mercoledì, Giugno 26

Potremmo mai fare a meno della Banca d’Italia?

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Tempo di lettura: cinque minuti.

What If

Oggi proviamo a compiere un esercizio intellettuale. Gli economisti la chiamano “What If Analysis”. “Che cosa succede se…”

Si tratta di porre in campo questioni anche provocatorie per poi rispondere in modo razionale. Per esempio:”What If” se il Sahara viene coperto per intero dai pannelli solari? “What If”, che cosa accade alla nostra sanità e alle nostre pensioni se una manipolazione genetica eleva le aspettative di vita a 120 anni? Si tratta quindi di storie controfattuali, utilissime sul piano delle ipotesi accademiche. Esse sono probabilmente utili anche su aspetti più concreti. Per certi versi, con questo metodo, ci si avvicina molto più di quanto si pensi alla realtà dei nostri tempi.

L’esercizio e’ molto diffuso nei club finanziari e accademici del nostro Paese. L’obiettivo è far  digerire ai contribuenti misure drastiche a loro carico. Paventano catastrofi finanziarie, nel caso in cui non facciamo una certa cosa. Che cosa accade se non tagliamo le pensioni? E se lo spread aumenta? E se non salviamo una banca fallita?

A volte sembra di sentire l’avvocato Azzeccagarbugli che, appunto, c’azzeccava sempre. Poi pensi che non e’ possibile perche’ coloro che credono in queste analisi non sono avvocati imbroglioni, ma stimati economisti.

Comunque, una volta inteso il meccanismo, vediamo se e’ possibile usarlo dal punto di vista istituzionale.

Diamo per scontata la conoscenza delle funzioni di una Banca Centrale. E del ruolo che storicamente ha svolto nei sistemi economici capitalistici sin da quando fu fondata la svedese Riksbank. Essa è la banca centrale più antica del mondo, avendo quasi 350 anni di vita. In Inghilterra, nacque, pochi anni dopo, la Bank of England, affettuosamente chiamata The Old Lady e il primo Governor fu addirittura Isacco Newton. In Italia arrivammo, senza averne una, fino al 1893. Gli Usa attesero altri venti anni prima di creare la Federal Reserve.

Londra, La Banca d’Inghilterra

Ed allora che cosa accadrebbe in Italia se non ci fosse più la Banca d’Italia? ” What If”, appunto se, per qualche astrusa magia, essa scomparisse?  Si starebbe meglio o si starebbe peggio? Dato che, nell’ipotetico scenario, verrebbe a mancare la governante dei destini economici e finanziari degli italiani. Potremmo fare a meno di una Mary Poppins così presente, assidua, accorata, benevola, seria, competente, responsabile, baluardo di prestigio internazionale ed ultima Thule della nostra democrazia? Essa entra in gioco quando la politica si imballa su qualche dilemma irresolubile. E non sa più trovare il bandolo della matassa tanto da essere costretta ad attingere alla sua classe dirigente. Limitiamoci a qualche cosa di più immediata comprensione. “What If” se gli italiani fossero chiamati ad essere unici responsabili delle loro scelte su come impiegare i risparmi.

Non è una boutade nè tantomeno un fuoco di artificio di fine anno, ma un ragionamento, un’opinione. Forse anche degna di attenzione, ove si riesca a superare l’implicito shock emotivo che il problema suscita. Vediamo brevemente perchè.

BCE e BCN

La politica monetaria, la stampa delle banconote, la gestione della liquidità delle banche, la stabilità finanziaria, la vigilanza sono da anni condivise a livello di Unione Europea e di Banca Centrale Europea. Alcune trasformazioni istituzionali e normative occorse nell’ultimo quinquennio hanno avuto effetti rilevanti sulla nostra vita quotidiana. E li avranno in futuro. Le politiche europee sugli aiuti di stato, la Sepa, l’Unione Bancaria, con i meccanismi di risoluzione delle crisi bancarie si completeranno con l’assicurazione dei depositi a livello continentale. La strada tracciata porterà ad altri accentramenti di potere in capo agli organismi europei.

La BCE si avvale delle banche centrali nazionali per operare. E’ indubbio, però, che è in atto da tempo un processo di sottrazione di funzioni che le Banche Centrali Nazionali hanno da sempre svolto.

Roma, La Banca d’Italia

E in Banca d’Italia?

Parallelamente a questo fenomeno, la Banca d’Italia ha sviluppato negli ultimi anni una serie di funzioni che prima non svolgeva o che aveva, ma in modo residuale. Esse sono: controlli antiriciclaggio, tutela del consumatore, trasparenza bancaria, sorveglianza sul sistema dei pagamenti, educazione finanziaria.  Altro ancora potrà essere aggiunto nel tempo.

