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Banche della Toscana, tra innovazioni vere e presunte

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Un bestiario è un testo medievale che descrive in breve animali, reali e immaginari
Tempo di lettura: 8’.

Parlare di un sistema bancario regionale è una modalità parziale per affrontare il tema del rinnovamento della intermediazione creditizia in Italia. Ma parlare del sistema toscano può essere utile, anche per alcune recenti novità, talune positive, altre meno. Cominciamo a elencare i problemi e vedremo che portano tutti alla centralità delle scelte strategiche. Che nell’agire degli intermediari ci sia bisogno di sostanziale innovazione strategica sembra non esservi dubbi.

Questione Monte dei Paschi

Mi sento di definirla con un solo termine: ineffabile, nel senso etimologico della parola, che, di origine greca, vuol dire cosa di cui nulla si può dire. Infatti della situazione è stato detto tutto, salvo aver trovato la soluzione. Al momento, vi è un solo dato certo: i 20 miliardi di denaro pubblico già spesi e gli altri (forse altrettanti) necessari per invogliare qualche potenziale compratore a salvare il colosso, mettendolo al riparo dai maggiori rischi (di credito e legali). Unicredit nicchia, stante lo scossone che il suo assorbimento determinerebbe nelle strategie del gruppo milanese. Lo spezzatino si fa sempre più probabile. Ma anche lo spezzatino ha bisogno di un cuoco con una visione atta a salvare quello che ancora vi è di appetibile nella sventurata banca senese. Conclusioni: manca ancora la strategia per il rilancio di quello che fu un tempo l’ircocervo più osannato: banca sistemica e, contemporaneamente, banca locale.

Banca Etruria, Ubi e Banca Intesa: intanto chiudere sportelli

Non vi sono (o, almeno, io non sono stato in grado di enuclearle) molte informazioni sulle politiche di sviluppo di Banca Intesa in Toscana, dopo l’acquisizione di Ubi, intervenuta a sua volta, quattro anni fa, per assorbire quanto rimaneva della dissestata Banca Etruria, coinvolta in una delle tante, laceranti e irreversibili crisi della banca locale. Per il momento Intesa ha annunciato la chiusura di filiali, in adesione all’invito dell’autorità antitrust, di mitigare la propria posizione sul mercato del credito. Come aderirà la più grande banca italiana al contesto toscano sarà da scoprire nei fatti.

Credito cooperativo, quale direzione per il no-profit?

Le quindici BCC appartenenti al Gruppo Cooperativo Iccrea hanno una quota del mercato regionale di circa il 10%. Da questa cospicua quantità, pari a oltre 25 miliardi di mezzi intermediati, è scaturito nel 2020 un utile complessivo di 21 milioni (meno dello 0,1%), frutto di situazioni differenziate, con alcune banche in profondo rosso. Talune in un paio d’anni hanno addirittura dimezzato il patrimonio, totalizzando decine di milioni di perdite. Sono ancora necessarie operazioni di concentrazione, non sempre di immediata e facile realizzazione. D’altro canto fusioni fatte con la necessità di risolvere situazioni di crisi e di ridurre il frazionismo bancario possono non dare gli esiti sperati, se non accompagnate da una coerente strategia di Gruppo Bancario e di singole nuova entità. Quali necessarie innovazioni verranno introdotte nel modello di business cooperativo, fermo restando l’adesione alla finalità no-profit? Politiche di inclusione finanziaria, offerta massiva di servizi di base, altre facilitazioni cooperative? È da sperare che i tempi dell’attesa, cui ci ha da sempre abituato il comparto di fronte alla esigenza del suo rinnovamento, siano terminati.

