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Il neologismo sul credito nelle C.F. del Governatore Panetta

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Lascio l’esegesi delle C.F. ai professori e ai giornalisti; mi appassiona poco perchè le questioni sono sempre le stesse di natura strutturale più che congiunturale. Difficile schiodare il nostro sistema economico da mali atavici e anche il cambio dell’oratore di turno a via Nazionale non può modificare l’orazione.

Tuttavia, vi è qualcosa di nuovo nell’aria quest’anno. Da tempo al nostro sistema bancario si rimproverava la scarsa attitudine agli impieghi alla clientela e in specie alle imprese. Dotte discussioni si addensavano tra i fautori delle spiegazioni al riguardo: sono problemi di domanda o di offerta ?

Negli ultimi tempi poi l’attenzione era ancora più marcata, a tratti feroce. Ma come le banche non fanno prestiti da una vita e noi togliamo le tasse dagli extra profitti, aumentiamo i tassi di interesse, mettiamo le garanzie dello Stato (Gacs) sui prestiti durante la pandemia, riconosciamo loro gli utili Bankitalia anche se l’Istituto ha chiuso in perdita.

E quindi in sede di laudatio nelle C.F. sulla ritrovata redditività, patrimonializzazione e liquidità delle nostre ex sinistrate banche si rischiava la stecca.

Qualcuno poteva avanzare molti dubbi sulla capacità di recupero delle banche visti i cospicui interventi prima ricordati. A che servono banche così che non fanno impieghi da anni e anni ?

E così si ricorre al neologismo del titolo che i lettori interessati e più attenti potranno trovare nelle pagine della Relazione madre.

E’ vero il credito cala negli ultimi 10 anni ma in effetti aumenta se facciamo bene i conti in base a una singolare scomposizione analitica dei fattori. Non si tratta più di domanda versus offerta ma si scava voracemente in termini endogeni e pure un pò cervellotici. Il credito si intrufola, si insinua tra gli strati della clientela e della società come un fiume carsico; siamo noi che non riusciamo a vederlo e seguirlo.

Confesso che questo esperimento sa tanto di andare alla ricerca del pelo nell’uovo perchè quel che conta è il risultato finale anche ai fini delle regole prudenziali. E nel periodo considerato in quale categoria dello spirito sono finiti i 400 miliardi di sofferenze raggiunte nel 2015, un unicum nel mondo ?

A non dire poi che  i valori monetari dei prestiti sono nominali; corretti per l’inflazione il risultato sarebbe di sprofondo rosso, per tutte e 4 le categorie considerate a testimoniare una stretta creditizia intensa e prolungata.
Il moral hazard è una brutta tegola e produce una esposizione ai rischi la cui magnitudo non sempre è conosciuta ex ante, altro che neologismi. E il costo per mantenere il sistema bancario oltre ad essere elevatissimo è a carico anche di contribuenti e risparmiatori.

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