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Io sono tornata, romanzo sulle crisi bancarie sempre in agguato

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Questo racconto è un mistery cupo, scritto in un linguaggio legnoso, che si sviluppa attraverso passaggi difficili, se non addirittura cerebrali. Anche le numerose citazioni di versi delle canzoni e dei film che hanno accompagnato le generazioni degli anni Settanta e Ottanta, seppure suggestive, non sono di immediata comprensione, ove riferite al testo.
Bisogna rifletterci, richiedono impegno, lasciando il lettore nel dubbio del significato metaforico. Scrivo così non tanto per scoraggiare la lettura di Io sono tornata di Gerardo Coppola (Robin Edizioni, Torino € 14 da oggi in tutte le librerie), quanto per incuriosire il lettore. Desidero solo avvertirlo che i temi affrontati non incoraggiano la leggerezza.
La tensione che a poco a poco si genera riguarda la difficoltà di intravedere la fine della storia, prima dell’ultima pagina, dove si compie un rito di dissacrazione politico-istituzionale. Una ribellione contro il potere di un piccolo imprenditore che deve soggiacere alle conseguenze della crisi della propria banca, chiamando in causa i controllori. Io sono tornata è infatti riferita alla crisi bancaria, minaccia mai scongiurata nello scenario economico-sociale, della quale si auspica un trattamento più efficace, cioè più rispettoso del risparmiatore rispetto a quello assicurato fino ad oggi dalle autorità preposte.
Il racconto è una lettura sfidante non solo in punta di linguaggio e di mistery. Lo è perché affronta un tema sul quale finora nessuno si era avventurato, quello di scrutare dentro alcuni impenetrabili sancta sanctorum, dentro le loro liturgie e le loro pretese infallibilità. Non è né un mondo sotterraneo, né un mondo di mezzo che vi si racconta, ma il mondo dell’empireo, dei cieli altissimi di cui nulla si può dire. Il mondo della ineffabilità.
Dove i destini della nazione, sempre sull’orlo del baratro finanziario, si intrecciano con le capacità salvifiche di questo cielo terso, per consacrarne la provvidenza, l’ultima thule, l’aprez moi le deluge. I suoi uomini sono chiamati a risolvere situazioni impossibili, a sublimare lo spirito di servizio a vantaggio della collettività. Sempre pronti all’occorrenza. Eppure anche essi, dico questi ambienti, sbagliano, come tutte le costruzioni umane.
Debbono accettare i propri errori e dare spiegazioni sulle conseguenze dei loro atti, anche per capire se si possano evitare altre infauste ricorrenze. Nessuno osa invece addebitargli responsabilità, se non fugacemente, perché siano subito dimenticate o escluse. Devono essere puri, incontaminati, per risollevare le sorti del paese, istituzionalmente irresponsabili. Altrimenti non potrebbero essere i salvatori della patria.
Ma il tema, a ben vedere, non è neanche questo. Si può sistematicamente ricorrere a queste soluzioni, senza infrangere le regole del voto e della democrazia? Si può creare un contesto, dove si alimentano certe ambizioni nei personaggi che vedono nella carriera politica lo sbocco naturale della loro carriera di alto burocrate, solo perché il prestigioso cursus honorum è toccato ai suoi predecessori? E se il filo di queste vicende, tante volte ripetutesi, si spezzasse e questa cesura avvenisse in modo drammatico? Se la difesa di valori costituzionalmente importanti come il risparmio non è stata svolta al meglio, e se non si può escludere che situazioni, come le crisi delle banche, possano ripresentarsi, il comune cittadino continuerebbe a non ribellarsi e a subire? O viceversa chiamerebbe i nostri cavalieri bianchi a smacchiarsi di qualche macchia, cioè a rispondere dei propri errori di omissione di controllo?
Io non so se ho formulato domande pertinenti rispetto al messaggio che il libro intende trasmettere. Ma dopo averlo letto non posso non dargli atto di coraggio e di aver posto, al tempo della ricerca di una costituzione più aderente ai bisogni del paese, un tema rilevante, per porre fine ai continui tamponamenti delle emergenze, di cui è prodiga la storia d’Italia degli ultimi decenni.
Che forse è finito il tempo dei Cincinnati, che dal loro alto scranno, restano etereamente sospesi, in attesa di essere chiamati al salvataggio, in una sorta di perenne estote parati, state pronti, come dicevano gli antichi.
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5 COMMENTS

