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Gli effetti dei cambiamenti climatici in Italia: strategie di adattamento e ruolo delle imprese assicurative

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Ho ripreso il titolo del convegno andato in onda il 28 ottobre da Venezia, capitale della ritrovata sostenibilità del paese sotto gli auspici dell’IVASS ed ospitato nella sede della Banca d’Italia della città lagunare. Per una sintesi degli interventi e delle conclusioni  rimando al riassunto fatto dal rappresentante del Direttorio, dr. Paolo Angelini. Le speranze sono riposte, mi pare di capire, in interventi di Educazione Finanziaria per avvicinarci al mondo delle assicurazioni, in specie alle polizze del ramo danni.

In questo breve articolo, vorrei invece sottolineare i tanti dubbi e le difficoltà che ho incontrato nel seguire on line l’intera scaletta degli interventi. Ho capito che la sfida per la salvaguardia dell’ambiente è rilevante, che i finanziamenti non mancano, che gli attori coinvolti – privati e pubblici – sono innumerevoli. Tuttavia è come parlare del sesso degli angeli, causa la indeterminatezza e la genericità di gran parte della discussione.

Cosa è l’ambiente in cui viviamo nessuno lo sa, dipendendo dalle definizioni che utilizziamo. A maggior ragione i rischi ambientali sono tali e tanti da suscitare la consapevolezza in chi ascolta che si farà poco o niente. La mente corre al rischio principale di gran parte delle aree italiane: quello sismico. E’ patrimonio comune di tutti noi e ai nostri occhi abbiamo ancora le scene drammatiche che si ripetono ad ogni evento in cui la terra trema.

Vale la pena assicurarsi per famiglie e imprese quando è noto, pure questo è memoria comune, che lo Stato interviene, seppure a fatica e dopo decenni, a riparare i danni causati? Certo, è una visione un pò semplicistica perchè si preferisce arrivare dopo in luogo di prevenire prima, mettendo in sicurezza il patrimonio immobiliare e le infrastrutture. Ma tant’è, noi facciamo così e il dispendio di risorse economiche dal terremoto di Messina in poi per ricostruire è immane. Nessuno si è mai premurato di calcolarlo.

Quel che non ci manca sono i tanti enti che si occupano tout court dell’ambiente, la cui definizione rimane parecchio oscura, con programmi, interventi e dotte analisi. Essi si susseguono senza sosta ai vari livelli decisionali, in una corsa affannosa per far vedere che ci sono tutti nell’arena,  fortemente competitiva, della redditizia tutela ambientale. Ad esempio, la città di Venezia ha varato una strategia per il prossimo decennio di sostenibilità ambientale sintetizzata in un librone di ben 300 pagine che l’assessore competente ha per fortuna evitato di illustrarci. Il costo è veramente impressionante, ben 4 miliardi di euro. Sicuramente ne ha bisogno, essendo ancora priva di una rete fognaria tanto che giocosamente un ex Sindaco, a proposito di coloro che si tuffano in Canal Grande, consigliò di farsi prima l’antitetanica!

Se estrapoliamo per l’intero paese, quanto sarebbero le risorse da mobilitare sulla falsariga di quanto preventivato dal Comune di Venezia?

Tralascio gli aspetti finanziari e bancari, pure abbondantemente trattati nel convegno, perchè puntare sui finanziamenti esterni alle imprese per mettere una pezza al rischio climatico, idrogeologico ed altro impone una rivoluzione copernicana. Sono anni che le banche italiane non fanno prestiti alle imprese se non adeguatamente assistiti da garanzie pubbliche.

Quindi ritengo che sia utile parlare di questo nostro mondo così malato e pericolosamente avviato a eventi naturali difficili da gestire, ma è altrettanto utile scendere dai piedistalli ex cathedra ove si fa credere di avere pronte le soluzioni à là carte. Non è così  come, purtroppo, ci ha insegnato la pandemia. Con il suo conto di morti e distruzioni il nostro paese ha pagato un prezzo altissimo e nessuno ci ha spiegato perché. Non è anche questo un rischio dell’ambiente in cui viviamo?

 

Ps.: Consiglio vivamente a chi ex professo si occuperà di farci le ramanzine sull’ambiente la lettura della Storia d’Italia e delle catastrofi di D’Angelis e Grassi. Storia infinita da cui abbiamo imparato ben poco. Preferiamo sempre ricominciare daccapo. Chissà perché!

 

 

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