranazionali in cerca della soluzione delle criticità. Alcune persone di prestigio sono in principio disposte a metterci la faccia, poi si ritirano. Con dignità, ma senza dare spiegazioni ed improvvisamente. Dobbiamo capire da soli che cosa non va in quella banca. Nessuno che c’è lo sappia dire in maniera definitiva. Perché gli aumenti di capitale non sono mai bastevoli? Che cosa è ancora nascosto negli attivi di alcune banche italiane? Quali e quanti sono gli asset non performanti, per dirla con brutta traduzione dall’inglese? Ce lo dirà il tempo!

 

Intanto, mentre si celebra il pranzo di Capodanno, il tempo nuovo inizia con il commissariamento di Carige, la grande banca genovese. Di doppio tempo, questa volta si tratta. Un primo tempo nel quale sotto la guida di un Presidente rimasto ai vertici per 50 anni, la banca si era espansa a dismisura per poi crollare per operazioni avventate già 5 anni fa, quando il suo storico banchiere fu cacciato. Un secondo tempo in cui la banca entra di nuovo in crisi, dopo un via vai di amministratori delegati, di audaci scorpori, di aumenti di capitale falliti e aiuti in extremis del sistema. Per tenerla in vita, esausta, per un altro po’ di tempo. La situazione cancella il proverbio latino che recita Ne bis in idem. Mai due volte la stessa cosa. Si è riusciti a duplicare il tempo della crisi. Il fatto è che la banca non è soltanto affare di qualche famiglia, ma di 55.000 soci. Che tempi li aspettano? Non c’era veramente modo di spendere meglio il tempo?

A volte alcuni banchieri ritornano sul palco in un carosello da pochade francese. I cavalli di ritorno, quelli che hanno storie incidentate e sono stati già accompagnati alla porta, rientrano in pista, tirati a lucido, pronti di nuovo alla tenzone. La posta non è però qualche donzella da torneo medievale. Ma di nuovo il risparmio. Il nostro risparmio. Per tutti costoro il tempo sembra acqua. Il passato non conta.

Aspettando Godot

Senza tempo sono certe posizioni di vertice delle banche. Banchieri che continuano ancora a sfidare e vincere il tempo. In sella da venti/trenta/quaranta anni. In molti, spesso loro in primis, sostengono le ragioni del rinnovamento e del ricambio. E parlano di fintech, start up, crowdfunding, digital payment e compagnia cantante. Chi ha esistenzialmente meno tempo, si propone ancora per il futuro.  Paradossale. Grottesco. Reale.

E ci sono anche le dinastie. Di padre in figlio. Con l’imperativo di durare il più a lungo possibile. Per la storicizzazione del banchiere. Per conquistare un luogo fuori dal tempo. Nessuno che chiede e ottiene che si facciano da parte in tempo, prima dei guai finali.

Infine le riforme bancarie. Popolari e cooperative. Auspicate, osannate. Indispensabili. Quindi urgenti. Marciano da anni, con punti di approdo che qualche Fata Morgana mostra ora vicini e netti, ora lontani e confusi. Senza tempo. Di programmi industriali ancora non si parla. Arriviamo, quando arriviamo. Nè un attimo prima, né un attimo dopo. Così saremo sempre puntuali all’appuntamento con il banking riformato. È il tempo lento del cambiamento. Dopo tutto.

Sta di fatto che nessuna riforma è stata ancora portata a compimento. Mentre non si sa se esse siano buone o cattive, viene già il tempo di riformare le riforme per quanto incompiute.

Che cosa dicono i media

E i giornali, quelli d’opinione e quelli specialistici, come raccontano questi eventi? Di solito nella stessa maniera, come storie quasi romanzate, di campioni, sotterfugi, manovre, colpi di scena, indiscrezioni, improbabili evoluzioni e probabili involuzioni. Provano a spiegare questi rumori di fondo. Ma non come andrà a finire la storia. E poi, specie a fine anno, quando è tempo di bilanci, compilano anche classifiche di top manager, ovviamente di quelli ai primi posti. I più virtuosi. Non di quelli nelle ultime posizioni, cosa che potrebbe mettere sull’avviso i clienti che il suo amministratore qualche malefatta l’ha compiuta. E che quindi bisogna fidarsi il giusto. La fiducia si manifesta come circolarità del tempo.

To be serious, non abbiamo presenti articoli sulle crisi che mettano espressamente in guardia e consiglino di spostare i risparmi non protetti presso banche più solide e diano notizia delle emorragie di depositi in corso nelle banche più chiacchierate. Anche questa è una dimensione atemporale del rapporto banca-cliente. Dopo tutto anche la speranza appartiene a una dimensione senza tempo. Fino a che il tempo non finisce e la realtà emerge nella sua crudezza.

Forse è venuto il “tempo di esserci” con più chiarezza di idee e maggiore determinazione per affrontare la nostra complessa questione bancaria. Ma senza scomodare Heidegger, il grande filosofo dell’Essere e del Tempo. Qui il problema è essenzialmente pratico e urgente.

Nei prossimi giorni altri articoli sul banking italiano.

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