mercoledì, dicembre 12

Poste Italiane spa in mezzo al guado

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Tempo di lettura: quattro minuti.

Poste Italiane è una società emittente titoli quotati sul Mercato Telematico Azionario (MTA) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. La Società è sottoposta al controllo del Ministero dell’Economia e della Finanze  che detiene complessivamente il 64,26% del capitale, di cui il 29,26% in via diretta e il 35% in via indiretta per il tramite di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., a sua volta controllata dal MEF. Il restante 35,74% è rappresentato da flottante.
L’assetto di Corporate Governance riflette le raccomandazioni del Codice di autodisciplina delle società quotate promosso da Borsa Italiana, le disposizioni contenute nel D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (TUF) ove applicabili, nonché le Disposizioni di Vigilanza emanate da Banca d’Italia applicabili a Poste Italiane, in ragione delle attività condotte per il tramite del patrimonio destinato denominato BancoPosta.

Di recente si è aggiunta la costituzione di Postepay come istituto di moneta elettronica per valorizzare ulteriormente, attraverso un soggetto giuridico specializzato, la posizione di leader nel settore dei pagamenti. Così Poste Italiane si presentano al mondo mediante il proprio sito web.

Negli ultimi giorni l’ente è risultato particolarmente attivo per una serie di iniziative, tra le quali una davvero lodevole, che hanno avuto larga risonanza. Ci soffermiamo brevemente su due di esse.

L’amministratore delegato, Matteo Del Fante, ha illustrato in dieci punti gli impegni dell’azienda nei confronti dei Piccoli Comuni. Davanti a una platea di 3000 sindaci arrivati a Roma da tutta Italia il 25 novembre scorso egli ha garantito, in primo luogo, che nessun ufficio presente sul territorio sarà chiuso: “Veniamo al fulcro di questa giornata, al motivo essenziale per il quale ci incontriamo oggi. Dobbiamo essere concreti, passiamo quindi a descrivere le nostre azioni. Sono 10 gli impegni a favore delle comunità dei piccoli comuni italiani”.

I dieci punti

“1. In tutti i piccoli comuni non chiuderemo nessun ufficio postale. 2. Un ufficio centrale e presidi territoriali dedicati alle vostre esigenze. 3. Nuovi atm per agevolare i servizi sul territorio. Nei 254 piccoli Comuni senza Ufficio Postale, nell’arco di un anno, verranno installati gli ATM per il prelievo automatico di denaro. I 3.542 piccoli Comuni senza ATM, ma con Ufficio Postale, potranno fare richiesta per l’installazione di un ATM, che sarà valutata nell’arco del Piano industriale. 4. Portalettere e tabaccai al servizio del territorio. Nei 254 piccoli Comuni senza Ufficio Postale, sarà garantita l’erogazione dei principali servizi postali attraverso la rete dei tabaccai, grazie all’accordo tra Poste Italiane e Federazioni Italiana Tabaccai. 5. Wi-Fi gratuito negli uffici postali dei piccoli comuni. 6. Servizio di “tesoreria” per i piccoli comuni. 7. Più sicurezza negli uffici postali. 8. Abbattimento delle barriere architettoniche. Entro il 2020 verranno demolite tutte le barriere architettoniche possibili. 9. Progetti immobiliari di solidarietà sociale. 10. Rafforzamento del servizio negli uffici postali dei piccoli comuni turistici”.

Il secondo evento  è la pubblicazione del risultato di bilancio dei primi 9 mesi del 2018, che chiude con un incoraggiante utile netto, in decisa crescita a oltre un miliardo di euro.

In mezzo al guado abbiamo intitolato l’articolo perchè pensiamo che il rafforzamento continuo di una istituzione che ha oltre 150 anni di vita sia un fatto importante e come tale vada perseguito con determinazione. Alcuni punti strategici sono tuttora da chiarire. Almeno due di essi ci sembrano rivestire una certa urgenza. Le Poste hanno le potenzialità per essere la banca degli italiani, per giovani, anziani e piccole imprese a condizione di cambiare la propria natura.

Esse sono però classificate nel settore finanziario italiano tra gli “altri intermediari finanziari”, cioè non sono una banca. Quindi non aderiscono ai sistemi di garanzia dei depositi, obbligatori per chi ha una licenza bancaria.

Allo stesso tempo alcuni prodotti finanziari del risparmio postale godono della garanzia illimitata dello Stato. Il tutto disegna una natura spuria considerata anche la presenza di privati nel capitale sociale, che risale ai primi anni Duemila.

Mentre in altri paesi europei i servizi di banco posta, in pratica il risparmio postale in mano allo Stato, venivano completamente privatizzati o erano assorbiti da banche commerciali, in Italia si fece una scelta a metà, di banca-non-banca. Nel 1998, le Poste abbandonarono la natura di ente pubblico economico e si trasformarono in Spa e nel 2015 sono approdate in Borsa a Milano. Sono banca perchè possono raccogliere risparmio, sono una non-banca perché non possono fare prestiti (quelli che vengono erogati sono fatti per conto di Intesa Sanpaolo in base ad un’apposita convenzione). Questa condizione si presenta come una riduttiva eredità, se e quando si vogliano raccogliere nuovi capitali. Tanto più evidente quanto più osserviamo che i ricavi dell’ente dipendono per oltre la metà da servizi di intermediazione finanziaria. La massa di risparmio di pertinenza di Poste a fine 2017 è impressionante. Oltre 500 miliardi di euro tra risparmio postale (305 mld), riserve tecniche assicurative (120 mld) e conti correnti (56 mld) e altro ancora nei fondi di investimento. Anche nei servizi di pagamento le carte hanno raggiunto  i 25 milioni di unità pur con un importo medio unitario di spesa molto basso pari a 950 euro l’anno.

Migliorare i servizi

L’altro passo necessario è la piena incorporazione della qualità dei servizi nella mission aziendale. I dati resi pubblici dall’ente stesso sui disservizi fonte di reclamo sono abbastanza preoccupanti, anche se sforzi sono stati fatti negli ultimi tempi. Sono decine di migliaia i reclami riversati sulle Poste in tutti i comparti di attività (in forte aumento sono soprattutto quelli relativi ai pacchi e ai servizi finanziari). Un obiettivo, invece, orientato alla customer satisfaction potrebbe avere ricadute positive anche sui margini reddituali, ora positivi, ma certo non eccellenti.

D’altro canto i mercati di competenza vedono accrescere il grado di concorrenza. È di ieri l’autorizzazione ministeriale ad Amazon, la grande piattaforme di commercio elettronico, per svolgere in Italia attività (consegna pacchi e raccomandate) come operatore postale, profilo che sarà fonte di ulteriori sinergie con i servizi di pagamento.

In definitiva, visti i tempi non luminosi attraversati dalle nostre banche e la sfida posta dai giganti dell’e-commerce, le Poste, oltre a portare il calore della prossimità ai propri clienti anche dei luoghi minori, potrebbero aggiungere servizi finanziari e creditizi di prim’ordine, anche essi indispensabili dal punto di vista sociale.

La sfida è lanciata e la risposta non può che essere una sempre maggiore efficienza, sospinta dalla crescita della concorrenza.

Fonte Poste Italiane

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