mercoledì, Agosto 21

Tengai, robot reclutatore imparziale (Seconda parte)

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Tempo di lettura 6’. Leggibilità ***. Vai alla prima parte del post.

Se Tengai premia il curriculum

Il robot sociale Tengai può fare un grande lavoro. Nella selezione del personale vige spesso la discriminazione e l’arbitrio. La selezione del più adatto, che vige in natura, qui è sospesa. Un certo discrimine può essere ributtante e inaccettabile. È quello del colore della pelle, del genere, della provenienza e della fede religiosa o politica. Può esserci anche un discrimine più leggero ma altrettanto odioso. L’abbigliamento, la tifoseria di appartenenza, qualche dettaglio dell’aspetto. Il discrimine sopraffà le qualità, le competenze. Quando entra in atto, il curriculum di un candidato è carta straccia. Le varianti del discrimine sono infinite.

È anche vero che l’assunzione del personale è un momento molto delicato dell’attività di una organizzazione che deve soppesare molti fattori, anche di natura emotiva e caratteriale. Fattori difficili da predire sulla base di una conversazione di una mezz’ora.

Chi meglio di un sistema di intelligenza artificiale può lavorare sulla predittività e compiere una selezione corretta. Lo si può programmare per valutare effettivamente il profilo del candidato e le sue inclinazioni, prescindendo da ogni altra considerazione di natura discriminatoria?

Altra domanda. L’attuale livello dello sviluppo dell’intelligenza artificiale — che senz’altro può analizzare i dati e costruire delle previsioni con essi, meglio di qualsiasi team biologico — può esprimere una capacità di valutazione?

Secondo due aziende svedesi, l’una specializzata in robotica e l’altra nella ricerca e selezione del personale, la risposta è sì. Per questo hanno costruito e messo all’opera Tengai unbiased, una sorta di Amazon Eco con una simpatica faccetta, che può condurre un’attività imparziale di selezione del personale.

Alla ricerca dell’imparzialità

A partire da agosto 2018 Furhat ha stretto una collaborazione con TNG, una delle maggiori agenzie di collocamento svedesi. L’obiettivo di questa “partnership globale”, come si legge sul Blog di TNG, è quello di sviluppare «… congiuntamente il primo robot reclutatore imparziale [unbiased]al mondo».

A tale scopo le due aziende sembrano completarsi. Furhat possiede le competenze tecniche e la piattaforma robotica necessaria. TNG porta in dote esperienza nel reclutamento, nonché il know-how e il training ground adatto.

«Parte del processo per dar vita a questa visione è lavorare con aziende leader a livello mondiale come TNG. Siamo stati molto ispirati dalla loro visione di eradicare i pregiudizi dal processo di reclutamento. Alle persone possiamo dare una migliore possibilità di avere una carriera adeguata. Ai datori di lavoro una migliore opportunità di trovare candidati appropriati» — sottolineaSamer Al Moubayed, CEO di Furhat Robotics.

Per l’occasione, perciò, il robot della Furhat ha acquisito un’ulteriore connotazione: “Tengai unbiased”. “Unbiased” sta proprio per obiettivo, imparziale, scevro da pregiudizi. Il settore della selezione del personale non è nuovo a una ricerca di maggiore oggettività, benché sia soprattutto incessantemente proteso a perseguire una spasmodica efficienza.

Da tempo ha visto l’introduzione dell’automazione, vuoi per lo screening preventivo delle candidature, vuoi per la gestione e l’ottimizzazione degli organici. Sinora però tale automazione non si era spinta molto oltre la fase preliminare del processo di selezione o un lavoro di comparazione e analisi dei lavoratori, secondo innumerevoli parametri e metriche.

A un livello superiore

TNG una delle maggiori agenzie di collocamento svedesi, ha iniziato a usare Tengai nella propria attività con risultati ottimi.

Edman Källströmer, CEO di TNG, parla, a ragione, di “livello superiore”. Formalmente si riferisce ad istanze tese a venire incontro e soddisfare varie esigenze avvertite nel campo del reclutamento. Le principali sono l’imparzialità e la riduzione (se non l’eliminazione) delle discriminazioni, la diversità nei luoghi di lavoro.

