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Sostenibilità. Tutti ne parlano, ma che cos’è veramente?

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Tempo di lettura: sette minuti. Test leggibilità **.

Un libro importantissimo con risvolto pratico

Grazie alla sezione italiana della System Dynamics Society e all’editore Guerini Next, i lettori italiani possono finalmente accedere a uno studio fondamentale sulla sostenibilità condotto da una delle più brillanti e originali studiose di fenomeni sociali, economici e ambientali. Si tratta di Donella H. Meadows, prematuramente scomparsa nel 2001.

Il libro è Pensare per sistemi. Interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile, con prefazione di Carlo Petrini. Esso riprende e approfondisce i temi sollevati dal primo lavoro della studiosa e della System Dynamics Society, dal titolo I limiti della crescita (1972, edizione Lu.Ce, 2018). Fu un bestseller internazionale che indirizzò il dibattito verso il tema della sostenibilità.

Pensare per sistemi è un libro di una certa complessità, ma con il grande merito di offrire un approccio sistemico alla sostenibilità che è proprio quello che manca nell’azione istituzionale e degli operatori.
Il libro ha anche un fondamentale risvolto pratico-operativo.
In ogni aspetto delle sue argomentazioni, l’autrice cerca di individuare i “punti di leva del cambiamento”.
Sono quei luoghi di un sistema complesso in cui un piccolo intervento può portare a grandi e durature trasformazioni.

Tra i molti argomenti trattati abbiamo scelto le riflessioni della Meadows sul tema dei beni comuni, centrale per ogni discorso sulla sostenibilità e, purtroppo, andato un po’ in ombra negli ultimi anni.

E ciò, nonostante il fatto di essere stato per molto tempo alla ribalta del dibattito internazionale e aver portato ad Elinor Ostrom, una delle maggiori studiose del governo delle risorse, il premio Nobel 2009 per l’Economia.

Lo abbiamo scelto anche in relazione all’uscita di due libri per i tipi di goWare: Beni comuni. Diversità, sostenibilità, governance. Scritti di Elinor Ostrom a cura di John Akwood e Omnia sunt communia. Il dibattito internazionale su commons e beni comuni a cura di Lorenzo Coccoli.

 

Dal libro della Meadows, commentiamo il capitolo “La tragedia dei beni comuni”, ringraziando Joshua Volpara di Guerini Next per averci reso disponibile il testo per la pubblicazione sul nostro blog. Merita un elogio anche il Chapter Italiano della System Dynamics Society per aver portato questo studio ai lettori di lingua italiana.

La Slinky

La Meadows usa il gioco della Slinky come paradigma della sua teoria dei sistemi.Scrive: “All’inizio delle mie lezioni sui sistemi, spesso tiro fuori una Slinky.Nel caso foste cresciuti senza averne una, la Slinky è una lunga molla libera, spesso colorata, che può essere fatta rimbalzare su e giù, da una mano all’altra o alla quale si puo’ anche far scendere le scale… Cosa fa rimbalzare su e giù la Slinky? La risposta sta chiaramente nella Slinky stessa. Le mani che la manipolano, trattengono o liberano un comportamento latente nella struttura della molla”.

Questa è l’intuizione centrale della teoria dei sistemi.

Quando si innesca la tragedia dei beni comuni

Donella Meadows

Importanti sono le sue considerazioni sui decisori a razionalità limitata, come avviene nella cosiddetta tragedia dei beni comuni.

La trappola si materializza quando si innesca un’escalation, in un ambiente condiviso soggetto a erosione.

L’ecologo Garrett Hardin ha descritto il sistema delle risorse comuni in un articolo del 1968, divenuto un classico, usando come esempio un terreno di pascolo comune.

“Immaginiamo un pascolo aperto a tutti. È ragionevole pensare che ogni allevatore tenterà di portare al pascolo il maggior numero possibile di capi di bestiame… Esplicitamente o implicitamente, più o meno coscientemente, si domanderà: «Quale utilità ho nell’aggiungere uno o più capi alla mia mandria?”

