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Pillole di sostenibilità digitale: il nuovo, il vecchio e il doppio laptop

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Non sprecare l’hardware è una scelta doverosa nel terzo millennio.

Cinque anni orsono Cassandra* ebbe la fortuna di potersi permettere l’acquisto di un costoso laptop, uno di quelli che allora, nel sempre mutevole vocabolario commerciale, venivano definiti “Ultrabook”.
Una macchina I7, 16GB RAM, SSD 512GB, USB3.1, lettore di impronte e di smartcard, modem 4G, 1,6 kg, docking station.

Il laptop ha seguito Cassandra giornalmente, a casa, al lavoro e nel tempo libero, e l’essere trasportato continuamente lo ha messo a dura prova. Non ci sono stati veri e propri guasti o rotture, malgrado anche qualche caduta, ma si è trattato di una vera e propria “consunzione”, elettrica e meccanica, di varie parti.

Insomma tutto ancora funzionava, ma in maniera così precaria che una sostituzione era necessaria, vista l’importanza che il laptop riveste nella vita di Cassandra.
L’idea era di comprare un nuovo laptop della stessa classe, ahimè ad un prezzo sostanzialmente uguale, per sostituire una macchina peraltro ancora funzionante e soddisfacente.

E questo metteva a disagio Cassandra. Sostituire qualcosa che ancora funziona, gettando il vecchio, può andar bene nel mondo del leasing finanziario, non in quello reale.

Oltretutto i laptop di fascia alta attuali sono sostanzialmente equivalenti a quelli di 5 anni fa, con l’unica eccezione della porta Thunderbolt e del supporto multi-display, che per le esigenze, pur non banali, di Cassandra non erano necessarie; di converso alcune caratteristiche necessarie, come il modem interno, sono diventate rare.

Inoltre il vecchio laptop era ancora sufficiente per le mie esigenze, presenti e del prossimo futuro; un vero peccato doverlo sostituire solo “per cautela”.

Per cui è partito un ragionamento interno. Perché allora non acquistare un laptop usato della stessa classe ma in condizioni migliori, anzi perché non acquistarne uno assolutamente identico?
Questo avrebbe anche permesso di gestire, senza patemi d’animo ed in maniera più semplice, lo spostamento del complesso ambiente software residente sul vecchio laptop.

Detto fatto, una ricerca su Ebay localizza alcuni candidati. Dopo una sofferta e lunga opera di scelta, dato il rischio di una delusione sempre presente nell’acquisto di un usato, opto per un laptop rientrato da un leasing, proveniente dal Regno Unito.

Anche con il trasporto e (maledetta Brexit!) la dogana, il nuovo vecchio laptop è costato un quarto dell’acquisto originale o dell’acquisto di un nuovo, e si è rivelato in ottime condizioni; le piccole differenze (il modello è leggermente diverso), CPU più veloce e display a risoluzione inferiore, non sono assolutamente significative. Per la tastiera UK adesivi trasparenti italiani.

Ed oggi ho il mio laptop praticamente come nuovo, ed in più uno “in panchina”, funzionante e pronto a rimpiazzare l’attuale “titolare” in caso di guasti. E, cosa non secondaria, ancora una bella somma in tasca.

Da qualche parte nel mondo, piccole quantità di cobalto, litio, oro e rame possono restare tranquille sottoterra.

Ma soprattutto, da qualche parte nel mondo, in qualche discarica remota c’è un portatile in meno.

* Cassandra è lo pseudonimo dell’Autore dell’articolo

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1 COMMENT

  1. Scelta pratica che ho gia’ praticato con successo anch’io e non solo nell’informatica. Ormai restio a inseguire l’ultima trovata, opto sempre piu’ per soluzioni simili a quelle di “Cassandra”, mettendo in primo piano le reali esigenze collegate al mio livello. Ottimo messaggio questo di Calamari che induce a riflettere, per frenare o rallentare almeno quel consumismo sfrenato che spesso e’ fine a se stesso e che ostenta il possesso dell’ultima trovata.

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