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Vivere con l’Intelligenza Artificiale: la scrittura

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Non si può semplicemente scegliere di vivere senza l’IA, esattamente come non si può scegliere di vivere come se i social non esistessero.

Chi non ha mai ceduto a ChatGPT, facendogli creare un canovaccio su un argomento, il riassunto di un articolo, una risposta di poco valore per una mail poco interessante?

Cassandra, poveretta, non ammonisce, avverte.

Cassandra è al vostro servizio, non come assistente digitale, ma organico 100%, non come algoritmo infallibile ma come “best effort” in buonafede.

E’ per questo motivo che dedicherà alcune esternazioni “a tema” al problema di convivere con l’IA.

Deve però chiarire fin dall’inizio che “convivere con l’IA” non significa solo imparare a capire se e quando usare o non usare l’IA, ma soprattutto dove e quando altri la stanno usando o l’hanno usata.

Non significa solo gestire interazioni dirette con essa, ma vivere in una società ed in un mondo in cui la sua adozione è già in corso ed è inevitabile, come è stato per energia fossile o la fissione nucleare.

E su cui avrà un impatto paragonabile.

Magari prima che il cambiamento climatico ci ridimensioni come specie, potrebbe anche incidere a livello planetario, facendoci progredire o regredire.

Questo nemmeno la vostra profetessa preferita ve lo può dire.

Ma certamente trasformerà l’Infosfera in qualcosa che oggi possiamo solo tentare di immaginare. E non sarà bello.

Allora, questa prima parte è destinata all’argomento più immediato e più importante dell’uso delle IA generative preaddestrate stile ChatGPT, cioè l’uso nella comunicazione scritta.

La scrittura è probabilmente la singola invenzione che più ci ha influenzato come genus Homo; apparsa in un genoma che manifestava fortissime abitudini gregarie e sociali, ha permesso che queste diventassero il motore di un progresso culturale inarrestabile, sostituendo l’uso della memoria intergenerazionale, che aveva insuperabili limiti di esattezza e di capacità.

Ci ha dato la possibilità di sviluppare una cultura. E con l’avvento del digitale una “Infosfera”. Ma non mettiamo troppa carne al fuoco.

La scrittura ha permesso, oltre alla conservazione della memoria la trasmissione di tecniche complesse, la creazione della storia e di settori culturali specializzati, la nascita di forme d’arte altrimenti impossibili, l’emersione di sistemi giuridici in grado di essere compresi da tutti e di evolvere con la società.

Ma noi leggiamo molto, molto più di quello che scriviamo. Ci creiamo e ci modifichiamo scegliendo cosa leggere (e cosa non leggere).

Leggiamo delle briciole che fanno parte della cultura accumulata nei secoli, cercando le cose migliori e più interessanti.

Leggiamo e sviluppiamo contemporaneamente un senso critico che ci aiuti, oltre che a comprendere, a valutare la verità ed il contesto di uno scritto, a distinguere fantasia e storia, a distinguere tra storia e storia.

E poi, qualche volta, mettiamo mano (metaforicamente) alla penna.

Seduti sulle spalle di una moltitudine di giganti, cerchiamo di aggiungere qualche cosa di originale a quanto abbiamo letto.

Questo vuol dire “scrivere”.

Ma se lo facciamo fare ad una IA generativa?

Se gli facciamo scrivere un “canovaccio” e poi lo correggiamo e lo raffiniamo rapidamente con la nostra sopraffina intelligenza, non è meglio?

Non e’ un bene essere più produttivi?

Non avete idea di quanti conoscenti, indubbiamente intelligenti e preparati, mi abbiano descritto questo come il modus operandi da loro praticato, da molti solo occasionalmente, ma da troppi addirittura come metodo di lavoro.

Tralasciamo per un attimo l’esattezza fattuale di quello che viene prodotto, ed interroghiamoci piuttosto sulla notizia, l’articolo, il romanzo od il trattato così ottenuto.

E’ stato ottenuto più velocemente? Senz’altro si.

E’ attuale, fattuale, avvincente od innovativo?

Ehi, vi ho fatto una domanda!

Nessuna risposta è arrivata. E neppure Cassandra sa darvela.

Queste parole, scritte a “comando” da una IA, vengono da voi?

Rappresentano il vostro pensiero, le scariche tra i vostri neuroni, filogeneticamente costruiti e culturalmente programmati?

Cassandra ha molti dubbi a riguardo.

Non si tratta del duale dell’antica diatriba tra pittori e fotografi sull’aderenza alla realtà e la velocità di produzione del nuovo metodo.

Non si tratta nemmeno dell’impiego, ormai diffusissimo, di computer per scrivere testi, correggere gli errori di battitura, la grammatica, la sintassi, poi impaginarli, illustrarli, integrarli con note e referenze. Questi sono ancora ausili, mezzi per andare più veloce e fare meglio, mezzi che probabilmente non vi influenzano più di tanto, non condizionano quello che ritenete “il vostro pensiero”.

Ma “partire” da qualcosa scritto da una IA, impostato e sviluppato aldifuori della vostra mente, che si è limitata a scrivere una richiesta ad un prompt, non vi condiziona?

Somiglia molto ad un esploratore che fa girare una trottola per decidere la direzione del suo viaggio. Auguri a lui!

Chi controlla il risultato dei vostri sforzi intellettuali per aggiungere qualcosa all’Infosfera, se l’IA lavora con voi ed imposta il vostro lavoro nella più totale opacità?

Siete davvero capaci di “correggere e rifinire” in modo tale che lo scritto rappresenti il vostro pensiero e la vostra volontà?

E quanto conta invece il funzionamento dell’IA stessa?

Quanto conta la sua meccanica interna?

Quanto conta la volontà di chi l’ha realizzata rispetto alla vostra?

Nessuna risposta oggi, solo domande. Strano per una profetessa.

No, non si tratta di un attacco di pigrizia di Cassandra, piuttosto della sua incapacità di affrontare un problema così enorme. Così grande che non si riesce nemmeno a puntare il dito per indicarlo.

Ma è tardi, ed oggi questo è il massimo che Cassandra può regalare.


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2 COMMENTS

  1. Articolo interessante che mi ha indotto ad approfondire e scrivere delle mie osservazioni.
    “Anche Frontiere, la trasmissione di RAI3, ha dedicato una intera puntata al fenomeno del momento. Gli algoritmi, che dominano l’informatica e condizionano fortemente ogni aspetto della nostra vita quotidiana, continuano a prendere sempre più piede, mettendo – in prospettiva – a rischio indipendenza e autonomia di tutti.
    Di certo, anche alla luce delle pericolose potenzialità già manifeste, il fenomeno necessita di attenzioni legislative e di un insieme di regole che riescano a limitare i rischi di un possibile illimitato sviluppo, se non governato e lasciato – senza controlli – libero di espandersi.” (continua: https://laquartadimensionescritti.blogspot.com/2023/05/ia-intelligenza-artificiale-argomento.html)

  2. Fosse per me tornerei agli amanuensi. Non per essere contrario alle novità e all’innovazione tecnologica ma per l’uso che di esse ne fanno le organizzazioni. Ho vissuto per 40 anni in un contesto burocratizzato e l’avvento del pc comportò che se prima una relazione, una lettera veniva scritta e riscritta più volte, toccata e ritoccata con virgole e punti l’avvento dell’informatica causò un aumento esponenziale del fenomeno. La frustrazione del primo estensore dello scritto è ormai parte degli skill richiesti per sopravvivere in questi posti e forse anche per progredire in carriera.

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