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Un benessere che appaga

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Tempo di lettura:due minuti. Leggibilità **.
Un evento di tanti anni fa, sempre attuale.
Al mio amico Toti che mi ha saputo trasmettere un input particolare per scrivere una personale riflessione su un autore musicale che disdegna il termine di “Maestro”, e che seguo fin dal 1979 quando cantavo a perdifiato l’Era del cinghiale bianco: Franco Battiato.
Ovviamente, non sono in grado di accennare degnamente all’imponente opera artistica di Franco Battiato, quindi mi soffermerò a condividere una delle più belle emozioni. Quella che ho provato e che ancora sento quando rivedo l’evento musicale registrato al Teatro nazionale di Baghdad il 4 dicembre 1992, davanti a un pubblico non pagante, trasmesso da Videomusic, per portare all’attenzione il dramma di milioni di bambini di un Paese martoriato dalla guerra e dall’embargo economico. 
Un evento artistico e umanitario senza scopi politici che secondo me rimane tutt’ora unico nel panorama mondiale: “un ponte per Baghdad, per l’infanzia irachena per il piano di vaccinazione progettato dall’Unicef per due milioni di donne e bambini a rischio in tutto il territorio iracheno e per la campagna acqua pulita con il ripristino del depuratore di Bassora”.
Ricordo che in quell’occasione Battiato fu anche criticato, ma la Sua musica sublime è andata ben oltre le parole, fino a commuovere, affermando le Sue idee sull’ingiustizia di far soffrire gli altri per colpe non proprie. C’è sempre la possibilità di redimersi e se si tenta di salvare qualcuno non si deve pensare che un giorno questi potrà farci del male; lo si salva e basta. 
Un senso di appagamento etico ed estetico
Battiato ha trasmesso le sue idee con il suo potente mezzo musicale e a questo straordinario momento di aggregazione in terra irachena pretese che nessuno si presentasse in divisa militare o in armi, “non essendoci niente che impedisca ad una persona di aiutare chi la pensa in un modo diverso”.
Anche adesso, mentre tento di mettere insieme alcune parole che abbiano senso compiuto, risento nell’aria l’eco di quell’Oceano di silenzio, in tutt’uno con l’Orchestra dei virtuosi italiani e in duetto con l’Orchestra sinfonica nazionale irachena, che avvolge in un misticismo esclusivo.
Ci si sente rapiti dalla fantastica melodia, rievocando sensazioni che da un piccolo microcosmo portano a un magico universo che si contamina con il mondo orientale. 
Ascoltando L’ombra della luce, in arabo, Il re del mondo, Fisiognomica, Prospettiva Nevskij, I treni di Tozeur, Mesopotamia, E ti vengo a cercare, Gilgamesh, Schmerzen di R. Wagner, Plaisir d’amour di J.P.A.Martin, Gestille Sensucht di J.Brahms, Oh sweet were the hours di L.V.Beethoven, Come un cammello in una grondaia e Fog an Nakhal, brano tradizionale iracheno in arabo, sono portato a riflettere sul magico mistero di combinazioni liriche che regalano un indescrivibile, infinito, profondo benessere. Un benessere che appaga in tutto e per tutto, senza necessità di qualsivoglia, ulteriore esigenza.
Tale status, grazie a Battiato alimenta la mia tensione verso uno stile di vita e di pensiero che mi porti ad essere migliore, regalandomi evasioni uniche ed inimitabili dalla mediocrità quotidiana. 
Grazie a Battiato riesco pure a essere orgoglioso nel rivendicare il mio senso di appartenenza alla mia terra e nel coltivare l’antica, attuale lezione di Publio Terenzio Afro (185-159 A.C.) nell’Heautontimorumenos ( il punitore di se stesso): “homo sum, humani nihil a me alienum puto” (sono un uomo, niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me).
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P.S. – La foto di copertina è stata scattata da Salvatore Clemente, in occasione della cerimonia di consegna del “Premio Mario Francese“, assegnato quest’anno a Lucia Goracci, avvenuta al Teatro Santa Cecilia di Palermo il 26 gennaio 2019

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