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L’emblema degli emblemi nella comunicazione di Banca d’Italia

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Dalla mostra al Museo d'Arte orientale di Torino: fotografie per NatGeo di M. Yamashita nei paesi attraversati da Marco Polo
Tempo di lettura: 2’. Leggibilità ***.
Italo Calvino e la comunicazione

“Il giorno in cui conoscerò tutti gli emblemi, – chiese a Marco, – riuscirò a possedere il mio impero, finalmente?

E il veneziano: – Sire, non lo credere: quel giorno sarai tu stesso emblema tra gli emblemi.”

da Le città invisibili di Italo Calvino.

La comunicazione è “lo sforzo delle parole per rendere conto con la maggior precisione possibile dell’aspetto sensibile delle cose”, racconta sempre Calvino nelle Lezioni Americane. Il nome non è l’essenza della cosa e la convenzione resta un muro invalicabile, oltre il quale non è possibile spingersi.

Potremmo concordare sul fatto che il cielo sia azzurro e trovarci ogni volta d’accordo. In nessun modo però potremmo verificare l’effettiva coincidenza delle nostre impressioni, restando nell’impossibilità di intenderci.

Il nostro modo di vedere l’azzurro potrebbe essere diverso da quello del nostro interlocutore. La comunicazione e l’informazione sarebbero falsate a monte. Ed eccoci in questo modo ridotti a “emblema tra gli emblemi”, cioè a dei simboli.

Una recente vicenda 

Il racconto del grande scrittore ci è venuto in mente per una recente presa di posizione su aspetti di gender nel mondo bancario e accademico.

Essa riguarda il disappunto manifestato su LINKEDIN dal Vice Direttore Generale della Banca Centrale, dr.ssa Alessandra Perrazzelli, per un Convegno alla LUISS, in cui tra i relatori non figuravano donne.

La LUISS con un comunicato stampa ha precisato che, senza nessuna volontà di discriminazione di genere, il membro del Direttorio della Banca era stato invitato, ma che aveva declinato.

Abbiamo chiesto, in un commento al post della dr.ssa Perrazzelli, di come realmente erano andate le cose e cosa ne pensasse, in termini più generali, della governance della nostra banca centrale, concentrata a vari livelli apicali sulla presenza maggioritaria, se non esclusiva, della componente maschile.
Nel Direttorio a cinque è Lei l’unico elemento femminile, al di là della invocata parità di genere nei confronti degli altri. Nessuna risposta, finora.
Ora, noi sappiamo benissimo che nessuna organizzazione può, al giorno d’oggi, rinunciare  alla comunicazione via social. È altrettanto vero però che, una volta dato l’incipit, non ci si può arroccare dietro sussiegosi silenzi, se un interlocutore solleva educatamente qualche questione di coerenza.
A meno che l’interessata, lamentandosi della Luiss, non intendesse farlo verso l’istituzione nel cui organo di vertice è entrata da pochi mesi, con importanti deleghe.
La conclusione è un suggerimento di maggiore prudenza nell’uso degli strumenti della comunicazione delle moderne città invisibili, versione aggiornata della visione calviniana.
Ovvero di essere pronti anche ad accettare critiche, magari non del tutto gradite, per quanto ovviamente non offensive, se ci si pone l’obiettivo di cambiare una cultura secolare, spesso indicata come autoreferenziale e assolutamente attenta alle esternazioni. Delle due, l’una. Tertium non datur.
Lei, che è nuova, dica quale è la sua linea relativa alla comunicazione di una delle più importanti istituzioni del Paese, alle prese con numerosi e radicali cambiamenti che non sempre sembra in grado di dominare. A meno di non mirare all’emblema.
«Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.» (sempre Italo Calvino).

1 COMMENT

  1. In un mondo avvezzo a “affermazioni univoche” e che, generalmente, resta insofferente a obiezioni o possibili dubbi, non risulta strano il silenzio verso chi rivolge domande, anche se sono state provocate. Sarebbe, come dire, che qualcuno volesse mettere in dubbio il “verbo” ….. a chi lo detiene incontrollato da sempre. Mah! Che tempi!

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