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Mestieri poco noti: ispettori o sbirri?

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Tempo di lettura: quattro minuti. Test di leggibilità ***.

Chi è veramente l’Ispettore

C’è modo e modo di avviare, condurre e definire un accertamento ispettivo di vigilanza sulle banche. Ogni scelta può condurre a risultati diversi.

Chi non ricorda i prototipi letterari dell’ispettore? L’Ispettore-che-non-era-Ispettore di Gogol. Lo stralunato ispettore Clouseau, alias Pantera Rosa, mirabilmente interpretato da Peter Sellers. O lo sferzante Philip Marlowe nel Grande Sonno del 1939, il capolavoro noir dovuto alla penna di Raymond Chandler.

Potremmo andare avanti, senza tuttavia trovare la figura dell’Ispettore di vigilanza. I più benevoli potranno dire che è una figura di oggi e quindi è mancato il tempo per i dovuti approfondimenti letterari. I più smaliziati, invece, potrebbero suggerire che sono persone talmente riservate che neanche loro riescono a capire fino in fondo quello che realmente fanno. Figuriamoci gli altri, dall’esterno.

Anche il risparmiatore ne sa poco. E’ attratto da questa complessa figura soltanto quando scoppia una crisi bancaria. E si chiede perché nessuno se ne sia accorto prima. Ahimè!

Comportamenti inappuntabili

Chi è chiamato a svolgere un accertamento ispettivo deve agire con assoluta onestà intellettuale. Le radicali trasformazioni della finanza e dell’informatica richiedono un’ottima preparazione. Occorrono,inoltre, duttilità, intuito e fantasia. L’ispezione,tuttavia, non è un’arte soggettiva e creativa. È applicazione di tecniche precise, un lavoro metodico, con tanto olio di gomito sulle carte compulsate. Ho conosciuto gran parte degli ispettori dotati di queste virtù.

La vigilanza ispettiva non si studia a scuola. Ci sono corsi, è vero!  Ma, come in tutte le attività, un conto è dire e un conto è fare. È essenziale quindi nella formazione dei più giovani accompagnarsi inizialmente a veterani da poter emulare. Così apprenderanno silenziosamente e gradualmente il “mestiere” nei suoi molteplici aspetti. I giovani debbono però essere messi nella condizione di portare i loro contributi innovativi.

In sostanza, si va a casa di una banca per fare “le bucce” ai dirigenti e incutere timore per le conseguenze di comportamenti scorretti. Che paura! A volte, confesso, l’ispettore è il più impaurito di tutti.  Pensa in cuor suo di non esser in grado di scoprire i “peccatucci” della banca. Deve però segnare, fare gol. Può andare in ansia da stress, come un cannoniere di calcio, che non va in porta da settimane. Invece, deve stare calmo. Qualcosa uscirà. Calma olimpica, non calma piatta!

I “pierini” e i “primi della classe” sono sempre deleteri. Essi disattendono l’obiettivo della migliore comprensione possibile dei fenomeni che incontrano. È negativo anche trasformarsi in automi o robot. Costoro applicano acriticamente regole, senza alcun adattamento alla diversità delle situazioni. E ovviamente è da biasimare chi rinuncia al proprio spirito critico, adeguandosi alle spiegazioni della banca. Si è pubblici ufficiali, obbligati alla denuncia di ogni ipotesi di reato. Bisogna essere pronti a tutto, anche a situazioni grottesche e surreali. E spesso accade pure che l’ingegno sia una vera disgrazia!

E attenti a chi millanta credito. Sono i più difficili da capire e scoprire. C’è sempre qualcuno che parla e conosce Tizio, Caio, persone importanti e influenti.  Più probabile che siano stati una sola volta al loro cospetto in qualche conferenza pubblica, con annesso lunch di fine lavori.

Profilo basso e pedalare! E sangue freddo, anche davanti alle situazioni più impensate. Può capitare di ritrovarsi di fronte banchieri, già pesantemente accusati di misfatti e licenziati, di nuovo in pista, rigenerati. Gli stessi, come se nulla fosse, sono pronti a gestire di nuovo il risparmio degli italiani, in un’altra banca. Ad un ispettore può capitare anche questo. Provate a dire voi come vi comportereste.

Un organismo vivente

Mi piace immaginare la banca ispezionata come un organismo vivente complesso. Esso è formato da una testa, una bocca, un apparato digerente, un sistema depurante e così via. Tutto è sano oppure tutto è suscettibile di patologie più o meno gravi, curabili ambutorialmente o chirurgicamente. Quelle incurabili sono le più difficili da stabilire e portano alla eliminazione della banca dal mercato. È difficile redigere un referto di morte. Ma non si può nemmeno traccheggiare, rimandare se i fatti parlano e sono incontrovertibili.

Affascinante risulta, quindi, associare la portata di ogni elemento critico alle diverse funzioni svolte dai tanti soggetti chiamati a ricoprire ruoli gestionali importanti: direttivi, operativi, di controllo.Sara’ una metafora semplicististica, quella della banca antropomorfa, ma sono convinto che renda bene l’idea.

