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CSR, competenze e strategie

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CSR e Bankitalia

Strane spirali della mente ci hanno portato a pubblicare la foto del libro di Gianni Toniolo sulla storia della Banca d’Italia, a proposito della CSR, la banca cooperativa popolare dei dipendenti.

In fondo, la cooperativa di credito è stata la compagna di viaggio di tutta la storia dell’istituto, nato nel 1893. La banca è stata fondata qualche anno dopo nel 1903. Un lungo cammino, ma di essa sappiamo poco a differenza dell’istituto di emissione pieno di storia, documentata fino all’inverosimile.

Eppure la storia della Cassa è la storia del personale della Banca d’Italia. Solo i dipendenti e i pensionati possono diventare soci, un piccolo club che oggi annovera 16000 soci. Oggi la Cassa ha circa 6 miliardi di attivo e 5 di raccolta da soci. Negli ultimi tempi quasi silenziosamente si è trasformata, tuttavia,in una società finanziaria, avendo 1 miliardo di euro di impieghi e quasi 5 di titoli.

Ed allora il rinnovo degli organi sociali è importante per disegnare il futuro prossimo di questa banca che con orgoglio è la seconda banca popolare in Italia. Vale a dire una strategia coerente con le finalità cooperative e sostenibile con le risorse che riesce a produrre stanti i vincoli di scopo e di possibile crescita.

In questo breve articolo diamo conto della presentazione delle due liste che si contendono gli organi sociali. Vi abbiamo partecipato attivamente nei giorni 3 e 4 aprile per capire come orientarci per il voto.

Ecco il resoconto di uno dei due soci.

Lista n.1, CIDA, FISAC, CISL

Avant’ieri ho partecipato al webinar di presentazione della lista n.1 per il rinnovo degli organi sociali della CSR, “Competenze per CSR Bene Comune”. Mi aspettavo più partecipazione, perchè è la lista che dovrebbe essere maggioritaria e che governa la banca da due mandati.

In effetti, siamo disabituati a parlare di questioni che riguardano il nostro risparmio, complice forse anche l’Educazione Finanziaria che ci parla di metafisica, spesso e volentieri. Più che di problemi concreti e di come si debbono fare le scelte sui nostri risparmi.

I dubbi che avevo sulla gestione della banca pari pari me li porto con me. Non li ho risolti malgrado gli ottimi riscontri dei colleghi che sono intervenuti. Non si riesce a capire il senso di una banca cooperativa che raccoglie risparmio e per il 90 per cento investe miliardi di euro in titoli, prevalentemente di Stato, ma anche in quote di fondi, azioni etc.

La stessa cosa potrei farla io con i miei soldi con un click sul mio pc e non avrei neanche il problema di svalutarli, questi titoli, quando aumentano i tassi di interesse, cosa che è regolarmente capitata alla CSR nel 2022 per centinaia di milioni di euro (ma ci hanno assicurato che siamo strabici, perché le svalutazioni sono mere poste contabili, già riassorbite a marzo 2023!).

Come sarebbe avvenuto, con quali meccanismi e dimostrandolo coi numeri, nessuno ce lo ha spiegato. Un atto di fede è stato chiesto. Abbiate fiducia in noi. Credeteci! Mi è sembrato un po’ poco. Qualcosa evidentemente mi sfugge e forse riuscirò nei prossimi giorni a chiarirlo semmai prima di votare. Ma ho anche pensato che forse mi faccio troppe domande!

Ps.: Mi sembra molto appropriato il commento di un socio su questo blog a un nostro precedente scritto in argomento. Lo riporto volentieri per far comprendere come la CSR da intermediaria potrà diventare disintermediata dai suoi stessi clienti.

