domenica, Maggio 19

Perché ‘Think Global, Act Local’ non è climaticamente sufficiente

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Il clima delle aree urbane

In che modo le città possono rinnovare il messaggio “pensare globalmente, agire localmente” e costruire uno scopo comune tra le parti interessate – cittadini, comunità, rappresentanti eletti, imprese, dipendenti pubblici – per ridurre (certamente non annullare) gli impatti inevitabili del clima nelle aree urbane di tutto il mondo?

Nei 27 anni trascorsi dal Vertice della Terra di Rio, le prove riguardanti il cambiamento climatico sono diventate sempre più solide e, poiché il tasso di consumo delle risorse è aumentato esponenzialmente, le emissioni continue e altri impatti ci stanno facendo arrivare al punto di non ritorno, oltre il quale esiste un alto rischio di conseguenze catastrofiche, soprattutto nelle aree urbane, dove si concentra ormai il 54% della popolazione mondiale con una previsione di arrivare al 70% nel 2050.

È, quindi, essenziale che le città approfondiscano la comprensione di questi limiti ambientali a tutti i livelli ed escogitino metodi migliori per tenere conto delle pressioni e degli impatti che ci stanno portando al di là di questi limiti. 

Ci affidiamo in continuo a risorse e servizi globali nelle nostre vite quotidiane locali e le tensioni e gli impatti dei nostri consumi locali sono sentiti sproporzionatamente in tutto il mondo.

Per questo dobbiamo misurare i nostri progressi nella sostenibilità non rispetto al “business as usual“, ma rispetto ai limiti ambientali del pianeta, perché, qualunque sia il modo in cui misuriamo questi limiti, dobbiamo essere consapevoli che siamo su una traiettoria per superarli drammaticamente. Molti di noi vivono come se ci fossero risorse per tre pianeti e abbiamo bisogno di un cambio di paradigma che riconosca la disponibilità di un solo pianeta.

È chiaro che dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi e aumentare l’ambizione e l’impatto dei nostri interventi ambientali a un livello proporzionato alla realtà della sfida. Alcuni di questi problemi potrebbero inizialmente apparire alquanto astratti e lontani dal solito ambito degli interventi di rigenerazione urbana.

Gli interventi debbono rinnovarsi

Tuttavia, non dovremmo aspettarci che gli interventi ambientali nel 2020 siano gli stessi del 1992, quando il primo Vertice sulla Terra ebbe luogo a Rio, e la direzione del viaggio dovrebbe concentrarsi sempre più su un approccio “riparativo”. Ciò comporterà il superamento dell’utilizzo più efficiente delle risorse per ridurne drasticamente il nostro consumo complessivo.

Questo dovrà prevedere il superamento dell’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale e costruirà la resilienza sociale ed economica ai conseguenti sconvolgimenti che ora sappiamo essere imminenti.

E dovrà andare oltre la conservazione degli habitat naturali e riconnettere culturalmente le persone ai sistemi naturali, inclusi cibo, acqua, ecologia e altri sistemi geografici. Il grado di trasformazione richiesto negli stili di vita urbani non sarà probabilmente realizzabile senza queste dimensioni “ricostituenti” sociali, economiche e culturali che possono dare valore a questo nuovo modo di vivere, in particolare attraverso miglioramenti della salute, del benessere e dell’inclusione sociale ed economica.

Da zero Carbon a Carbon Positive

Più specificamente, in termini di utilizzo di energia, dovremo andare oltre lo standard Zero Carbon e mirare a essere Carbon Positive aumentando la copertura arborea nelle nostre città. L’impianto di alberi come una strategia di riduzione dei cambiamenti climatici ci consente di affrontare sia il problema dell’isola di calore urbano, sia l’inquinamento atmosferico.

Altre strategie come depuratori industriali, limiti al traffico di auto, l’uso di mezzi elettrici o la circolazione dolce, l’uso di materiali da costruzione di colore chiaro sono buone strategie che hanno un ruolo importante da giocare e possono essere adottate dai leader municipali, ma riguardano solo il calore o l’aria urbana inquinamento e non entrambi contemporaneamente. Gli alberi sì, e a un costo largamente inferiore.

Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, fornire solo alternative di trasporto pubblico e sostenibile non sarà sufficiente. Avremo bisogno di abilitare stili di vita che prevedano un utilizzo minimo dell’auto attraverso quartieri ad alta densità, opportunità di collaborazione, uso più intelligente delle tecnologie dell’informazione e modelli di uso misto della terra che possano aiutare a ridurre la necessità di viaggiare.

In termini di adattamento ai cambiamenti climatici, le soluzioni tecniche e infrastrutturali nella gestione delle risorse idriche e sulla riduzione degli effetti dell’isola di calore urbano dovranno essere integrate con misure socioeconomiche più ampie volte a ridurre la vulnerabilità dei gruppi chiave – in particolare gli anziani e le famiglie a basso reddito – e costruire la loro resilienza.

In termini di biodiversità e spazio aperto, avremo bisogno di andare oltre la conservazione degli habitat delle singole specie per migliorare interi ecosistemi urbani allo scopo di fornire luoghi sani dove vivere per i network di flora e fauna; questo può sostenere la salute e il tempo libero delle popolazioni urbane e consentire agli abitanti delle città di riconnettersi e sperimentare la natura nella loro vita quotidiana.

In termini di utilizzo delle risorse, non solo abbiamo bisogno di raggiungere Rifiuti Zero, ma abbiamo anche bisogno di reperire più materiali in modo sostenibile e, laddove possibile, a livello locale; questo significherà cambiamenti nelle scelte dei consumatori e nelle relazioni di produzione lungo le catene di approvvigionamento, che idealmente diventeranno più localizzate e regionalizzate.

Centralità dell’Europa urbana

Essendo l’Europa il continente più urbanizzato del pianeta, le decisioni ambientali che prenderemo per le nostre città nei prossimi anni saranno cruciali per affrontare la sfida della sostenibilità globale. Se saremo in grado di integrare i concetti di limiti ambientali nei programmi urbani, avremo la possibilità di salvaguardare l’ambiente per le generazioni future e di stabilire un punto di riferimento da emulare per le altre nazioni urbanizzate.

I benefici che ne deriveranno, includono una maggiore resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici e anche una migliore qualità della vita per i residenti: comportamenti individuali più sani e più attivi, attività economiche e professionali meglio localizzate con nuove opportunità di crescita e sviluppo sostenibile. Una società urbana più inclusiva in termini di età, reddito, stili di vita.

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