  1. Nelle sue considerazioni Corsini scrive: “Eppure anche essi, dico questi ambienti, sbagliano, come tutte le costruzioni umane. Debbono accettare i propri errori …..” forse, più che accettare, dovrebbero in verità “riconoscere i propri errori” e impegnarsi fattivamente a “non perseverare”.
    Il racconto segue la logica molto diffusa in ambito finanziario, quella che si pone spesso asettica rispetto alle fragilità temporali che possono interessare imprenditori che non godono di “giusti agganci”, di quelle conoscenze altolocate che in molti casi proteggono “oltre misura”.
    Distingue la realtà secondo classi, applicando o disattendendo le regole in relazione alle caratteristtiche dei soggetti.
    Il panorama è visto dall’interno, e fotografa la fauna di un oceano dove navigano pesci di varie taglie, balene e anche pescecani.
    Termina lasciando un amaro in bocca che corrisponde all’atmosfera inquinata che oggi ci attanaglia.

  2. Ricevo e pubblico volentieri:

    Il finale ti ricompensa di una lettura che ti ha indignato per la presenza di un “grande fratello “di turno,una banca che semina morte. Si , morte …a mio parere…perché consentire che i risparmiatori perdano i propri soldi significa uccidere i loro sogni , quelli che hanno accarezzato una vita intera. La narrazione si muove in una dimensione economica e finanziaria che potrebbe allontanare i lettori che come me ,sono a digiuno di questi argomenti . Ma non lo fa , perché fin dalle primissime pagine appare evidente che la storia altro non è che una chiara denuncia e una amara critica a un mondo che non conosce i valori fondanti del rispetto , onestà e uguaglianza e questo soprattutto a discapito delle persone per bene ,di quelle per intenderci , che non hanno bisogno di “ controllori” perché già sanno come operare grazie a un processo di intima adesione alla vera moralità,sicuramente lontana anni luce dalla “nuova filosofia morale “che il protagonista Ragno auspica. I personaggi sono sospesi tra mistero e realtà; il nostro autore non li ha collocati in un posto preciso, non fa nessun riferimento alla città che ospita questo mostro mangia risparmi.. potremmo dire che si trova nowhere, in nessun posto e dovunque , è la storia che si ripete , quella del potente senza scrupoli che annienta il debole. Ma un prezzo dovrà pur pagarlo per tutto il male che ha causato … o no? Non può rimanere impunito.A questo punto c’è il rischio di rovinare la suspense che tiene attaccato il lettore a questo originale mistery e quindi non aggiungo altro a tale proposito . La prosa è impeccabile,forbita, fortemente allusiva e a tratti nostalgica. Ci sono i ricordi di scuola per esempio, perché chi di noi potrà mai dimenticare il professore “basso rotondo e calvo,” “il mitico professore “te lo ricordi per la vita … e il tutto è ingentilito da presenze silenziose di mogli adorate che pazientemente sono a fianco di questi uomini ,anche di quelli che ahimè ,soccombono sotto il peso del dio denaro. Bella lettura. La consiglio fortemente.

  3. Ricevo e pubblico volentieri
    Ho letto in un sol fiato il romanzo e riconosco anche io uno stile fluido ed intenso a tratti malinconico. L’autore non lascia spazio a nessuna immaginazione dall’inizio alla fine della lettura in quanto intende denunciare ma anche ‘raccontare’ che ‘io sono tornata’ appartiene al passato, al presente e senza dubbi farà parte del futuro. Lettura consigliatissima anche perchè ognuno di noi alla fine si sente un po’ ‘orafo’…una figura egregia del romanzo del quale altro non svelo ma lascio a voi il seguito….

  4. RECENSIONE RICEVUTA
    Romanzo da leggere tutto di un fiato immaginando di entrare in un contesto dove aleggia sempre una cicciona (la crisi bancaria) che si ripresenta e perciò il titolo del romanzo “io sono tornata”. Molto interessante il lessico utilizzato: ‘riunione fatta’ , yesman, ecc che per chi ha lavorato e/o lavora in azienda ha la capacità di apprezzare il significato intrinseco delle suddette parole troppo spesso svalutate e delle quali i pseudo manager si riempiono la bocca. Caldamente consigliata la lettura

  5. ” Le banche sono da salvare con soldi pubblici e una volta stanziati gli aiuti tutto in gloria …… ”
    Piacevole lettura, personaggi senza dignita’.
    Entrare in banca e come entrare in sala operatoria, se sbaglia ti uccide.

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