Dal momento che l’allevatore beneficia del ricavo della vendita di quel capo aggiuntivo, l’utilità positiva è quasi +1. Dal momento, tuttavia, che gli effetti del sovrapascolo sono condivisi tra tutti, l’utilità negativa per la decisione dell’allevatore è solo una frazione di –1.

L’allevatore razionale conclude che l’unica cosa sensata per lui sia proprio quella di aggiungere un altro animale al proprio gregge. E poi un altro, e un altro ancora. Ma questa è la conclusione alla quale giunge ogni singolo allevatore che condivide il pascolo. E qui sta anche la tragedia.

Razionalità limitata

Ognuno è chiuso in un sistema che gli impone di aumentare la propria mandria senza limiti , in un mondo che è limitato. La rovina è il punto di arrivo verso cui tutti corrono, ognuno perseguendo il proprio migliore interesse. È un esempio di razionalità limitata, in poche parole.

In ogni sistema di beni comuni c’è una risorsa condivisa, nell’esempio il pascolo. Per avviarsi verso la “tragedia delle risorse comuni”, la risorsa condivisa deve essere non solo limitata, ma anche soggetta ad erosione, se sovra-sfruttata.

Vale a dire, oltre una certa soglia, minore è la risorsa, più bassa è la possibilità della stessa di rigenerarsi, più alta la probabilità che venga distrutta.

Sempre in tema di pascolo, quando c’è meno erba, le mucche mangiano anche la base dello stelo da cui nasce la nuova. Le radici si indeboliscono e non sono più in grado di proteggere il suolo dall’erosione esercitata dalle piogge. Con meno terra, l’erba cresce meno e il terreno diventa più friabile. È un circuito retroattivo autorinforzante, che corre in discesa.

Un sistema di risorse comuni è caratterizzato da utilizzatori di risorse (le mucche e i proprietari), che hanno buone ragioni individuali per accrescerne l’uso singolo.

Lo faranno a un tasso che non è influenzato dalle condizioni delle risorse comuni. L’allevatore e la mucca non hanno nessun incentivo, nessun circuito retroattivo forte, tale da bloccare il sovra-pascolo. Al contrario, hanno tutto da guadagnare.

Lo speranzoso migrante in Germania non aspetta altro che beneficiare delle generose leggi sull’accoglienza. Non ha ragione di considerare il fatto che troppi immigrati spingeranno inevitabilmente il governo a rendere le leggi più restrittive. Al contrario, proprio la convinzione che la Germania stia prendendo in considerazione tale alternativa è una ragione in più per correre in Germania!

La mancanza del circuito di retroazione

Sicuramente, penserete, nessun gruppo di persone può essere così miope da distruggere le proprie risorse comuni. In assenza di un circuito di retroazione che limiti lo sfruttamento delle risorse, non è così:

• l’accesso incontrollato ad un parco nazionale può portare a tale afflusso di folla da distruggerne le bellezze naturali;

• tutti hanno un vantaggio immediato nel continuare a utilizzare carburanti fossili, sebbene l’anidride carbonica prodotta sia un gas a effetto serra, con effetti sul cambiamento climatico;

• se ogni famiglia può avere tutti i figli che vuole, la società nel suo insieme può non essere in grado di sostenere i costi di educazione, assistenza sanitaria e protezione ambientale per tutti i bambini. Il numero dei nati può superare la capacità della società di sostenerli tutti.

La tragedia è in agguato anche nell’uso di discariche comuni, luoghi condivisi in cui è possibile smaltire rifiuti inquinanti singolarmente.

Una famiglia, un’azienda o una nazione può ridurre i propri costi, aumentare i propri profitti o crescere più velocemente di altre, se può fare in modo che l’intera comunità assorba o gestisca i suoi scarti.

In questi casi, il circuito di retroazione che influenza il tasso di utilizzo delle risorse comuni — che sia una fonte o una discarica — è debole. Il comportamento egoistico sarà sempre più conveniente di un comportamento responsabile nei confronti della comunità.

Strade da percorrere

Ci sono tre strade per scongiurare la tragedia dei beni comuni.

Educare ed esortare. Aiutare le persone a vedere le conseguenze di un utilizzo senza vincoli delle risorse comuni. Fare appello ai loro principi morali. Persuaderle ad essere moderate. Intimorire gli eventuali trasgressori con la disapprovazione sociale.