Costose e poco comprensibili novità

Al mondo no profit rinunciò qualche anno fa la Bcc di Cambiano (ora Banca Cambiano 1884), la maggiore banca cooperativa della Toscana, quando scelse, unica in Italia, la strada della trasformazione in società per azioni. Un’innovazione societaria mai tentata prima. In questi giorni, la Corte Costituzionale ha respinto le eccezioni di incostituzionalità nei confronti del tributo pari a oltre 54 milioni di euro, chiesto dall’Erario per affrancare le riserve patrimoniali accumulate in regime fiscale agevolato, come consentito alle cooperative bancarie.
La cifra, invero rilevante, non verrà restituita alla banca, determinando la definitiva decurtazione del 20 per cento del patrimonio dell’Ente proprietario. La sentenza, ben commentata da Gerardo Coppola nell’articolo su questa piattaforma, avanza interrogativi sulla stessa ratio della trasformazione, che ha ridotto fortemente il patrimonio della banca, per di più in tempi nei quali questa grandezza è vitale, a causa della lunga recessione e della più recente pandemia. Quale strategia sviluppare, una volta trasformata la cooperativa in società per azioni? Cioè quali rischi in più assumere per massimizzare il ritorno sul capitale (roe) e sul totale delle attività (roa)? I bilanci della banca successivi alla operazione non sembrano esplicitarlo a pieno, anche al fine di far emergere l’effettiva volontà di apertura del capitale a nuovi investitori.

Banche piccole e piccolissime, futuro segnato?

La Toscana, come altre regioni, ha anche piccole banche stand alone, popolari e spa. In ordine a questo segmento il Governatore Visco si è espresso, nell’intervento all’ABI di pochi giorni fa, in toni decisamente preoccupati, enunciando una linea dura da parte dell’Organo di vigilanza. Egli scrive:

“Lo scorso novembre abbiamo chiesto alla maggior parte delle banche meno significative, tra cui tutte quelle più problematiche, di condurre un esercizio di autovalutazione delle prospettive di sviluppo. Per alcuni intermediari ciò ha permesso di evidenziare condizioni, anche gravi, di fragilità, cui non sempre ha tuttavia fatto riscontro una piena consapevolezza da parte dei vertici aziendali della necessità di correre tempestivamente ai ripari. Queste banche stanno per ricevere le nostre considerazioni riguardo agli interventi da effettuare. In assenza di chiare prospettive di rilancio e a fronte di inerzia degli organi dirigenti e della compagine sociale, potremo dovere assumere, analogamente a quanto fatto negli ultimi mesi, misure a tutela dei depositanti, con l’obiettivo di contrastare l’innesco di crisi difficilmente reversibili.”

Da attendersi quindi nel comparto più dolori che gioie! Non è più il tempo del piccolo è bello, specie se ti ostini a startene da solo.

E il credito pubblico?

Termino questa rassegna di punti critici con un cenno alla società finanziaria regionale, che ha chiuso gli ultimi bilanci in pareggio, ma in forte contrazione quanto ad attività complessiva. Allo strumento pubblico regionale sono affidati compiti importanti nel ricollocamento sul mercato delle imprese in temporanea difficoltà e nella concessione mirata delle garanzie per agevolare l’accesso al credito a medio e lungo termine, comprese le forme specialistiche. La concorrenza esercitata, in conseguenza di provvedimenti normativi emanati negli ultimi tempi, dal Fondo Centrale di Garanzia richiede a Fidi Toscana di riposizionare le strategie di selezione e di indirizzo per supportare le iniziative imprenditoriali meritevoli anche sotto l’aspetto innovativo. Sta di fatto che il ruolo dell’intermediario pubblico regionale necessita di rilancio, sulla base di indirizzi programmatici che al momento si stenta a cogliere in rapporto alle esigenze del mercato.

Recenti segnali di innovazione

Queste evidenze hanno un contenuto oggettivo, essendo basate su circostanze ricavabili da documenti ufficiali, che espongono la Toscana a situazioni irrisolte. È centrale il tema di servizi finanziari e creditizi efficienti a vantaggio della pmi, che costituisce l’ossatura della economia regionale. Lo sforzo innovativo della digitalizzazione offre opportunità a condizione che le novità assumano valenza di sistema, cioè intervengano su processi, fonte attualmente di costi e inefficienze, a vantaggio del numero maggiore di soggetti possibile.

