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Perchè siamo i somari dei pagamenti elettronici

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I ragli dell’asino

Siamo ultimi in Europa nei pagamenti con carte, bonifici e addebiti diretti.Lo siamo in modo irreversibile, nel senso che non potremo cambiare in poco tempo la nostra posizione. Con molta ipocrisia ci accorgiamo di questa situazione ogni anno. Quando dobbiamo fare manovre di bilancio e imputiamo al contante tutti i peggiori mali della nostra società. Ah se avessimo, come negli altri paesi, tanti pagamenti con carte potremmo combattere l’evasione fiscale, il riciclaggio e gran parte dei mali del mondo!

La ridda di proposte di questi giorni ne è la plastica rappresentazione. Di solito alla fine succederà poco o nulla.

Il denaro e’ un ottimo capro espiatorio in un paese a matrice cattolica e comunista. E’ peccato per i primi, è un furto per i secondi, se ne possediamo tanto. E quindi imponiamo limiti, divieti come in uno Stato di polizia.

Nel frattempo Paesi come la Grecia, il Portogallo e la Spagna ci hanno abbondantemente superato in poco tempo per numero di transazioni con carte pro capite. Eravamo penultimi qualche decennio fa e ora siamo ultimi. Un primato di cui non andare fieri.

Guardiamo il nostro sistema bancario e non capiamo perchè ha installato la più vasta rete di POS al mondo. Il governo Renzi aveva poi reso obbligatori i POS per gran parte dei commercianti. Da allora il numero di macchinette installate, già molto alto, è letteralmente esploso: da 1,5 nel 2015 a oltre 3 milioni del 2018. E le operazioni continuano a latitare. Il motivo sono le elevate commissioni bancarie che rendono conveniente al dettagliante accettare contante. Il ministro Padoa-Schioppa la raccontava così: è come aver costruito una efficiente rete ferroviaria sulla quale non passano i treni.

Le contraddizioni non finiscono qui. Le limitazioni imposte alle transazioni in contante oscillano in modo quasi surreale: dai 10.000 euro di qualche anno fa ai 1.500 euro di oggi con vari passaggi intermedi che sono del tutto inutili ricordare in questo breve articolo perché privi di qualsiasi efficacia.Nessuno capisce i motivi di questi furori.

Ed allora perché siamo dei somari?

Se mancano i purosangue, trottano gli asini

Una risposta è nel sistema bancocentrico della nostra società. Sono le banche che amministrano e ci amministrano e quindi decidono loro, in fondo, se dobbiamo pagare con contante o altro. E’ illuminante quello che scriveva il grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia sulle banche che hanno in mano la nostra vita e non solo.

“Mio padre, che era un piccolo borghese, passò tutta la vita in case d’affitto, senza mai sentire l’esigenza di possederne una. Oggi non c’è rivoluzionario che non voglia essere proprietario della casa in cui abita; che non si getti nei debiti, nei mutui venticinquennali, per il possesso di una casa. L’idea dell’eternità, l’idea dell’inferno, si sono contratte nei mutui bancari venticinquennali. Sono le banche che amministrano la metafisica”  (Gioco di Società, da Il mare colore del vino).

Aggiungo su questo punto che scarsa concorrenza e poca efficienza delle banche italiane si traducono in politiche di prezzo molto aggressive sui servizi bancari, in specie quelli di pagamento. Tale tendenza si accentua negli ultimi tempi per il calo dei tassi di interesse e per i tanti salvataggi di banche fallite. Un esempio è dato dall’aumento del costo medio dei conti correnti alla clientela  che nel 2018 è cresciuto di quasi il 10%, la variazione più alta degli ultimi 10 anni. La rilevazione del settembre di quest’anno è a cura della Banca d’Italia nell’indagine sul costo dei conti correnti. Ad essa dedicheremo un prossimo articolo. Il consumatore ha quindi poche possibilità di reagire e di contrastare siffatte dinamiche di prezzo, trovandosi in  mezzo a pressioni molto forti sia della lobby del commercio che di quella bancaria.

Sul piano istituzionale abbiamo perso come Paese tutte le occasioni degli ultimi anni. Abbiamo creato l’Autorita’ Garante per la Concorrenza e il Mercato nel 1990 e la Sorveglianza sui sistemi di pagamento presso la Banca d’Italia nel 1999, ma i risultati dei pagamenti non in contante sono deludenti.

Le autorità non sono state in grado di avviare un’azione di sistema a favore dei cittadini. Molte iniziative frammentate non potevano incidere più di tanto. Nonostante l’attitudine ad occuparsi di tutto nelle sue tante esternazioni pubbliche, non ho mai sentito il Governatore della Banca d’Italia affrontare l’arretratezza del nostro sistema dei pagamenti. Un modo rassicurante per dire che se non ne parla, il problema non esiste o non è importante.

Bastava poco, potevamo limitarci a copiare quel che facevano gli altri. Paesi, economicamente grandi come l’Italia, hanno quattro, cinque volte le operazioni di pagamento elettroniche del nostro paese. Noi invece abbiamo solo i divieti e le regole europee, pure importanti, che si applicano ad un numero di operazioni relativamente poco rilevante, che diventa un fattore di costo e non di ordinato sviluppo.

Per riassumere, abbiamo fatto investimenti notevoli per la SEPA-Single Euro Payments Area, per creare infrastrutture, per predisporre regole e standard di sicurezza, ma la nostra industria dei pagamenti rimane estremamente costosa.

Difficile pensare di recuperare. Se non si svegliano le istituzioni, il mercato da solo resta in Italia lì dove si trova, al costosissimo conto corrente, il grande calderone ove passa di tutto. Siamo gelosi delle nostre costose peculiarità che difendiamo cercando senza successo di farle accettare come standard europei (bollettini postali, ricevute bancarie, etc.). Come siamo gelosi del nostro modo di vivere, così lo siamo anche di come paghiamo.

Ed ogni anno al tempo della vendemmia e del nuovo bilancio statale, ci domandiamo se le banconote che abbiamo in portafoglio si possono tenere o se invece dobbiamo temere qualcosa. E se il contante alimenta l’enorme evasione fiscale o se accade il contrario. Così, nonostante dotte analisi e proclami del governo che afferma “finalmente si fa sul serio” e promette manette agli evasori, il dilemma non lo chiariamo mai e concludiamo che è meglio lasciare tutto come è.

 

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