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L’artista Blu a Palermo rappresenta un’opera ricollegabile ai gironi dell’inferno dantesco

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Questo articolo potrebbe identificarsi come una descrizione della “Street Art Popolare”, assimilabile quasi a un cantico, perché raccoglie pensieri popolari che il mitico Blu ha inserito nella sua opera di street art, recentemente regalata alla città di Palermo.

Il graffito in qualche modo riprende e quasi ricalca anche graficamente l’atmosfera e le caratteristiche estetiche del luogo assai simile al “Rastro” madrileno.

In un angolo della Ballarò palermitana, che più propriamente forse corrisponderebbe all’Albergheria, il sabato e la domenica si ritrovano tanti venditori. Creando un mercato di prodotti che sono per lo più frutto di “sbarazzi” di cantine o di appartamenti di anziani, spesso accumulatori seriali, passati a nuova vita, se non mercanzie di “bottini” e di furti operati in scantinati cittadini o villette di campagna. Molti si danno da fare rovistando di notte nei cassonetti della spazzatura, specialmente nelle zone della Palermo bene.

Cianfrusaglie e oggetti vari vengono esposti confusamente per un commercio povero, libero e vagamente amministrato con regole fiscali del tipo “lasciateci campà” che teniamo famiglia.

L’opera ideata e realizzata da Blu mescola, quindi, fantasiosi personaggi e illustra punti vendita volanti, quasi improvvisati, con esposizioni di mercanzie variegate poste all’attenzione dei curiosi o di appassionati ricercatori di chincaglierie e d’improbabili cose veramente antiche.

Già le fotografie che accompagnano questo scritto consentono di cogliere l’umanità che alberga nell’intimo spirito narrativo dell’artista che, come detto, include nel suo vasto murales “scritti virgolettati” che riportano pensieri e idee manifestate da gente e personaggi che frequentano il mercato.

Ne esce fuori un’operazione reale che rispecchia l’ambiente mescolato ai sentimenti puri di gente comune.

Oggi, in tempi in cui il Reddito di cittadinanza per alcuni costituisce un furto, le frasi riportate nel murales di Blu assumono un maggiore significato comunicativo e forse, per alcuni, potrebbero anche costituire un aiuto per comprendere come stanno realmente le cose.

Gli scritti riportati nelle saracinesche che si affacciano lungo la strada, sono speranze e desideri rivolte alla città e ai passanti, per rendere partecipi all’idea che si rivolge verso obiettivi comuni volti a migliorare le regole di convivenza.

Grazia Sant’Angelo scrive: “Quando viene uno nuovo, ci stringiamo un pochino, perché tutti abbiamo bisogno di lavorare. Ci si aiuta a vicenda. Lavoriamo sempre. Tutte le festività. Lavoriamo a Natale, Capodanno, Pasqua. Sempre qui siamo! Se vincessi dei soldi, continuerei questa vita. Si, non farei altro. I soldi li darei ai miei nipoti. Il lavoro che faccio mi piace. Il mercato mi tiene compagnia. Anche quando sono malata vengo, perché altrimenti mi manca. Se potessi cambiare qualcosa, toglierei un po’ di razzismo! Perché poi io ho un bel rapporto con i ragazzi migranti. Mi chiamano mamma di qua, mamma di là. Quando ero giovane volevo adottare un bambino africano, ma non avevo la possibilità e ora, invece, sono sempre in mezzo a tanti bambini di colore. Sono felice! È proprio una cosa che io odio il razzismo ….. perché siamo tutti quanti uguali, siamo proprio uguali!”

In un’altra saracinesca sono riportati due altri pensieri.

Franco scrive: “Dovete fare la rivoluzione. La rivolta voi altri l’aviti a fari. Vuatri aviti a canciari u munnu. Io a 57 anni non ho più niente da cambiare. Voi giovani siete fiori che state crescendo in un campo di cacuocciuli. Cacuocciuli su iddi, i politici e vuatri siti i ciuri”.

Abdoul annota: “Mi chiamo Abdoul e vengo dal Mali. Vivo in questo mercato da 5 o 6 anni e a Palermo da sette anni. Ogni tanto va bene e ogni tanto va male. Il problema è che la gente compra su internet. Non voglio tornare in Mali, là c’è la guerra, non c’è da mangiare. Qua sto bene. Palermo, il mercato è casa mia, te lo giuro!”

Altre frasi anonime riportano: “Mi chiedete del diritto? Il diritto esiste, certo che esiste, ma non per noi! Lo Stato si è dimenticato di noi. Lo Stato a noi non ci pensa. Siamo noi che ci diamo delle regole e siamo noi che ci aiutiamo l’uno con l’altro.” Poi: “La Legge non è uguale per tutti. Se era uguale per tutti molte persone non sarebbero oggi qui. La Legge esiste soltanto per chi ha potere”. E ancora: “Io voglio lavorare. I soldi me li voglio guadagnare col mio sudore. Ma intanto nessuno mi dà lavoro.”

Un improbabile Sindaco di Ballarò lascia scritto: “Piacere, sono Giovanni, sono il Sindaco di Ballarò, o almeno mi chiamano così. Se fossi vero il Sindaco, la prima cosa che farei è dare un tetto a tutti i barboni: palermitani, extracomunitari, zingari, a tutti. Io, per nove mesi, ho fatto questa esperienza brutta di dormine in mezzo alla strada e poi per tre anno ho dormito in un magazzino tra sporcizia e topi. Per questo so che significa. L’interesse del povero non lo fa nessuno. Tranne il povero stesso che, per aiutare un altro in difficoltà, si mette la mano in sacchetta e qualcosa la dà. Invece se c’è un gruppo di ricchi che mangia e mi vede, mica mi dice: “manciasti? Tieni un pizzuddicchio ri pani mio”. Prima iddu si rimpinza la panza e poi le muddicuzze che cadono in terra le lascia e tu, che sei povero e si custritto, te le mangi.”

Davide scrive: “Mi chiamo Davide, ho trentacinque anni. Da due anni lavoro al mercato dell’Albergheria perché ho perso il lavoro e non so come campare. Vendo cose trovate nella spazzatura. La notte devo raccogliere nei cassonetti la merce. La mattina alle quattro monto il banco, altrimenti mi fregano il posto. Riesco a racimolare dalle tre ai cinque euro al giorno. Accussì arrinescu a innata”.

Un’altra scritta anonima recita: “All’albergheria ci conosciamo, ci aiutiamo così. Insomma riesco a fare un po’ di spesa quando vendo il sale e quando il sale non lo vendo magari mi abbuono qualche cosa, ma insomma si campa n’anticchia.”

L’imponente operazione realizzata da Blu a Palermo potrebbe bene essere accostata al sommo Dante.

Al di là delle terzine dantesche, della Divina Commedia alcune delle scene di patimento delle pene dell’inferno dantesco risultano efficacemente  descritte.

Buona luce a tutti!

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