Privatizzare i beni comuni. Dividerli in modo che ognuno subisca le conseguenze delle proprie azioni. Se alcune persone mancano di autocontrollo per stare sotto i limiti della capacità di rigenerazione delle proprie risorse private, queste faranno danno solo a se stesse e non ad altri.

Regolare i beni comuni. Garrett Hardin descrisse questa opzione senza mezzi termini come «mutua coercizione, reciprocamente condivisa». La regolazione può assumere varie forme, da veri e propri divieti di determinati comportamenti all’imposizione di quote, permessi, tasse, incentivi. Per essere efficace, la regolamentazione deve essere rafforzata da controlli e sanzioni.

 

In termini di circuiti di retroazione, la prima fa appello morale alla preservazione della risorsa.

La seconda fa in modo che i vantaggi e i costi derivanti dall’utilizzo della risorsa ricadano sullo stesso decisore. Se ne abusa, si comporta irrazionalmente, cioè a proprio svantaggio.

La terza produce una retroazione attraverso il regolatore. Affinché questo circuito funzioni, i regolatori devono saper monitorare e interpretare correttamente le condizioni della risorsa comune, disporre di strumenti efficaci di deterrenza avere a cuore il bene della comunità.

Non possono essere disinformati, incapaci, deboli o corrotti.

L’opzione migliore: la coercizione reciproca

Alcune culture “primitive” sono riuscite a gestire per generazioni le risorse comuni, ricorrendo all’educazione e all’esortazione.

Garrett Hardin, tuttavia, non crede che questa opzione sia affidabile. Le risorse comuni protette solo dalla tradizione o da «regole d’onore» possono infatti attirare coloro che non le praticano. 

La privatizzazione funziona in modo più efficace, ma molte risorse comuni, come l’atmosfera e il patrimonio ittico, non possono essere privatizzate.

Rimane l’opzione di una «coercizione reciproca, reciprocamente concordata».

La vita è piena di accordi di coercizione reciproca, molti dei quali sono dati per scontati che raramente sono visti in questi termini. Ognuno di essi limita la libertà di abusare di beni comuni, mentre preserva la libertà di usarli. Per esempio:

• Lo spazio comune al centro di un incrocio trafficato è regolato da un semaforo. Quando è il nostro turno, si può attraversare l’incrocio in modo più sicuro di quanto sarebbe possibile se l’incrocio fosse libero nello stesso momento a tutti.

• L’uso comune degli spazi di parcheggio è regolato da parchimetri, che applicano una tassa e limitano l’occupazione ad un certo intervallo temporale. Il vantaggio è una maggiore probabilità di trovare un posto libero rispetto ad una situazione in cui non ci fossero parchimetri.

• È un reato prendere denaro a piacimento in una banca. Strumenti di protezione quali casseforti e sistemi di allarme, rafforzate da sanzioni penali, impediscono di trattare una banca come un bene comune. In cambio, il proprio denaro depositato in banca è protetto.

• Non si può trasmettere a piacere sulle frequenze radiotelevisive. È necessario ottenere un permesso da un’agenzia di regolamentazione. Se la libertà di trasmissione non fosse limitata, le frequenze sarebbero un caos di segnali sovrapposti.

• Molti sistemi di raccolta di rifiuti stabiliscono che le famiglie devono pagare in relazione all’ammontare di rifiuti che generano . Una risorsa comune in un sistema regolamentato fa pagare in relazione all’utilizzo del bene.

Una «coercizione reciproca, reciprocamente concordata», per ripristinare la retroazione mancante, opera in modo che ognuno subisca l’impatto economico del proprio uso dei beni comuni.

La maggior parte delle persone si attiene al rispetto delle regole, nella misura in cui tali regole siano state reciprocamente concordate e se ne capisca lo scopo. Ciò che pone costantemente in evidenza il tema dell’educazione e della informazione.

Tuttavia, tutti i sistemi di regolamentazione non possono fare a meno di utilizzare la forza coercitiva della sanzione per coloro che non cooperano.

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