La domanda a cui è chiamato a rispondere l’ispettore è perché vi siano stati certi comportamenti anomali. E come si riflettono sulla salute della banca. In un accertamento ispettivo, diversamente dalle diagnosi della medicina, il malato di solito non accusa nè tantomeno confessa le patologie di cui soffre. Comunque, il controllato conosce se stesso sempre meglio dell’ispettore di turno. L’autodiagnosi dei suoi peccati è a lui nota.

Il controllore, invece, ha un’idea incompleta dello stato di salute che dovrà accertare. Solo la sua bravura e la trasparenza del malato porterà a stabilire una diagnosi certa e una terapia appropriata.

Risulterà sempre fondamentale l’attento studio preventivo della documentazione disponibile. La cartella clinica con l’anamnesi che condiziona ogni approccio. Ne deriveranno conclusioni che certificheranno corrette prassi di sana e prudente gestione. Ecco che ritorna la metafora medica dell’essere sani, attraverso uno stile vita attento, morigerato, prudente senza abbuffate di rischi indigeribili. In caso diverso, si avranno irregolarità evidenti per errori o manipolazione di dati.  Peggio ancora, potranno emergere rapporti con clienti discutibili ed opache commistioni di interessi.

Non sono da escludere tecniche dilatorie da parte del controllato. Le classiche “lepri” che direttori di banca più sgamati lanciano agli ispettori più sprovveduti. Se tu studi loro, loro studiano te, le tue carenze, i tuoi pregiudizi. Sono false piste che fanno intestardire e perdere tempo nel cercare quello che non c’è. Le lepri portano a trascurare controlli più importanti. Si tratta di sciocchezzuole del tutto ingenue, si scoprirà poi. Ma intanto il prodotto, intendo il rapporto finale, può risultarne irreversibilmente ammaccato.

Si deve prestare attenzione alle confessioni spontanee, alle delazioni e alle missive anonime. Sono situazioni generate da conflitti personali, guerre e guerricciole, interni alla banca. A posteriori può emergere qualche problema che era stato reso noto all’ispettore. Sfortunatamente, lui non l’aveva preso nella dovuta considerazione. Nulla per un Ispettore è peggiore di una buggeratura. Sarà costretto ad arrampicarsi sugli specchi, per spiegare perché aveva visto abbastanza, ma non aveva visto a sufficienza. Tirando in ballo le nebbie sollevate dagli ispezionati.

Bravi clinici, pardon bravi ispettori

Il reato di ostacolo alla vigilanza spiega a posteriori gli eventi più nefasti. Non mi hanno correttamente informato o, addirittura, mi hanno, dolosamente, fatto intendere fischi per fiaschi. E’ un aspetto molto grave del comportamento del banchiere. Ma è anche l’esito che lascia l’amaro in bocca all’ispettore. Egli non è riuscito a sollevare il velo sulle vere condizioni della banca! Deve ammettere il raggiro. Nessuno dall’esterno, però, è pronto a comprendere il nostro Ispettore, a giustificarlo. In fondo egli ha avuto a disposizione quantità di dati, notizie, informazioni, termini di confronto e strumenti vari di auscultazione. Come avrà fatto a non capire ?

L’ esperienza insegna che un efficace inizio del lavoro consente di isolare presto gli eventuali virus e le infezioni più gravi. Come fanno i medici, bisogna dar luogo a consulti, operando collegialmente. Diceva qualcuno che ora non rammento che bisogna essere indipendenti ma isolati mai !

Un bravo medico sa anche rassicurare i suoi assistiti.

Quindi, meglio essere “Ispettori” o “sbirri”? Senza dubbio la prima delle due. Ma, come in tutte le attività dell’uomo, l’efficacia dell’azione riposa sui risultati. Che siano il meno opinabili possibile!

La sfida è dunque sempre aperta. E, come si é dimostrato in recenti crisi bancarie, non sempre se ne esce vincitori. Ma il vero Ispettore è pur sempre un Ispettore Generale, per cultura ed esperienza. Impara a dissimulare per far cadere nel tranello gli altri. E fa attenzione a non cadere lui nelle trappole che dissemina. Altrimenti che Ispettore sarebbe!

La gratificazione massima non è trovare e attestare la buona salute della banca. L’Ispettore si impegna fortemente per imprimere una sterzata alla gestione, con reprimende e pistolotti ai dirigenti incapaci. Poi può capitare, tra crisi e malaffare, di restare impotenti di fronte allo sfascio. Non avrete mica capito che in quei casi la colpa è dell’Ispettore! Per carità! Le malefatte, spesso davvero troppe e gravi, sono degli amministratori della banca! Bisogna spezzare doverosamente più di una lancia.

All’Ispettore non resta che farsene una ragione e abbassare le ali. E aspettare un altro giro di giostra, un’altra verifica, un’altra banca. Perchè la cosa più difficile è imparare dai propri errori, dandone dimostrazione. Egli sa perfettamente che, come in tutte le cose, errare humanum, perseverare diabolicum. Non sarebbe meglio rinnovarsi, allora?

Le foto, realizzate da Salvatore Clemente,  raffigurano opere esposte al MAXXI di Roma nell’ambito della “Antologia” di Bruno Pellegrin, aperta fino al 10 marzo prossimo.

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