Ecco come Källströmer spiega che cosa intende per portare a un livello superiore il lavoro della sua agenzia.

«La collaborazione con Furhat Robotics porterà il reclutamento imparziale al livello superiore. Abbiamo lavorato sul reclutamento imparziale per anni e abbiamo esaminato varie piattaforme di IA e soluzioni robotiche. Abbiamo appurato che il prodotto di Furhat è il migliore sul mercato. Con Furhat, possiamo creare un processo di selezione imparziale basato sulle competenze ed una esperienza del candidato nuova e più unica. Sarà un’esperienza che coinvolgerà ed entusiasmerà quanti cercano lavoro. La combinazione ci aiuterà a migliorare la nostra capacità di trovare i migliori candidati per i nostri clienti. Ci aiuterà anche ad accrescere la diversità nei luoghi di lavoro. È una tappa essenziale del nostro percorso e della nostra visione tesa a creare un mercato del lavoro più sostenibile».

A noi pare, invero, che il “livello superiore” cui fa riferimento Källströmer possa essere rinvenuto su di un altro piano. Nello specifico esso attiene alla capacità di Tengai (ancora da verificare) di interagire con il proprio interlocutore. Ancor più, se vogliamo, di interagire e al contempo di valutare il candidato, senza peraltro ingenerare in quest’ultimo fastidio o, peggio, un rifiuto.

L‘unicità di Tengai

È qui, come sanno bene anche presso TNG, che risiede la singolarità di Tengai. Come rimarca Charlotte Ulvros, Chief Experience Officer presso TNG:

«Si tratta di un’offerta assolutamente unica, poiché le attuali soluzioni di reclutamento legate all’intelligenza artificiale che il mondo delle risorse umane chiama robot sono in realtà prodotti di automazione. Tengai è un robot sociale tangibile ed avanzato con un’interfaccia umana — che viene considerata il prossimo traguardo all’interno del mondo tech». Ciò rende l’automa di Furhat un esperimento davvero peculiare dato che nessuno lo ha mai fatto prima d’ora».

Tengai ed i robot di ultima generazione, i social robot, mettono alla prova la nostra percezione degli automi. Sfidano anche l’immagine stereotipata di questi ultimi quali semplici dispositivi asserviti all’uomo. Il progresso dell’intelligenza artificiale muove di continuo il confine tra ciò che è (esclusivamente) umano e ciò che non lo è (più).

È facile sconfinare nella discussione relativa alle paure suscitate dall’automazione e la conseguente marginalizzazione dell’uomo. Tengai rappresenta, però, un buon esempio di quanto avanti si sia spinta l’IA nella sua rincorsa ad appropriarsi di porzioni di umanità.

Una rincorsa, del resto, che non pare volersi arrestare. Infatti combina due aspetti, due ambiti affatto naturali per l’uomo, mentre sinora apparentemente inconciliabili per le macchine. Quello del fare e quello del pensiero, l’azione e l’emozione.

Oltre la raccolta dei dati

In un articolo apparso tempo fa, The Simple Economics of Machine Intelligence, tre economisti dell’Università di Toronto hanno analizzato le attività umane mediante la “lente dell’economia”.

Hanno così individuato cinque elementi fondamentali che le rappresentano. «Tutte le attività umane — secondo gli autori — possono essere descritte da cinque componenti di alto livello: dati, previsione, valutazione, azione ed esito».

Ebbene, i tre economisti partono dalla precedente ondata di innovazione, quella che aveva aperto alla New Economy. Questa si era già resa responsabile della sottrazione alla potestà dell’uomo della prima componente: la raccolta dei dati. I dati sono ormai ampiamente assoggettati all’automazione.

Applicando le categorie economiche, essi proseguono, «L’economia della “New Economy” poteva essere [così] descritta ad un livello elevato. La tecnologia digitale avrebbe provocato una riduzione del costo della ricerca e della comunicazione. Ciò avrebbe portato a maggiore ricerca, maggiore comunicazione e più attività che vanno di pari passo con la ricerca e la comunicazione. Questo è essenzialmente ciò che è successo».