Ora il filo conduttore di tutte queste funzioni è la protezione del consumatore, cosa che ha significato ex ante e si svolge sempre più in un quadro giuridico europeo. L’obiettivo è tutelare il contraente debole nei rapporti economici e migliorare la concorrenza. Ed ex ante vuol dire prima che i buoi scappino dalla stalla. Ex post la tutela del risparmiatore è, invece, blanda. Le forme di ristoro per azionisti ed obbligazionisti a seguito dei fallimenti bancari degli ultimi anni non sono mai soddisfacenti. E si stanziano ancora fondi a carico del bilancio dello Stato. Ex post fioriscono anche le Commissioni di inchiesta per chiarire le responsabilità degli accadimenti. In poco tempo ne abbiamo avute ben 5: una parlamentare, una della Regione Toscana, una della Regione Marche e due della Regione Veneto. E pare che non siano finite. E ovviamente non fanno bene alla reputazione.

Questo è lo stato dell’arte nel nostro Paese. Su di esso si innesta, come detto, una stagione di riforme europee per proteggere i diritti dei risparmiatori in modo sostanziale.

Il mainstream normativo, già notevole dai primi anni 2000, è destinato ad aumentare. Questa tendenza è giudicata financo eccessiva. Infatti, sono regole che debbono applicarsi in modo pressochè uniforme ai 28 paesi dell’UE. E’ un mercato di 500 milioni di consumatori, il più ricco al mondo. La messa a punto di regole standard, per sottrarre spazi alle discrezionalità nazionali, è il vero ed innovativo tesoro europeo.

Prima di questa ardita costruzione normativa, più o meno dal dopoguerra, molto era nelle mani dell’ABI, associazione di categoria delle banche. L’ABI interveniva in due modi, tramite gli accordi e le norme bancarie uniformi (NBU). Gli Accordi interbancari creano in capo alle banche impegni reciproci, condizioni generali, clausole di esclusiva. Gli Accordi servono per l’effettuazione di operazioni e di prestazione di servizi. L’ABI, inoltre, elabora aggiorna e diffonde condizioni generali di contratto. Sono relative a una serie di operazioni bancarie poste in essere dalle banche con i propri clienti.

Tale attività è attinente ai rapporti negoziali intercorrenti con la clientela. E ha comunque l’effetto di coordinare i comportamenti contrattuali delle banche associate. Oggi è azione residuale e comunque da collocare all’interno del quadro giuridico europeo, prima richiamato.

La tutela del risparmio è ormai europea

La garanzia per il risparmiatore  non risiede tanto nella nostra banca centrale di farci da Royal Nanny nè nella sua missione di prendersi cura di noi dall’infanzia alla vecchiaia finanziaria. E’ l’ancoraggio del nostro paese alle regole europee, in vigore e in divenire, che ci rassicura.  Per quanto le stesse regole siano davvero poco conosciute.

Francoforte, la Bundesbank

Sembra addirittura che si cerchi di non farle conoscere adeguatamente. Basta consultare uno dei tanti programmi di educazione finanziaria. Quasi fingono di ignorare la portata di una regolamentazione tanto importante per il processo di inclusione europeo.

Vi sono materie di informazione e di formazione del cittadino risparmiatore che richiederebbero di essere trattate come ineludibili linee di indirizzo. Tanto per esemplificare, citiamo i vantaggi della moneta elettronica,del conto di pagamento e gli obblighi degli intermediari di offrirli come prodotti di base. Ricordiamo pure l’ultima realizzazione: la piattaforma dei pagamenti istantanei (TIPS), che sembra partita a rilento. Più in generale, sono da far capire meglio i rischi del risparmiatore in regime di bail in. Il pericolo di detenere i risparmi in banche poco efficienti e, ancor peggio, piene di ancora irrisolte e gravi criticità deve trovare modi più adeguati di conoscenza. Pena ritrovarsi davanti a improvvise e sgradevoli sorprese. La lista degli argomenti potrebbe ulteriormente arricchirsi.

Certe nostre ritrosie istituzionali ad affrontare questi temi secondo una prospettiva sovranazionale appaiono poco spiegabili. Come dimostra l’insistenza con la quale si compilano lunghi elenchi dei compiti della Banca d’Italia.  Per dimostrarne istituzionalmente l’irrinunciabilità. Non sempre questi elenchi sono di immediata comprensione per il consumatore.  Come non lo sono altre asettiche e complesse modalità di comunicazione delle azioni svolte.

La Royal Nanny dovrebbe soprattutto svolgere il compito della divulgazione di queste regole e del loro enforcement. E prendere nettamente posizione contro alcune delle ancora numerose peculiarità nazionali. Esse non ci aiutano a scegliere prodotti e servizi bancari ne’ più sicuri né meno costosi.

Potremmo così superare l’ultimo “What If” che qualcuno ci ha rivolto e al quale non abbiamo saputo dare risposta. Che cosa succederebbe ai nostri risparmi se per un anno sabbatico la nostra autorità si assentasse dall’esercizio delle sue residuali prerogative. Che cosa accadrebbe se il cittadino si riprendesse la responsabilità delle proprie decisioni finanziarie, contando essenzialmente sulle più oggettive regole di tutela europee. Forse nulla? Lasciamo il lettore a riflettere su questo interrogativo.

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