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Il senso degli italiani per il contante

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Tempo di lettura: 5’.

Non voglio annoiare con la solita cantilena sui limiti all’uso del contante in luogo di strumenti di pagamento digitali. Con le soglie quantitative poste e revocate in questi anni da tutti i governi è forse questione inutile. Prendiamone atto una buona volta. Nessun limite sarà mai quello giusto per risolvere i nostri problemi.

Voglio invece raccontare della preferenza degli italiani dei luoghi di custodia e di trasporto del contante frutto di accumulo e/o utilizzo non sempre appropriati. Molto è risaputo, ma non tutto.

Divani e contante

Cominciamo con un incipit classico: il puff del soggiorno di casa, dove un alto Dirigente del Ministero della Sanità degli anni novanta, poi definitivamente condannato per corruzione, conservava i suoi illeciti  proventi. Un nascondiglio dopo tutto tenero e ingenuo, simbolo del piacere di avere il tesoro sotto immediato controllo. Un’occhiata al puff, magari sedendovi sopra, per avere la prova sensibile della rassicurante esistenza del contenuto e la gratificazione del lavoro che procedeva. Denaro e controllo a mezzo terga. Originale.

Contante a Bruxelles 

Le valigie, capienti e leggere, magari di cartone come quelle una volta in uso ai nostri emigranti, sono state utilizzate in più occasioni per trasportare contante. Quella trascinata per strada dal padre di una insigne rappresentate della demoburocrazia europea, fidanzata con un italiano, era un più moderno trolley. Forse lo erano anche quelli che avevano trasportato ingenti somme di denaro nelle case di esponenti del lobbismo italo-europeo coinvolti nella scandalosa vicenda belga.

Le ruote hanno sempre offerto minore attrito nel trascinamento di pesi e la soluzione più comune è sempre quella che dà meno nell’occhio. Questa volta non è andata così, mettendo in discussione consolidati sistemi di lobbying, che, in nome della proprietà di linguaggio, dovremmo chiamare in altro modo.

Bugie di stato e contante

Nelle mie esperienze professionali ho due episodi da raccontare. Il primo è la testimonianza di un collega circa l’allestimento di due valigie, da far pervenire ai sequestratori di due poco prudenti connazionali, in un teatro di guerra mediorientale.

Mentre le nostre autorità di governo si affannavano a smentire ogni ipotesi di cedimento al ricatto terrorista, solerti funzionari preparavano la consegna del denaro, armeggiando intorno a due grossi colli diplomatici. Segreto di Stato inoppugnabile. Negare sempre, negare tutto, negare anche l’evidenza, oltre ogni buon senso.

I colli contenevano 10 milioni di dollari in banconote di taglio medio ed erano state chieste in prestito a una banca svizzera (e trasportate a Roma da un vettore, un pò come fa Amazon con i suoi pacchi), perché nessuna banca italiana, nemmeno la più grande, aveva a disposizione la quantità di denaro necessaria. E poi si dice un gran male degli gnomi di Zurigo! Pratici, essenziali, sempre a disposizione. Altro che.

Contante in bottiglia

L’altro episodio riguarda il sequestro di alcune decine di milioni di banconote in lire presentate per il cambio in euro a uno sportello bancario. L’autore del maldestro tentativo fu arrestato in flagranza di reato, facendo scoprire che la nuova valuta gli doveva servire per fuggire all’estero, mentre, a piede libero, era in attesa del giudizio d’appello dopo la condanna per omicidio (sic!) subita in primo grado. Garantismo giudiziario intrecciato con la salvifica potenza del contante! Anche qui la realtà supera la fantasia. Il rischio è quello di sembrare noiosi moralisti.

L’ufficiale dei carabinieri che aveva eseguito l’arresto mi fece notare due cose, relativamente alle banconote: la prima che erano rimaste visibilmente arrotolate per molto tempo, la seconda che avevano un inconfondibile odore di muffa. Sintesi: erano state conservate per anni in bottiglie di plastica, quelle per l’acqua minerale per intendersi, sottoterra, per essere trasferite, dopo il cambio, …nelle mutande del trasportatore. L’ingombro dopo tutto non richiedeva il ricorso a voluminosi contenitori, trattandosi di alcune migliaia di euro.

L’ufficiale si disse certo che erano denari provenienti da sequestri di persona, che venivano riesumati, ora che la lira era a fine corsa. Chissà quante lire sono state resuscitate! Umide, arrotolate, mezzo ammuffite, ma pur sempre buone. Almeno fino al termine ultimo per la conversione del 2012, poi prorogato in base a una complicata sentenza della Corte Costituzionale sulla prescrizione del diritto al cambio. La verità è che delle certezze del diritto non v’è certezza.

