martedì, Aprile 23

Pagamenti digitali: tra gorgheggi degli esperti e film già visti

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Tempo di lettura: tre minuti. Punteggio di leggibilità ***.

Paese singolare il nostro, ricco di analisti ed esperti economici. A iosa.

Si esercitano in continuazione e recitano instancabilmente topos. Ricordiamo, tra i temi più coltivati, la spending review, la vigilanza bancaria, il debito pubblico, l’euro e così di seguito. Pagine e pagine di analisi prodotte con tecniche da scatolificio o salumificio. E i gorgheggi canori dei tanti esperti tardano poco a diventare sonori latrati.

Questa premessa è utile per comprendere l’ennesimo Rapporto sui servizi di pagamento, edito dal prestigioso Studio Ambrosetti. Sarà discusso e presentato ufficialmente il prossimo 5 Aprile. E’ dal 2015 che è stato creato un nutrito team di esperti, incaricati di sondare in profondità i mali storici dei nostri retail banking, payments system, cash preference e compagnia cantante.

Il Rapporto si intitola “CASHLESS REVOLUTION: A CHE PUNTO SIAMO E COSA RESTA DA FARE PER L’ITALIA, RAPPORTO 2018”.

La mole di dati è impresssionante, come pure i profili comparativi tra vari paesi. Tutto per dimostrare una verità lapalissiana. Che siamo ultimi tra i paesi occidentali per uso dei servizi di pagamento elettronici e non riusciamo a scalare posizioni in classifica: bonifici e addebiti SEPA e carte di pagamento sono per noi un territorio ancora poco arato. I “non frutti” si vedono.

Una verità assoluta, che richiama fattori di tipo strutturale, antichi come il contante che preferiamo a discapito di tutto. Ovviamente qualsiasi analisi che si rispetta si conclude con raccomandazioni e linee di policy. Anche questa volta si prescrivono ricette.

Verrebbe da sconsigliare la lettura delle oltre 100 pagine della relazione. Non perchè siano fatte male, anzi il contrario. Vi sono anche apprezzabili novità. Per esempio, sulle differenze regionali, ove si discetta sul fatto che la Lombardia, che pur non brilla nel confronto europeo, ha una propensione all’uso dei servizi di pagamento digitali doppia della Calabria.

Il fatto è che si tratta di caratteristiche di arretratezza, che persistono nel tempo e nello spazio. Per raggiungere una ipotetica media europea alla velocità di crescita degli ultimi anni avremmo bisogno di più di tre decenni. Cioè ci riusciremmo solo nel 2050 anno più anno meno, nel presupposto che gli altri si fermino ad aspettarci.

Quindi a cosa servono questi esercizi se non a richiamare delle ovvietà?  Esercizi che sono compiuti ogni anno anche dalle Autorità preposte al settore.

Per fotografare la nostra situazione basta andare sul sito delle statistiche BCE e bere dati e informazioni direttamente dalla fonte, senza tante successive elaborazioni ed elucubrazioni.

La fonte purtroppo negli ultimi venti anni (cioè dal 1999 data di entrata in vigore dell’Euro) ci ha sempre ricordato, con pochi grafici e tabelle, la stessa amara verità.

Anche sui rimedi, il tentativo di inventare qualcosa di nuovo resta un esercizio con poca prospettiva. Abbiamo più volte dato conto di come altri Paesi hanno fatto per abbattere il contante.

In passato sono stati i paesi nordici a trovare per primi la soluzione. Più di recente hanno scoperto come agire quelli del Sud Europa, molto più simili a noi, come Grecia e Spagna. Per la Grecia si leggano da ultimo le nostre riflessioni su questa piattaforma dal titolo Grecia batte Italia 5 a 0.

Le politiche, agli altri, sono sempre riuscite.  Invece noi abbiamo trascorso e trascorriamo tanto tempo a studiare, a provare e riprovare, senza ottenere risultati. La scarsa efficacia delle nostre azioni dovrebbe essere indagata di più.

Unica novità di cui abbiamo dato conto in un precedente articolo è la nascita di alcuni istituti di moneta elettronica promossi da grandi operatori. Dobbiamo augurarci che possano incidere positivamente sull’asfittico panorama.

Se vogliamo invece che tutto rimanga così, è sufficiente agitarsi per fingere che tutto cambi. Direbbe il Principe di Salina del Gattopardo.

Nel giro di una dozzina d’anni una normativa alluvionale ha aumentato a dismisura gli oneri di compliance per chi presta servizi di pagamento, a volte anche con modalità confondenti.

Ci sono stati inoltre ritardi nel recepimento e nelle applicazione delle direttive europee. Alcuni nuovi istituti, come il conto di pagamento, sono del tutto disattesi. Tutto l’apparato normativo lo paghiamo caramente, visto che si spalma su un numero di operazioni digitali davvero miserrimo.

E forse sul costo di queste transazioni si scarica anche la mole inesauribile di analisi, studi e raccomandazioni, periodicamente insaccate e distribuite a chilometro zero. Che raccontano sempre la stessa storia. Repetita non iuvant!

 

 

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