Ora, la nuova ondata di innovazione determinata dai progressi dell’Intelligenza Artificiale (machine intelligence) è sospinta fondamentalmente dalle capacità predittive di tali tecnologie. Queste sembrano attentare alla seconda delle cinque summenzionate componenti: la previsione.

La previsione

La rivoluzione dettata dall’IA sta provocando infatti effetti similari alla precedete trasformazione portata dalla New Economy. stavolta avviene, però, sul versante della previsione.

Pertanto, «… il cambiamento economico si incentrerà su una diminuzione del costo della previsione». Ed è quanto puntualmente sta avvenendo. I costi di beni e servizi fondati sulla previsione stanno rapidamente crollando. Gli esiti, ben noti agli economisti, risultano facilmente “prevedibili”.

«In primo luogo, inizieremo a utilizzare la previsione per eseguire attività in cui in precedenza non lo facevamo. In secondo luogo, aumenterà il valore di altre cose che risultano complementari alla previsione».

Di fatto le capacità predittive delle nuove tecnologie sono state esportate e impiegate in svariati campi. Molti dei quali non avevano avvertito in precedenza una tale esigenza. In sostanza, il costo irrisorio della previsione ha trasformato l’approccio verso tali ambiti e mutato la prospettiva secondo la quale li osserviamo e ormai li concepiamo.

La previsione viene sottratta all’esclusivo appannaggio da parte dell’uomo.

Il procedere spedito e apparentemente inarrestabile dell’automazione, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Nondimeno tale processo non pare destare preoccupazioni agli occhi dei nostri autori. Secondo la “lente dell’economia”, quantunque il valore della previsione umana sia ormai surclassato dall’IA, per costo e (sempre più) qualità, questi economisti ritengono, quindi, che ciò potrebbe rappresentare invero un’opportunità.

«Quando il costo di un input fondamentale crolla, ciò spesso influisce sul valore di altri input. Il valore sale per quelli complementari e scende per i surrogati».

L’automazione della previsione, come già avvenuto nella ricerca e nella comunicazione, potrebbe ingenerare un incremento di previsione. Dunque, condurre a una maggiore richiesta di valutazione.

«… Perché il valore della capacità umana di giudizio aumenterà. Usando il linguaggio dell’economia, la valutazione è complementare della previsione. Quando il costo della previsione precipita, la richiesta di valutazione aumenta».

La valutazione

Dunque, a distinguere noi umani dalle macchine resta pur sempre la nostra capacità di valutazione. Quasi è una sorta di bastione estremo che nondimeno, qualora venisse conquistato, lascerebbe ben poco a separare l’essere umano dalla ridondanza. Eppure siamo davvero sicuri che l’innovazione tecnologica non si stia già preparando a dare l’assalto a quest’ultima frontiera? Del resto i suoi limiti appaiono sempre più vaghi e precari.

Col progresso dell’IA si ampliano i margini della sua autonomia. Un’autonomia che dalla mera operatività si approssima sempre più a un’autonomia decisionale. Secondo alcuni tecno-entusiasti non esiste un limite assoluto rispetto a ciò che l’IA sia in grado di fare. Esiste solo una limitazione dettata da ciò che non è (ancora) in grado di fare. Secondo altri l’innovazione digitale possiede delle limitazioni intrinseche.

È indubbio tuttavia che la frontiera tra uomo e macchina, tra ciò che appartiene all’uno e ciò che attiene all’altra, appare sempre più fluida e incerta. Ne sono consapevoli anche i nostri autori:

«La linea di confine tra valutazione [judgment]e previsione non è chiara: alcuni compiti inerenti la valutazione saranno persino riformulati sotto forma di una serie di previsioni».

Tengai, con le sue abilità relazionali, le sue competenze che coinvolgono in ultimo anche la valutazione, partecipa a un tale momento di indeterminatezza e fluidità. Esso si presenta, oggi, come un esperimento di confine.

Il tempo dirà se rimarrà un semplice episodio liminale, oppure rappresenterà un avvenimento destinato a sospingere in avanti, una volta di più, la linea di demarcazione che separa l’umano dalla macchina.

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