Il change over, cioè il passaggio dalla lira al nuovo segno, imponeva anche alla criminalità di risolvere il problema delle giacenze di magazzino. Con queste banche centrali non si può mai stare tranquilli, avrà pensato un noto Mesina (con una sola esse), andando alla ricerca di soluzioni per tenere in vita il potere d’acquisto del maltolto.

Il documento mancante del contante

In una luminosa mattina di fine primavera il furgone trasporto valori se ne uscì “bel bello” dalla filiale della Banca d’Italia di Forlì, con il suo carico di fruscianti banconote da 500 euro, diretto verso lo Stato sovrano di San Marino.

Era un traffico di routine, per rifornire le banche del Titano, sennonché ad una delle prime curve lo aspettava una pattuglia della Guardia di Finanza, che, dopo aver ingiunto l’alt, chiese all’autista che cosa trasportasse, la destinazione del carico e il documento di trasporto. Essendo diretto in un paese extracomunitario, il carico superava di gran lunga il minimo consentito di 10.000 euro e il ddt era mancante, ragione per la quale il furgone con tutto il prezioso contenuto fu sequestrato.

Ne scaturì un putiferio, che mise in luce i rapporti non proprio trasparenti tra le banche italiane della zona e quelle sammarinesi. Il racconto sarebbe troppo lungo. Se volete saperne di più cercate con Google la cronaca giudiziaria dell’epoca.

Qui basti ricordare che il traffico aveva fatto del territorio a confine tra i due stati l’area con il maggior numero di sportelli bancari per abitante della penisola e, secondo i dati del Ministero dell’Interno, quella con il più alto numero di rapine, dopo Roma e Milano. Il perché era chiaro: vi transitava un fiume di cash di enormi proporzioni e i pescatori si affollavano lungo le rive. Tutto regolare, dunque.

Il Papa e il contante

Non è tutto. Perché non posso negare che mi ha lasciato interdetto una scena della recente serie Esterno notte del grande regista Marco Bellocchio, il quale racconta il suo punto di vista sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. L’ennesima ricostruzione, tra il romanzato e le cronache di allora.

Ad un certo punto del filmato, davanti alla moglie disperata, che si rivolge di persona a Papa Paolo VI, affinché interceda con le Brigate Rosse, il Santo Padre, allo scopo di rassicurarla, la conduce in una stanza a fianco del suo studio, dicendole di avere la soluzione. Solleva il telo che copre un tavolo, mostrando una montagna di mazzette di denaro contante, che il Vaticano ha predisposto per il riscatto.

Non ricordo se l’episodio abbia attinenza alla realtà dei fatti. Che cosa avrà voluto dire il regista? Che la cacca del diavolo può servire per scopi nobili? Purtroppo, se la soluzione fu davvero tentata, non sortì effetto alcuno.

Forse è il momento di smettere di interrogarsi sul più grande mistero italiano, formulando ipotesi sempre meno probabili. Rassegniamoci a che rimanga per sempre insoluto. E lasciamo finalmente riposare in pace quel poveretto.

Il contante e il latitante

Mi resta un ultimo argomento, che, più che altro, è un dubbio. Finora del Messina (questa volta con due esse) non si è ancora scoperto il tesoro. Se le ricerche che proseguono incessantemente, covo segreto dopo covo segreto, dovessero rivelarsi infruttuose, non è che dovremmo chiederci se il nostro facesse un uso talmente intenso di mezzi di pagamento digitali, da rinunciare addirittura all’argent de poche e anche al nomen omen? O dovremmo addirittura ribattezzarlo Matteo Messina Denaro Digitale. E poi si dice che il contante è l’unico mezzo di pagamento non tracciabile!

 

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1 COMMENT

  1. Racconti e scampoli di contante di una vita trascorsa in Bankitalia: dalla lira all’euro e alla moneta elettronica.

    Riporto un recente ed interessante giudizio de La Civiltà Cattolica, per sottolineare che spesso il dibattito su contante si/contante no assume toni surreali. Per le sue tante implicazioni la questione non può essere lasciata agli algidi dirigenti delle banche centrali e alle foglie di fico dei limiti al contante, come dimostra l’articolo di Economia&FinanzaVerde.

    THE ANTHROPOLOGICAL AND POLITICAL DANGERS OF A CASHLESS SOCIETY

    Today, there is a major cultural, social, economic and political leaning in favor of abolishing cash. Electronic payment techniques (bankcards, or via cell phones) are being used more and more, to the detriment of cash, to the point that in some countries merchants no longer accept to be paid with banknotes and coins. The total disappearance of so-called “fiduciary” money (banknotes and coins) would be a great advantage for banks and tax authorities, but would have disadvantages for some -for example migrants, the marginalized, and the elderly-, who do not have access to electronic devices. From a political point of view, the danger of a loss of privacy is equally significant.

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