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Osservazioni sulla proposta di Economia&FinanzaVerde per dotare di servizi digitali i borghi italiani

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L’articolo che propone la creazione di strutture multi servizi per rianimare la vita nei borghi pubblicato alcuni giorni fa su questa piattaforma e l’intervista rilasciata dall’autore a Radio24, mi inducono ad alcune riflessioni, per definire in via preliminare alcune costanti che potranno informarne la realizzazione.

Prima premessa: l’importanza dell’età nell’utente-tipo

E’ opportuno osservare che gli ultra 65enni costituiscono il 25% della popolazione residente nei Comuni con meno di 5000 abitanti ed il 22% in quelli tra 5000 e 20000 abitanti (dati ISTAT). Dal momento che, presumibilmente, gli utenti più giovani utilizzeranno le applicazioni informatiche già messe a disposizione da parte dei vari Enti, il peso della popolazione anziana nell’utenza dei Punti Borgo Smart andrà addirittura oltre queste percentuali.

Pertanto la progettazione di qualsiasi nuova struttura fisica o digitale non potrà prescindere dalla considerazione delle caratteristiche peculiari di questa utenza, quali ad esempio:

la variabilità, anche tra singoli individui appartenenti allo stesso gruppo, delle funzionalità fisiche, sensoriali e cognitive;
l’interazione tra diverse disabilità, anche temporanee, e la considerazione del loro effetto combinato;
la maggiore capacità di problem solving dovuta all’esperienza e alla consapevolezza rispetto alle generazioni più anziane.
Seconda premessa: considerazioni sulla morfologia dei Borghi italiani

Le caratteristiche morfologiche dei territori dove sono costruiti i borghi italiani sono estremamente variabili; è probabile che siano definibili dei macroambiti con delle caratteristiche comuni che consentono o meno l’allestimento dei Punti Borgo Smart (ad esempio andranno presumibilmente esclusi, almeno in una prima fase, i Comuni caratterizzati da declivi particolarmente scoscesi).

Nei centri abitati individuati come possibili sedi va compresa la logica insediativa: considerando che la cellula muraria tipica dei centro edificati in epoca romana è pari a 25 mq, sarebbe più facile inserire i supermercati di servizi in strutture che vedano almeno due cellule in comunicazione, se non tre. In alternativa si potrebbe sperimentare un modello che ricalchi quello degli alberghi diffusi, con più stanze ospitanti funzioni diverse nello stesso borgo.

Interfacce fisiche

I Punti Borgo Smart ricercheranno la massima sostenibilità, intesa come compatibilità con il costruito sia dal punto di vista della facies esterna che dal punto di vista dell’allestimento.

Come precisato nel paragrafo precedente, la collocazione preferenziale sarà nei centri storici dove si riscontra una maggiore carenza di servizi; volendo immaginare un modello di intervento improntato alla sostenibilità non solo economica ma anche ambientale, essi dovranno essere anche un motore di riqualificazione, ponendosi al contempo all’interno della cornice dei vincoli esistenti.

Pertanto le riqualificazioni delle scatole murarie non potranno prescindere dall’indagine sulle modalità costruttive prevalenti, tendendo al recupero “dove era e come era” (ovviamente contemperando le esigenze di rispetto delle normative più recenti circa gli impianti e la resistenza sismica).

Dal punto di vista dell’allestimento degli interni, accenneremo più avanti a come i Punti Borgo Smart potranno provvedere in autonomia alla fabbricazione dei propri arredi. Per certo essi dovranno contribuire alla sostenibilità attraverso l’utilizzo di materiali locali, pur con un disegno che ne consenta la riconoscibilità anche in Borghi molto distanti fra di loro. Al contempo, gli apparecchi illuminanti con tecnologia LED dovranno garantire l’assenza di abbagliamento ed un’adeguata illuminazione delle superfici.

Interfacce Digitali

Abbiamo definito nel primo paragrafo come l’utenza prevalente sarà costituita da utenti “deboli” e quindi caratterizzati da un inevitabile analfabetismo digitale; di conseguenza, bisognerà lavorare sull’educazione, a partire dal presupposto che con sistemi più semplici è più facile imparare ed interagire, ma che un certo grado di complessità sarà inevitabile.

La massima attenzione dovrà inoltre essere riservata agli aspetti di utilizzo dei videoterminali, ad esempio curando il rapporto di contrasto rispetto allo sfondo. Gli schermi potranno essere orientati in verticale ed essere di grandi dimensioni al fine di facilitare l’interazione ed essere montati su braccio snodabile per consentire l’adattamento a diverse altezze.

La parte software, quindi riguardante le applicazioni che faranno funzionare il sistema, oltre a utilizzare l’irrinunciabile fibra ottica, dovrà soffermarsi sulle difficoltà a sviluppare un modello concettuale dell’interfaccia web, insite nella popolazione anziana edovute a disturbi della memoria o disabilità visive. Sarà quindi necessario implementare gli assistenti vocali (oltre al personale fisicamente presente nei Punti Borgo Smart) e aumentare la confidenza predisponendo il sistema alla creazione di interazioni di successo per creare un rinforzo positivo. Pertanto si potrà prevedere una implementazione progressiva delle diverse funzionalità in modo che gli utenti abbiano il tempo di familiarizzare con le interfacce utente.

Piccola postilla: FabLab e Repair Café, un parallelismo possibile?

I Punti Borgo Smart possono essere considerati come strumenti atti a colmare il Digital Divide e consentire l’accesso ai servizi di quei settori della popolazione che oggi ne sono esclusi. È necessario però che siano anche strutture in grado di introdurre un nuovo modello di sviluppo basato sull’economia distribuita e circolare.

Questo suggerisce un parallelismo con l’esperienza dei FabLab, centri di invenzione distribuiti sul territorio che sarebbero utilissimi per rivitalizzare le economie locali. È altrettanto utile, anche nell’ottica dell’incentivazione alla socialità, l’esperimento dei Repair Cafè, il cui obiettivo è la condivisione di esperienze finalizzate alla riparazione di oggetti obsoleti.

Come i FabLab ed i Repair Café, i Punti Borgo Smart potrebbero quindi erogare servizi per metà del proprio orario di lavoro e funzionare come botteghe artigiane digitali nella restante metà.

È importante ricordare inoltre che, secondo quanto teorizzato dal Prof. Gershenfeld, l’obiettivo finale dei FabLab è quello di essere in grado di fabbricare (quasi) qualunque cosa, anche un intero nuovo FabLab; applicando questo costrutto ai Punti Borgo Smart, potremmo avere delle strutture in grado di fabbricare arredi e/o altri materiali che permettano di allestire ulteriori nuovi Punti Borgo Smart.

In questo modo sarebbero conseguibili due obiettivi:

la creazione di economie di scala dovute alla riproduzione del modello;
la riconoscibilità del marchio ottenibile attraverso la ripetizione del disegno degli oggetti da produrre, parzialmente attenuata dalle inevitabili diversità insite nei processi produttivi e nei contesti territoriali.

Quanto qui esposto andrà naturalmente sottoposto a verifica di fattibilità attraverso l’individuazione di un Borgo che si offra come laboratorio di sperimentazione. Una volta testata con successo l’applicazione di queste linee guida, si potrà passare ad un secondo Borgo che dovrà inevitabilmente “dialogare” con il primo e così via, in un processo orientato al miglioramento dell’idea iniziale.

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