“La Cassa è oggi sottoposta a nuove regole europee che, in qualche modo espongono a rischio il patrimonio sociale e non solo quello. Prima o poi potrebbe anche accadere che, per chi mantiene i propri risparmi in depositi liberi o vincolati in CSR ritenendoli sicuri, di domandarsi se non possa essere più conveniente e prudente investire in proprio direttamente sui Titoli di debito pubblico nazionali (Buoni postali compresi), piuttosto che continuare a orientarsi verso la Cassa che, a sua volta, oltre a porsi come parziale intermediario in acquisizioni di dette tipologie obbligazionarie si rivolge a investimenti altri, esponendosi – senza le adeguate coperture e i necessari strumenti (per quest’ultimo aspetto parlano i rilievi dell’ispezione di vigilanza)- verso mercati finanziari più rischiosi.”

Lista n.2, FALBI e SIBC

Ieri ho partecipato alla riunione per l’illustrazione del programma della FALBI SIBC per il rinnovo degli organi sociali della CSR,la lista n.2 Competenze e Solidarietà.

Un confronto molto tonico e critico rispetto a quello dell’altra lista, la n.1 che ha governato per due mandati. D’altronde, al di là di svalutazioni dei titoli e relative disquisizioni sulla natura di esse, il patrimonio della CSR è diminuito di ben 100 milioni in un unico esercizio, risultato inequivocabile delle scelte degli ultimi anni.

La banca cooperativa oggi è una finanziaria con tutti i rischi (di mercato e di tasso) che questo comporta. Questo è un fatto e non una opinione. Vi è consapevolezza da parte dei candidati dell’importante lavoro che li attende. Si chiama derisking e si legge “come sgonfiare un portafoglio titoli e azioni di quasi 5 miliardi di euro, senza incorrere in eccessive perdite?”

E’ una operazione difficile che richiede tempo. Un viaggio nel mare tempestoso nei mercati finanziari dove, è bene ricordarlo, non si intravede ancora un approdo sicuro. I tassi sono previsti in crescita per tutto il 2023 e in parte del 2024. La riduzione shock di 100 milioni del patrimonio in un solo anno sta lì a ricordarcelo.

Il programma che ripropongo mi ha convinto e quindi non ho avuto remore a votare per questa lista e, nel contempo, a non approvare il bilancio 2022 per le ragioni che ho indicato.

Sul piano della governance grazie a una domanda di un socio si è toccato finalmente un punto molto delicato e nevralgico, il rapporto tra organi sociali e sindacati Bankitalia, che sponsorizzano le liste.

I segretari delle due organizzazioni sindacali di riferimento della lista 2 hanno dichiarato pubblicamente la massima autonomia e indipendenza degli amministratori e sindaci nella gestione della banca, dunque senza alcuna interferenza. Staremo a vedere, ma di sicuro è un notevole passo avanti che ci fa piacere, perché nel caso di provvedimenti impopolari per aggiustare alcuni degli attuali scompensi finanziari non si assisterà al sostegno di querule lamentele.

Ed è allora che il termine competenza si colora di professionalità e di strategie coerenti. Ed è quello di cui abbiamo bisogno per dare un futuro a una realtà aziendale che, pur vivendo di luce riflessa della casa madre, può ritagliarsi un’area di mercato in cui sopravvivere e forse vivere bene.

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1 COMMENT

  1. Riprendendo anche un argomento attuale emerso negli ultimi tempi, evidenzio che un attento socio aveva segnalato come il “fringe benefit”, oggetto di tassazione e che ha sollevato tanta sorpresa, era stato regolamentato nel 2007 (cfr. nota PINE n.287151 del 16 marzo 2007).
    La prospettiva potenziale di imposizioni fiscali eventuali non ha però, evidentemente, inciso sulla valutazione attenta delle politiche di prezzo sugli impieghi a clientela praticate dalla CSR.
    Per paradosso, le sottovalutazioni del fenomeno, al verificarsi di variazioni di tasso correnti generanti detti benefit, hanno creato presupposti per assoggettamenti fiscali di margini d’interesse che sarebbero stati molto più produttivi per la Banca, se fossero stati aggiornati i prezzi degli interessi attivi, con tassi piu’ prossimi ai reali valori di mercato.
    E ci sarebbe anche tanto da discutere pure sul persistere sugli investimenti in OICR, che sarebbe come se un’assicurazione si assicurasse su un’altra assicurazione con connessi oneri aggiuntivi.

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