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Papaveri rossi al G20

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Il fiore della memoria. 

Ogni anno alle ore undici dell’11 novembre, nei paesi del  Commonwealth, si osservano due minuti di silenzio, per ricordare le vittime delle guerre che sono state combattute nel XX e XXI secolo. Non solo la prima Grande Guerra, ma anche quelle di Iraq e Afghanistan. Quest’usanza fu istituita da re Giorgio V nel 1919 per proseguire fino ai giorni nostri.

La ricorrenza è conosciuta come Remembrance Day o Poppyday ed ha come simbolo un fiore di papavero. Come mai questo fiore?

Perché il papavero è il primo fiore a sbocciare su un campo dove è avvenuta una battaglia. Fu celebrato dalla poesia “In Flanders Fields”, “Nei campi delle Fiandre”, scritta nel 1915 da John McCrae, un medico chirurgo dell’artiglieria canadese.

Nelle sue parole McCrae descrisse i papaveri che crescevano tra le tombe dei soldati. La grande diffusione del fiore era aiutata dal nitrato di ammonioun fertilizzante usato in agricoltura, ma anche per costruire potenti esplosivi dall’industria bellica. Ecco il motivo terribile di quelle fioriture sui campi di battaglia.

Il colore naturale del papavero dava enfasi all’associazione tra il rosso dei petali e quello del sangue. La poesia fu pubblicata in forma anonima nel dicembre dello stesso anno su una rivista. Fu letta da Moina Belle Michael, una professoressa americana impegnata in attività umanitarie, che ne rimase talmente colpita da rendere il papavero il simbolo del sacrificio dei caduti in guerra. 

In Italia, molti anni dopo, Fabrizio De Andrè scrisse la canzone, “La guerra di Piero”; la storia di un soldato che in un moto di clemenza verso un militare nemico, non ebbe il coraggio di sparargli, anche se questa esitazione gli fu fatale, ricevendo dal nemico il colpo che lo uccise. “Dormi sepolto in un campo di grano/non è la rosa non è il tulipano/che ti fan veglia dall’ombra dei fossi/ma sono mille papaveri rossi…”.

Parole di Pace per ricordare che in guerra perdono tutti, nessuno vince mai veramente.

Perché questo Poppy day 2021 potrebbe essere una data particolare da ricordare?

In questo anno e specialmente negli ultimi mesi, ci sono state importanti trasformazioni geopolitiche mondiali. Il mondo sta cambiando a una velocità e intensità che sembrano spesso senza precedenti. Tenendo ben a mente un precetto di Winston Churchill, una regola base che dice che:senza un orientamento, il popolo è perduto, possiamo anche comprendere che le previsioni non si rivelano sempre esatte, dal momento che nessuna tendenza è immutabile e che, come spesso avviene, possono verificarsi eventi imprevedibili che alterano prepotentemente il corso della storia.

Il leader inglese e canadese e il Principe Carlo

L’inarrestabile ascesa dell’Asia sembra mettere alle spalle circa due secoli di predominio mondiale da parte del continente europeo e degli Stati Uniti d’America. La globalizzazione non potrà fermarsi, proseguirà, ma gli attori saranno in continuo cambiamento e soprattutto con valori molto diversi. Sarà proprio questo “gap” a mettere in contrapposizione i principali protagonisti della scena mondiale.

Il tema ambientale sembra diventare il nuovo campo di battaglia, sul quale potrebbero essere sacrificate molte generazioni, perché gli interessi dei paesi sono ben lungi dal trovare una composizione in una soluzione condivisa, come dimostrano le diversità di posizione sulla neutralità carbonica. India, Cina e Russia pongono scenari temporali che sembrano equivalere ad un sostanziale rifiuto dell’obiettivo del disinquinamento.

Retorica delle domande

Se chiediamo a governanti e cittadini “vuoi un pianeta in pace o in guerra? Vuoi un pianeta sostenibile o un pianeta inquinato?” Le risposte saranno tutte dello stesso tenore. Voglio il miglior ambiente possibile per tutti! Pacifico e vivibile.

Ma quando si passa ai fatti, ecco le differenze insanabili e la questione torna ad essere politico-militare. In quanti anni tutto questo deve avvenire? Perché le priorità sono sempre questioni di sopravvivenza per alcuni e di scomparsa per altri. Come dicevano i latini: Primum edere, deinde philosophari! Cioè in quanti anni deve anche il mio paese contribuire alla salute della Terra, creare oggi nuovi poveri, affinché nuovi cittadini se ne avvantaggino domani. Il potere ha obiettivi di così lungo periodo? Come si produce discontinuità senza crudeli sopraffazioni, in un giuoco cooperativo e non competitivo? India, Cina e Russia dicono oggi che la libertà dal carbone non se la possono permettere.

Ma siamo sicuri che l’Occidente sia poi così cooperativo come vorrebbero fare intendere tutte le buone intenzioni e le accorate preoccupazioni sul clima dai suoi governi?

Competizione vs cooperazione 

Non sembra casuale che la nuova alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, siglata il 15 settembre del 2021, con l’acronimo di AUKUS, sia avvenuta solo un mese prima del G20 di Roma. Essa ha puntato a facilitare la condivisione di informazioni e la cooperazione in aree strategiche tra i tre paesi. E se il G20 ha messo in evidenza le parole chiave: Persone, Pianeta e Prosperità, atte a produrre i concetti di Innovazione, Responsabilità e Creatività, non possiamo tralasciare che “il nuovo, vecchio asse tripartito” nell’Indo-Pacifico, rinsalda l’alleanza anglo-americano-australiana, per contrapporsi con decisione alla influenza cinese.

I leader di Francia, Germania e Regno Unito al G20

Si è dotato il settimo paese al mondo, l’Australia, di una flotta di sottomarini a propulsione nucleare prodotti nel Regno Unito, mettendo fuori gioco la commessa miliardaria della Francia, cosa che ha creato una frattura tra alleati Nato.

La complessità non è di semplice soluzione e non può essere liquidata come ha fatto un sempre più evanescente Biden “come un’operazione maldestra”.

Nel momento che la Cina è entrata nell’agenda dell’Alleanza atlantica, per volere degli Stati Uniti di America, si è creata una competizione infra alleati, una rivalità per mantenere il vantaggio tecnologico e militare. La rivoluzione tecnologica con le sue applicazioni incide su quasi tutti i settori e la progettazione informatica, entro il 2025, dovrà vedere una cooperazione internazionale sulla standardizzazione.

Compatibilità

Dovrà essere creato anche un fronte per la difesa, senza tradursi, tutti se lo augurano, in conflitto aperto. Ma anche nelle tensioni di una nuova guerra fredda, come riuscirono a scongiurare gli Accordi di Helsinki, il primo seme che vide nascere la Russia di oggi, ponendo le basi per una più stabile pace europea. 

Quel distintivo a forma di papavero rosso, sfoggiato da Boris Johnson, dal Principe Carlo e dal canadese Justin Trudeau davanti alla Germania e alla Francia al G20, non deve dunque essere il simbolo di una differenziazione, ma di una memoria condivisa di condanna della guerra, per non essere tutti perdenti.

Tuttavia nelle relazioni internazionali, la questione ambientale non fa per ora scomparire le più tradizionali questioni geopolitiche di contrapposizione tra potenze. Di talchè una domanda nasce spontanea.

La credibilità del salvataggio dell’intero Pianeta dal suo autoavvelenamento è compatibile con i molteplici scenari di guerra ancora in corso, che Papa Francesco non ha esitato a definire Terza Guerra Mondiale combattuta a pezzi?
Chi se la sente di rispondere?

 

 

 

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