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CSR, grazie per esserci Bankitalia!

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Capita che le cose si aggiustino da sole con meno preoccupazione di quanto venga originariamente suscitata. E così la governance della banca della Banca d’Italia, meglio dei dipendenti e dei pensionati della medesima, e’ stata in un colpo solo decorticata, svuotata, in una parola diminuita di grado. Ci riferiamo alla CSR e alla sequenza degli eventi che si è svolta in pochi giorni davanti ai nostri occhi, di azionisti, depositanti e mutuatari. Il re è nudo.

In un recente articolo, abbiamo sollevato perplessità sui risultati di bilancio sotto diversi profili che possiamo riassumere nel basso rendimento della gestione aziendale ad opera della nuova consiliatura, che pure si era insediata nel 2023 all’insegna della discontinuità.

Sulle considerazioni del controverso rapporto rischio-rendimento di un portafoglio titoli di ben 4 miliardi abbiamo già dato, nel senso che in quell’articolo abbiamo evidenziato i motivi della nostra insoddisfazione. Ed allora con questo in mente abbiamo prima scritto ai componenti il Consiglio una mail di richiesta di chiarimenti che non ha ricevuto risposta e abbiamo poi partecipato in presenza e a distanza all’assemblea dei soci del 23 aprile scorso, ponendo domande che hanno trovato riscontro in modo non proprio esauriente.

A distanza di qualche giorno ci ha invece risposto Bankitalia con fatti concludenti, rivelandosi il vero dominus del sodalizio. Nella sequenza degli eventi qualcosa non deve essere piaciuto alla casa madre.

Già, poiché neanche il 20 per cento della compagine sociale ha partecipato alla votazione del bilancio che alla fine è stato approvato. Sintomo di disaffezione, visto che i momenti di partecipazione alle scelte gestionali nel 2023 sono stati insussistenti. 

Già, poiché durante l’Assemblea, il Presidente si è dilungato in una laudatio della vice direttrice appena richiamata in Bankitalia, senza nulla dire del sostituto.

Già, poiché nella sfilza delle spiegazioni sul bilancio si è adoperato il solo Direttore, ribadendo che la situazione è quella che è a causa delle dinamiche del mercato (e non delle scelte del Consiglio in carica e del precedente) e, semmai, si finirà per comprare più azioni e obbligazioni, come si è limitato ad aggiungere il Presidente, sollecitato a illustrare una proposta organica sul futuro della CSR.

Già, perchè non abbiamo inteso le ragioni per cui la Cassa fa così pochi prestiti ai soci, il primum movens di una struttura di credito cooperativo.

Non un cenno, invece,a quello che sarebbe accaduto appena qualche giorno dopo, quando il Consiglio Superiore della Banca d’Italia ha nominato, inaudita altera parte, il nuovo Direttore Generale, demandandone con fare sbrigativo al Consiglio della CSR la verifica, cioè la pratica, dei requisiti per svolgere adeguatamente l’incarico. Possibile che un fatto così importante non meritasse un cenno del Presidente ai soci pazienti come buoi, che solo tra un anno si rivedranno in assemblea? Possibile che ne fosse all’oscuro?

A noi verrebbe voglia di saperne di più, magari per conoscere se l’improvvisa e contemporanea sostituzione di Direttore e Vice Direttore non sottenda un giudizio non proprio entusiastico di Bankitalia sulla gestione della CSR medesima. D’altro canto anche l’ultima ispezione di vigilanza non sembra essere stata un successo.

Ma non arrovelliamoci più di tanto!

Rinunciamo volentieri alle nostre curiosità per le certezze che Bankitalia ci garantisce e assicura: la CSR di proprietà di circa di 16000 soci è, meno male, anche, e soprattutto, sua. Sotto il vestito di una governance fatta di soci poco presenti, di consiglieri non proprio a loro agio con l’ottimizzazione delle performance e di sindacati prodighi di muscolosi volantini, essa sa provvedervi in modo diretto e veloce, quando è necessario, magari con un sopracciglio un minimo aggrottato per segnalare di non volerne più sapere di baruffe e inefficienze.

E non importa neanche osservare che la soluzione adottata sia un po’ irrituale in termini di comune governance bancaria, in nome delle peculiarità della CSR.

Noi, come soci, oltre a fare promessa di non scriverne più, rassicurati dal mentore, dobbiamo solo liberare la mente dai versi di una poesia di Giuseppe Giusti di quando frequentavamo le scuole medie,

    Che popolo ammodo,
    Che Principe sodo,
    Che santo modello
    Un Re Travicello!

Ma ce la faremo!

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