Il tema del rinnovamento dei pagamenti tra imprese è uno di essi, attraverso nuove forme per mobilizzare il credito commerciale, modificandone il rapporto con il credito bancario, come, ad esempio, proposto dalla start up fiorentina FlowPay. Altro aspetto può riguardare l’introduzione di forme di finanziamento del capitale fisso, attraverso contratti di affitto del macchinario, da trasformare in titoli per il collocamento sui mercati finanziari. Il recupero di liquidità delle imprese, per un miglior equilibrio finanziario anche in funzione di nuovi investimenti, deve essere l’obiettivo di sistema da perseguire.

La spinta a innovazioni di processo e di prodotto, sospinte dalle novità generate dal rapporto tra Psd2 e Open Banking, può venire dalla ricerca di sinergie tra operatori con una visione più dinamica e attenta alle modificazioni dettate anche della normativa europea.

Queste nuove forme di avvicinamento vedono come protagonisti system integrator, outsourcer informatici, fornitori di servizi gestionali e di fatturazione elettronica, società di sfruttamento delle informazioni commerciali, start up che sposano una proiezione verso innovazioni sistemiche, banche innovative.
Alcuni recenti e incoraggianti segnali hanno visto realtà toscane come protagoniste.

Tra queste, la riunione sotto la proprietà del gruppo pisano ION del maggiore outsourcer italiano di servizi informatici alle banche (Cedacri), del primo operatore nazionale che, operando come agenzia di informazioni commerciali, valuta solvibilità e merito creditizio delle imprese (Cerved), e di alcune piccole aziende informatiche di eccellenza (per tutte List, sempre di Pisa) apre al contesto cui abbiamo accennato.

Si possono intravedere prospettive interessanti anche in nuove configurazioni di operatori finanziari di non grandi dimensioni (istituti di pagamento, società di factoring, società finanziarie e di intermediazione mobiliare, mediatori creditizi) che iniziano a legarsi tra di loro mediante accordi di parnership, ove ciascuno fornisce la propria opera specialistica.

Operatori come questi, da sempre strumentali rispetto al business bancario principale, possono ora fare la differenza segnando lo sviluppo di strategie più in linea con l’evoluzione tecnologica e le effettive necessità del sistema produttivo.

C’è spazio per una Banca Verde®️?

Viene sempre più di frequente da pensare che oggi i semi dell’innovazione creditizia risiedano al di fuori della banca, salvo poche eccezioni in grado di dare una spinta effettiva per modificare i rapporti tra credito ed economia reale.

Si può comunque riflettere anche sulla possibilità di creare un nuovo intermediario bancario su base regionale a matrice pubblico-privata, con politiche di merchant banking centrate sulla consulenza alle imprese e sulla ricerca e sviluppo di tecniche finanziarie ispirate ai canoni della sostenibilità.

Una sorta di Banca Verde®️, che interpreti, in veste dinamica, il ruolo di catalist finanziario, al servizio soprattutto della pmi. Potrebbe nascere da aggregazioni di parti del sistema bancario esistente, con una marcata impronta tecnologica e con la sfida a rivisitare processi creditizi che hanno fatto il loro tempo. Oggi la linea della produzione bancaria si riassume nell’espressione del banking as a service, approccio che si presta a una più efficiente mobilizzazione delle risorse finanziarie interne ed esterne all’impresa.
Si ha anche la ragionevole percezione che i mezzi finanziari per creare una nuova entità di questo tipo potrebbero essere reperiti con relativa facilità. Bisognerebbe almeno cominciare a discuterne.

La Toscana sembra un buon punto di prospettiva per osservare il declino del banking tradizionale e la nascita del nuovo. Se vi sarà.

 

3 COMMENTS

  1. Caro Daniele, dici bene che dalla Toscana vedi l’Italia che avanza. Infatti, il mitico Tabacci ha nominato l’ennesimo comitato esperti di Palazzo Chigi all’insegna della baldanza e della gioventu’. Tra questi Guzzetti, Fornero, De Rita e l’altrettanto mitica Tarantola. Da fare una colletta per spedirli con la prossima astronave turistica sulla luna.

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